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	<title>Commenti a: Eataly</title>
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	<description>Creatività ed Innovazione</description>
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		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/21/eataly/comment-page-1/#comment-134354</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 08:34:31 +0000</pubDate>
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		<description>eatily apre a New York

http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_25/gaggi-eataly-wall-street-parla-italiano_938b9388-b01a-11df-817a-00144f02aabe.shtml</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>eatily apre a New York</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_25/gaggi-eataly-wall-street-parla-italiano_938b9388-b01a-11df-817a-00144f02aabe.shtml" rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.corriere.it/cronache/10_agosto_25/gaggi-eataly-wall-street-parla-italiano_938b9388-b01a-11df-817a-00144f02aabe.shtml?referer=');">http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_25/gaggi-eataly-wall-street-parla-italiano_938b9388-b01a-11df-817a-00144f02aabe.shtml</a></p>
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		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/21/eataly/comment-page-1/#comment-132509</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 20:48:50 +0000</pubDate>
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		<description>bello l&#039;articolo. interessante il modello di eatily. un mix sapiente tra made in Italy e prodotti local. con un management anch&#039;esso local ma di qualità. non la solita multinazionale

marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bello l&#8217;articolo. interessante il modello di eatily. un mix sapiente tra made in Italy e prodotti local. con un management anch&#8217;esso local ma di qualità. non la solita multinazionale</p>
<p>marco</p>
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		<title>Di: stefano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/21/eataly/comment-page-1/#comment-132503</link>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 19:10:31 +0000</pubDate>
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		<description>Eataly apre anche a New York e il New York Times gli dedica un bell&#039;articolo

http://www.nytimes.com/2010/07/28/dining/28eataly.html?_r=1&amp;src=me&amp;ref=homepage</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eataly apre anche a New York e il New York Times gli dedica un bell&#8217;articolo</p>
<p><a href="http://www.nytimes.com/2010/07/28/dining/28eataly.html?_r=1&#038;src=me&#038;ref=homepage" rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.nytimes.com/2010/07/28/dining/28eataly.html?_r=1_038_src=me_038_ref=homepage&amp;referer=');">http://www.nytimes.com/2010/07/28/dining/28eataly.html?_r=1&#038;src=me&#038;ref=homepage</a></p>
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		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/21/eataly/comment-page-1/#comment-12271</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 14:52:27 +0000</pubDate>
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		<description>@Eleonora l&#039;esportabilità di una esperienza come eataly è un tema cruciale. mi sembra che l&#039;intezione sia proprio quella (almeno  a parole). Bisognerà capire se la filiera sarà in grado di rispondere a questa sfida. il paragone con ikea mi sembra azzeccato. Molte persone visitano ikea anche semplicemente come forma di intrattenimento per assaporare la cucina svedese (certo non a livello di quella italiana) e per stare in luogo piacevole e design oriented. Mi sembra che eataly abbia fatto dell&#039;intrattenimento intelligente la propria bandiera. A leggere quello che scrive lucia nel suo commento sembra anche che ci stiano riuscendo. Forse il consumatore cerca nuovi spazi dove sognare e sentirsi libero. 

Marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Eleonora l&#8217;esportabilità di una esperienza come eataly è un tema cruciale. mi sembra che l&#8217;intezione sia proprio quella (almeno  a parole). Bisognerà capire se la filiera sarà in grado di rispondere a questa sfida. il paragone con ikea mi sembra azzeccato. Molte persone visitano ikea anche semplicemente come forma di intrattenimento per assaporare la cucina svedese (certo non a livello di quella italiana) e per stare in luogo piacevole e design oriented. Mi sembra che eataly abbia fatto dell&#8217;intrattenimento intelligente la propria bandiera. A leggere quello che scrive lucia nel suo commento sembra anche che ci stiano riuscendo. Forse il consumatore cerca nuovi spazi dove sognare e sentirsi libero. </p>
<p>Marco</p>
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		<title>Di: lucia</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/21/eataly/comment-page-1/#comment-12270</link>
		<dc:creator>lucia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 14:20:05 +0000</pubDate>
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		<description>Quando vado a Eataly mi perdo. Come al solito corro perché la spesa è il mio ultimo pensiero, il cibo spesso diventa un obbligo tra  tanti in una vita fatta di altre cose, ma lì  non riesco a essere frettolosa,  quello è un posto dove il cibo si annusa e si fa guardare oltre che comprare, è un posto di storie appese alle pareti, di pensieri sparsi, un posto dove puoi fermarti a leggere il giornale o a navigare in rete (solo computer mac...). Mi fermo tra gli scaffali e mi stupisco di ritrovare le pastiglie leone che mangiavo da piccola o il latte alla spina come nelle vecchie latterie di paese. Fare la spesa lì è un viaggio lento nel passato e nel futuro, indubbiamente piacevole. Come dice giustamente Marco Eataly è un luogo di apprendimento dove il cibo diventa l&#039;elemento culturale su cui si costruisce un cambiamento che ha a che fare con la lentezza, con il prendersi cura di sé e degli altri ( a Eataly non ci sono distributori di numeri per le code perché tutti devono essere in grado di attendere il proprio turno senza scalpitare)  e del pianeta (tutela dell&#039;ambiente  significa anche non  usare borse di plastica...). L&#039;idea forte è che dietro  la scelta di un cibo ci sono storie, conoscenze e significati, la pratica della scelta consapevole trasforma il consumatore in  attore  sociale che si riconosce in una collettività che ha valori simili. Hai la borsa di Eataly? Allora mangi e pensi in  certo modo... Un simbolo che va oltre il cibo... 
Non è un posto dove andare a fare la spesa, è un luogo da frequentare per molti motivi...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quando vado a Eataly mi perdo. Come al solito corro perché la spesa è il mio ultimo pensiero, il cibo spesso diventa un obbligo tra  tanti in una vita fatta di altre cose, ma lì  non riesco a essere frettolosa,  quello è un posto dove il cibo si annusa e si fa guardare oltre che comprare, è un posto di storie appese alle pareti, di pensieri sparsi, un posto dove puoi fermarti a leggere il giornale o a navigare in rete (solo computer mac&#8230;). Mi fermo tra gli scaffali e mi stupisco di ritrovare le pastiglie leone che mangiavo da piccola o il latte alla spina come nelle vecchie latterie di paese. Fare la spesa lì è un viaggio lento nel passato e nel futuro, indubbiamente piacevole. Come dice giustamente Marco Eataly è un luogo di apprendimento dove il cibo diventa l&#8217;elemento culturale su cui si costruisce un cambiamento che ha a che fare con la lentezza, con il prendersi cura di sé e degli altri ( a Eataly non ci sono distributori di numeri per le code perché tutti devono essere in grado di attendere il proprio turno senza scalpitare)  e del pianeta (tutela dell&#8217;ambiente  significa anche non  usare borse di plastica&#8230;). L&#8217;idea forte è che dietro  la scelta di un cibo ci sono storie, conoscenze e significati, la pratica della scelta consapevole trasforma il consumatore in  attore  sociale che si riconosce in una collettività che ha valori simili. Hai la borsa di Eataly? Allora mangi e pensi in  certo modo&#8230; Un simbolo che va oltre il cibo&#8230;<br />
Non è un posto dove andare a fare la spesa, è un luogo da frequentare per molti motivi&#8230;</p>
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		<title>Di: Eleonora</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/21/eataly/comment-page-1/#comment-12266</link>
		<dc:creator>Eleonora</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 10:50:53 +0000</pubDate>
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		<description>Dopo aver visto il video di Eataly devo dire che l&#039;iniziativa mi sembra ancora più interessante, il mix che propongono ha tutte le carte in regola per avere successo e per dare spazio alla promozione/educazione al buon cibo di qualità, recuperando l&#039;ossessione per la tracciabilità e i temi ambientali che dopo la mucca pazza hanno preoccupato molti consumatori e hanno fatto cambiare il modo di mangiare (e di comprare) di molti di noi. Apprezzo il recupero in chiave &quot;produttiva&quot; dell&#039;&quot;archeologia industriale&quot; che l&#039;ex fabbrica di vermout ha rappresentato, un modo per pensare di riempire di nuovi significati spazi non più utilizzati, mantenendo comunque un legame  con quanto si faceva prima e non solo in chiave di intrattenimento (culturale, shopping.. )
Mi chiedo: a quando un eataly in Veneto? Forse riuscirebbe a calamitare molte più persone che non Ikea... 
