Quarantenni innovatori

I quarantenni del Nordest si sono incontrati a Udine in uno dei tanti appuntamenti di Innovaction per discutere con inventori e politici (Riccardo Illy) di competitività e territorio. Nessuna novità particolare, anche se la discussione ha avuto il merito di mettere in luce letture diverse del ruolo di una generazione rispetto ai cambiamenti di questi anni.
L’etichetta quarantenni merita una brevissima specificazione. Provo a spendere due parole sui diretti interessati (almeno per come la vedo io). I quarantenni di oggi sono i primi ad aver beneficiato su larga scala di una formazione internazionale (sono la “generazione Erasmus”), sono cresciuti diffidando della politica (mani pulite) e hanno costruito la loro carriera scommettendo su saperi e competenze lontani dalla tradizione manifatturiera tipica di queste regioni. Sono diventati web designers, comunicatori, consulenti, designers, progettisti, analisti di rete e un sacco di altre cose che hanno a che fare che la dimensione immateriale del valore economico. Oggi sono un pezzo importante di quell’intelligenza terziaria che qualifica la parte più innovativa della nostra economia.
Che fanno i quarantenni per contare di più? A quello che si sente nei convegni, chiedono di essere messi alla prova. Chiedono che il loro contributo venga misurato e testato. Chiedono meritocrazia e rispetto delle regole.
Tutto molto sensato, no? Certo che lo è. E’ giusto chiedere che il proprio contributo venga misurato adeguatamente. Che la propria professionalità trovi lo spazio che merita. Però (perché un però c’è) qualcosa non torna. O meglio, la sensazione è tutto questo non basti. Per evitare che la politica (in senso molto lato) tratti questa generazione alla stregua di simpatiche giovani marmotte fuori tempo massimo non è sufficiente rilanciare genericamente la cultura del merito e delle verifiche. Siamo di fronte a un passaggio fondamentale della nostra economia e della nostra società. Chiedere altri attestati di diligenza e altre medagliette è un po’ pochino. Una classe dirigente le regole le scrive (non le subisce); il mondo in cui vuole vivere lo immagina e lo costruisce. Non tutto, magari. Ma un pezzo sì.
Una proposta emersa dagli interventi ha chiesto un maggiore riconoscimento per queste nuove forme del lavoro. Malgrado la retorica dell’innovazione, il terziario di cui i quarantenni sono protagonisti è tutt’altro che al centro dell’agenda politica del paese: mancano, ad esempio, politiche a sostegno dell’internazionalizzazione dei servizi (si aiutano le aziende a esportare merci, meno i servizi a conquistare visibilità all’estero); manca un riconoscimento del ruolo della consulenza nella pubblica amministrazione (ogni nuovo governo si vanta di aver razionalizzato le spese tagliando i “consulenti”); stentano ad imporsi strumenti giuridici in grado di sostenere davvero il lavoro imprenditoriale (spesso confuso con il precariato). Mi pare che su questo fronte i quarantenni potrebbero dire la loro. Meglio provare a definire un’agenda propria invece che aspettare trepidanti altri ottimo e distinto in pagella.

Stefano

Share/Save
Questa voce è stata pubblicata in Nuove identità, Spazi e metropoli. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

14 Responses to Quarantenni innovatori

  1. Leggendo il post di Stefano ho ritrovato moltissimi degli stimoli che hanno dato il via alla rapidissima e per il momento inarrestabile crescita del movimento dei quarantenni per Venezia.
    Energia, competenza e professionalità sono solo i primi di tutta una serie di aggettivi positivi ( e solo positivi ) che mi vengono in mente leggendo i post degli oltre 600 aderenti al social network del movimento ( 40xvenezia.ning.com ).
    E’ una comunità solo apparentemente variegata infatti un po’ per il mezzo stesso che fa una sua selezione e un po’ per tutte le ragioni espresse in questo post, all’interno del 40xvenezia.ning.com albergano moltissime delle professionalità tipiche del terziario avanzato e spessissimo sono anche imprenditrici/tori o liberi professionisti ricadendo così sia per scelta professionale che per figura lavorativa in quell’illuminato ritratto che Stefano ha saputo abilmente tratteggiare.
    Oltretutto sono tutte persone che attraverso tutta una serie di fili invisibili ( ma che diventano visibilissimi sul Ning ) sono collegate, interdipendenti e pertanto si comportano di conseguenza, nessuno “flamma” le discussioni, nessun “Troll” solo buon senso , buone idee e dialettica sopraffina.
    Ridendo cito sempre il fatto che è molto più facile trovare discussioni sgarbate o interventi pesanti del moderatore in siti dove si parla si Schede Video o Videogames che nel nostro piccolo universo parallelo dove regna la cortesia e la democrazia.
    Che fare? Come uscire dalla “rete” e colonizzare i centri di potere, le stanze dei bottoni?
    La trasversalità e un non proprio vago sentimento di antipolitica frenano scelte forti a livello politico e d’altro canto la Politica ( volutamente con la P maiuscola ) è l’ unico vero strumento per portare dei veri cambiamenti nel paese.
    A mio avviso le risposte sono 2, o si decide di giocare anche sul tavolo politico in maniera attiva oppure si creano delle condizioni per cui sia la politica a venire a cercare il consenso di noi quarantenni innovatori costruendo una forte identità di categoria e diventando così interlocutori temuti ed appetibili.
    E qui mi sorge spontanea una domanda, per fare politica bisogna per forza avere una ideologia?

