Urban Cluster

Il 7 febbraio si è tenuto a Barcellona il secondo symposium sugli Urban Cluster. La conferenza, organizzata dall’Amministrazione della Città di Barcellona e dal CIDEM (Agenzia per l’innovazione della Catalogna), ha rilanciato con forza il ruolo dei Cluster urbani – sistemi produttivi specializzati in una filiera di prodotto e servizi – come principali driver dello sviluppo in Europa. Dal confronto fra esperienze sono emersi alcuni punti importanti. Il primo è quello che i Cluster – a lungo considerati dalla teoria economica un fenomeno alternativo all’agglomerazione urbana – ritrovano proprio nella città l’ambiente ideale di sviluppo. La città, infatti, fornisce più di ogni altro contesto, quella base di economie di varietà che risultano indispensabili ai processi di innovazione. L’esistenza di più Cluster all’interno della medesima area urbano-metropolitana diventa, perciò, un fattore che rende possibile lo scambio e la combinazione di conoscenze diverse.
Il secondo elemento attiene ai processi di governance. La riscoperta del ruolo produttivo della città richiama il ruolo del coordinamento da parte dell’insieme di stakeholder presenti nel territorio. Questo non esclude la rilevanza dei processi di autorganizzazione tipici dei distretti, ma si sottolinea, tuttavia, come anche le istituzioni politiche abbiano un ruolo importante nella genesi dei Cluster. In realtà, il successo di alcuni Cluster si spiega proprio con la differente capacità di alimentare, attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture e la capacità di cooperazione politica locale, le fasi più complesse dei processi di innovazione. Casi in cui è stato decisivo il ruolo delle politiche di sostegno urbano all’innovazione sono quelli di Barcellona, Bilbao, Glasgow, Philadelphia, Birminghan, Cleveland, Singapore.
Un terzo elemento è quello delle infrastrutture di rete. I cluster urbani hanno bisogno di un sistema infrastrutturale efficiente che renda possibile lo sviluppo di servizi e beni relazionali sia all’interno delle singole città che fra città distinte. Infrastrutture telematiche, ma anche collegamenti viari, ferroviari e aeroportuali tra le principali città-nodo sono la condizione per rendere possibile la creazione di reti estese di innovazione. Nell’incontro si è discusso, in particolare, della direttrice Lisbona-Madrid-Barcellona-Marsiglia-Torino-Milano che, con circa 50 milioni di abitanti, presenta forti potenzialità di formazione di Cluster urbani. La competizione globale tra aree urbane induce queste ultime ad adottare anche strategie di specializzazione per riuscire ad attirare capitale umano e investimenti produttivi.
In definitiva, da Barcellona esce rafforzata l’idea che i Cluster urbani e, quindi, le città che riescono a crearli e farli crescere, costituiscano un veicolo fondamentale di innovazione, di cui può beneficiare l’intera nazione. La sfida alla politica economica è, dunque, quella di favorire la formazione di territori urbani “intelligenti” e creativi, con elevati livelli di qualità della vita. Molti paesi hanno capito tali trasformazioni, le hanno interpretate e le stanno governando. Tra questi purtroppo non figura l’Italia.

Alessandro Minello

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