Un aspetto che vorrei sollevare riguarda però l&#039;esportabilità all&#039;estero della formula eataly: nel video si parla di km 0, di allevatori/macellai che servono, speigandola, la propria carne a compratori stupiti... dobbiamo pensare che questi prossimi 10 punti che verranno aperti serviranno per alimentare un turismo enogastronomico di qualità oltre che un mercato italiano asfittico e troppo abituato al supermarket, oppure saranno il trampolino di lancio per il made in italy alimentare all&#039;estero? quanti dei ns macellai andranno oltre confine?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver visto il video di Eataly devo dire che l&#8217;iniziativa mi sembra ancora più interessante, il mix che propongono ha tutte le carte in regola per avere successo e per dare spazio alla promozione/educazione al buon cibo di qualità, recuperando l&#8217;ossessione per la tracciabilità e i temi ambientali che dopo la mucca pazza hanno preoccupato molti consumatori e hanno fatto cambiare il modo di mangiare (e di comprare) di molti di noi. Apprezzo il recupero in chiave &#8220;produttiva&#8221; dell&#8217;&#8221;archeologia industriale&#8221; che l&#8217;ex fabbrica di vermout ha rappresentato, un modo per pensare di riempire di nuovi significati spazi non più utilizzati, mantenendo comunque un legame  con quanto si faceva prima e non solo in chiave di intrattenimento (culturale, shopping.. )<br />
Mi chiedo: a quando un eataly in Veneto? Forse riuscirebbe a calamitare molte più persone che non Ikea&#8230;<br />
Un aspetto che vorrei sollevare riguarda però l&#8217;esportabilità all&#8217;estero della formula eataly: nel video si parla di km 0, di allevatori/macellai che servono, speigandola, la propria carne a compratori stupiti&#8230; dobbiamo pensare che questi prossimi 10 punti che verranno aperti serviranno per alimentare un turismo enogastronomico di qualità oltre che un mercato italiano asfittico e troppo abituato al supermarket, oppure saranno il trampolino di lancio per il made in italy alimentare all&#8217;estero? quanti dei ns macellai andranno oltre confine?</p>
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		<title>Di: Fulvio Fortezza</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/21/eataly/comment-page-1/#comment-12264</link>
		<dc:creator>Fulvio Fortezza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 08:40:29 +0000</pubDate>
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		<description>Il tema mi è molto caro, così come penso stia a cuore a molti italiani. Un plauso a slow food, che fa molto di più di quanto finora abbiano saputo fare i vari Governi che si sono succeduti. In modo forse un po&#039; semplicistico, ma sincero e disincantato, mi viene da dire che il problema centrale è che la politica se ne frega (o non ne è capace) di occuparsi di aspetti &quot;di sostanza&quot; nella gestione dei territori e dei suoi elementi di valore. Le questioni di poltrona sono la rovina del nostro Paese. Abbiamo un tesoro da scoprire e svelare per i turisti stranieri, ma anche per gli stessi Italiani. Bisognerebbe adottare un&#039;ottica di sistema, dove riconoscere e valorizzare le varie vocazioni territoriali, collegando in modo armonico e sapiente territori, storia, cultura, tipicità. Tutto all&#039;insegna dell&#039;autentico, dell&#039;esperienzalità e della riscoperta delle tradizioni. Il consumatore oggi lo vuole, fortissimamente. E invece si pensa ancora a dare sussidi finanziari al sud (sono meridionale), con la logica della &quot;Cassa del Mezzogiorno&quot;, invece di pianificare iniziative di sviluppo delle economie locali capaci di far leva proprio sui migliori asset delle regioni centro-meridionali del nostro Paese. Chiudo con un esempio: vengo dalla Costiera Amalfitana, terra incantevole, che campa sostanzialmente di rendita sulla notorietà delle sue più celebri località. Bene, questo territorio potrebbe quadruplicare la propria attrattività e profittabilità se valorizzasse in modo integrato le sue specificità storiche, paesaggistiche, culturali ed enogastronomiche. Ma qui ci vorrebbero quelle &quot;manovre a tenaglia&quot; di cui parla il prof. Rullani...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il tema mi è molto caro, così come penso stia a cuore a molti italiani. Un plauso a slow food, che fa molto di più di quanto finora abbiano saputo fare i vari Governi che si sono succeduti. In modo forse un po&#8217; semplicistico, ma sincero e disincantato, mi viene da dire che il problema centrale è che la politica se ne frega (o non ne è capace) di occuparsi di aspetti &#8220;di sostanza&#8221; nella gestione dei territori e dei suoi elementi di valore. Le questioni di poltrona sono la rovina del nostro Paese. Abbiamo un tesoro da scoprire e svelare per i turisti stranieri, ma anche per gli stessi Italiani. Bisognerebbe adottare un&#8217;ottica di sistema, dove riconoscere e valorizzare le varie vocazioni territoriali, collegando in modo armonico e sapiente territori, storia, cultura, tipicità. Tutto all&#8217;insegna dell&#8217;autentico, dell&#8217;esperienzalità e della riscoperta delle tradizioni. Il consumatore oggi lo vuole, fortissimamente. E invece si pensa ancora a dare sussidi finanziari al sud (sono meridionale), con la logica della &#8220;Cassa del Mezzogiorno&#8221;, invece di pianificare iniziative di sviluppo delle economie locali capaci di far leva proprio sui migliori asset delle regioni centro-meridionali del nostro Paese. Chiudo con un esempio: vengo dalla Costiera Amalfitana, terra incantevole, che campa sostanzialmente di rendita sulla notorietà delle sue più celebri località. Bene, questo territorio potrebbe quadruplicare la propria attrattività e profittabilità se valorizzasse in modo integrato le sue specificità storiche, paesaggistiche, culturali ed enogastronomiche. Ma qui ci vorrebbero quelle &#8220;manovre a tenaglia&#8221; di cui parla il prof. Rullani&#8230;</p>
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		<title>Di: Giancarlo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/21/eataly/comment-page-1/#comment-12236</link>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 17:36:12 +0000</pubDate>
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		<description>C&#039;è chi dice che l&#039;economia italiana si è oramai ridotta a produrre solo pasta, vino e culatello. Beh, dopo avere visto il video su Eataly che Marco ci propone, il senso di preoccupazione ha lasciato subito spazio ad un sentimento di ammirazione. Dietro un &quot;buon prodotto&quot; alimentare c&#039;è una straordinaria complessità culturale ed economica che poche tecnologie possono rivendicare. Fino ad ora questa complessità è rimasta confinata nelle tradizioni di consumo locale, o riservata a pochi estimatori. C&#039;è, dunque, un potenziale di crescita enorme. Eataly può diventare uno strumento interessante per rendere questo potenziale un po&#039; più reale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è chi dice che l&#8217;economia italiana si è oramai ridotta a produrre solo pasta, vino e culatello. Beh, dopo avere visto il video su Eataly che Marco ci propone, il senso di preoccupazione ha lasciato subito spazio ad un sentimento di ammirazione. Dietro un &#8220;buon prodotto&#8221; alimentare c&#8217;è una straordinaria complessità culturale ed economica che poche tecnologie possono rivendicare. Fino ad ora questa complessità è rimasta confinata nelle tradizioni di consumo locale, o riservata a pochi estimatori. C&#8217;è, dunque, un potenziale di crescita enorme. Eataly può diventare uno strumento interessante per rendere questo potenziale un po&#8217; più reale.</p>
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		<title>Di: vladi</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2008/02/21/eataly/comment-page-1/#comment-12233</link>
		<dc:creator>vladi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 16:10:06 +0000</pubDate>
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		<description>Ho l&#039;impressione che insieme alla questione ambientale, quella alimentare sara&#039; centrale nel prossimo futuro, per le sue implicazioni politiche ed economiche. 
La questione obesita&#039; comincia a farsi vedere negli articoli di giornale anche da noi. Le mode alimentari (diete piu&#039; o meno insulse) raccolgono adepti ed orientano i nostri consumi, senza che in realta&#039; si sappia molto di cio&#039; che mangiamo. Quanti Km ha fatto il pollo che mangio stasera? Com&#039;e&#039; stato cresciuto? Centinaia di domande a cui e&#039; difficile dare risposta, soprattutto nel quadro della distribuzione moderna che ci mette di fronte ad una illimitata quantita&#039; di opzioni pronte da comprare e servire. Eppure sono domande dalla portata immensa. 

Si sta facendo largo una sensibilita&#039; molto forte verso questi temi e mi pare che Slow food ed Eataly diano delle risposte economicamente, socialmente e politicamente efficaci. Sull&#039;economico e&#039; facile: valorizzazione delle produzioni di aziende del made in Italy alimentare. Sul sociale e sul politico il discorso e&#039; ancor piu&#039; interessante: conoscere quel che si mangia permette di avere un approccio piu&#039; razionale e preparato alla cura della propria salute, senza cedere alle lusinghe di pasticci confezionati da qualche dietologo furbo e consente di avere degli impatti sanitari non irrilevanti. 

Aggiungiamo che molte delle tecniche di allevamento e coltivazione intensive alla base delle cose che mangiamo ogni giorno sono responsabili di problematiche ambientali di non poco conto: fare delle scelte piu&#039; informate anche da questo punto di vista e&#039; un passo importante che ciascuno di noi puo&#039;  fare verso stili di vita sostenibili. 

Insomma: eataly, slow food ed altre iniziative mi paiono rilevanti ben oltre l&#039;edonismo da gourmet. Vi segnalo, su questi temi, un importante ed interessante libro di Michael Pollan &lt;a href=&#039;http://www.michaelpollan.com/omnivore.php&#039; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;&quot;The Omnivore&#039;s Dilemma&quot;&lt;/a&gt; su cui sara&#039; il caso di spendere qualche parola nelle prossime settimane.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho l&#8217;impressione che insieme alla questione ambientale, quella alimentare sara&#8217; centrale nel prossimo futuro, per le sue implicazioni politiche ed economiche.<br />
La questione obesita&#8217; comincia a farsi vedere negli articoli di giornale anche da noi. Le mode alimentari (diete piu&#8217; o meno insulse) raccolgono adepti ed orientano i nostri consumi, senza che in realta&#8217; si sappia molto di cio&#8217; che mangiamo. Quanti Km ha fatto il pollo che mangio stasera? Com&#8217;e&#8217; stato cresciuto? Centinaia di domande a cui e&#8217; difficile dare risposta, soprattutto nel quadro della distribuzione moderna che ci mette di fronte ad una illimitata quantita&#8217; di opzioni pronte da comprare e servire. Eppure sono domande dalla portata immensa. </p>
<p>Si sta facendo largo una sensibilita&#8217; molto forte verso questi temi e mi pare che Slow food ed Eataly diano delle risposte economicamente, socialmente e politicamente efficaci. Sull&#8217;economico e&#8217; facile: valorizzazione delle produzioni di aziende del made in Italy alimentare. Sul sociale e sul politico il discorso e&#8217; ancor piu&#8217; interessante: conoscere quel che si mangia permette di avere un approccio piu&#8217; razionale e preparato alla cura della propria salute, senza cedere alle lusinghe di pasticci confezionati da qualche dietologo furbo e consente di avere degli impatti sanitari non irrilevanti. </p>
<p>Aggiungiamo che molte delle tecniche di allevamento e coltivazione intensive alla base delle cose che mangiamo ogni giorno sono responsabili di problematiche ambientali di non poco conto: fare delle scelte piu&#8217; informate anche da questo punto di vista e&#8217; un passo importante che ciascuno di noi puo&#8217;  fare verso stili di vita sostenibili. </p>
<p>Insomma: eataly, slow food ed altre iniziative mi paiono rilevanti ben oltre l&#8217;edonismo da gourmet. Vi segnalo, su questi temi, un importante ed interessante libro di Michael Pollan <a href='http://www.michaelpollan.com/omnivore.php' rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.michaelpollan.com/omnivore.php?referer=');">&#8220;The Omnivore&#8217;s Dilemma&#8221;</a> su cui sara&#8217; il caso di spendere qualche parola nelle prossime settimane.</p>
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