  2. vladi dicono:

    Mi permetto: direi che e’ auspicabile averla un’ideologia, se la si intende come visione del mondo, come insieme di valori ed idee inserite in un contesto relativamente coerente.
    Mi piace molto quell’immaginare e costruire il mondo di cui parla stefano: per me corrisponde alla definizione di ideologia e diventa politica nella misura in cui il mondo che si vede lo si racconta efficacemente agli altri.
    Porrei la domanda in termini diversi: è necessario scegliere ideologie vecchie? O si puo’ far politica raccontandone di nuove? Propendo per la seconda, e forse qui la generazione dei quarantenni ha da lavorare.

  3. Lorenzo dicono:

    Di sicuro i quarantenni devono costruire una propria visione del mondo. Di fatto, e si vede dal ning dei 40xVenezia, una visione c’è già: va chiarita e affinata.
    Sarà deformazione professionale, ma io credo che questa vision di un mondo possibile i quarantenni debbano comunicarla anche visivamente, usando strumenti di marketing virale e, perché no, di guerilla marketing. Credo che il mondo che i quarantenni vanno raccontando sia un mondo migliore, e non solo per loro. Per usare un termine della vecchia politica, è una visione che val la pena di propagandare e condividere.

  4. Paolo dicono:

    Quarantenni e Classe Dirigente: è nato un interessante blog dal libro di successo di Francesco Delzio intitolato “Generazione Tuareg”.
    Qui il link http://www.generazionetuareg.com/

  5. Giancarlo dicono:

    Fa bene Stefano a rilanciare un’agenda politica coraggiosa basata sul sostegno all’internazionalizzazione dei servizi e al riconoscimento dell’imprenditorialità come chiave dell’innovazione (soprattutto nella pubblica amministrazione). E’ l’unica operazione che può dare senso ad una lobby dei quarantenni. Serve a poco, invece, rivendicare uno spazio politico solo per ragioni anagrafiche. Si rischia, altrimenti, di scivolare in un’improbabile e sempre più patetica categoria “giovani”, utile solo a legittimare la mancanza di idee di qualche politico consumato (magari quarantenne). Nell’incontro di Udine, per la verità, non ho colto segnali entusiasmanti in questa direzione. Lo stesso Illy mi è sembrato piuttosto sulla difensiva: più propenso ad offrire una benedizione politica ai “giovani qui riuniti” (sic!), che non ad aprire davvero giochi nuovi: spazio metropolitano Nord Est, alleanze strategiche fra Università, coinvolgimento delle imprese nei progetti di innovazione della PA. Una nuova classe dirigente si vede anche dalla capacità di sviluppare qualche idea interessante in decisione politica. Non è questione di ideologia, ma di progetto di modernizzazione.

  6. lucio dicono:

    mi riconosco molto nella categoria “quarantenni che provano ad innovare”
    ho la mia piccola società del terziario, sono iscritto ai 40xVenezia, leggo firstdraft…
    concordo, ovviamente, sia con stefano sia con emanuele, ma vorrei fare una considerazione a lato in questo momento.
    giustamente si dice che siamo una generazione che è stata tagliata fuori, che non è ancora entrata nelle stanze dei bottoni malgrado le capacità, siamo bloccati da un blocco del ricambio della classe dirigente…
    tutto vero, verissimo, ma rovesciamo un attimo il punto di vista, mettiamoci nei panni di de mita (ad esempio) che si offende perchè si sente dare del vecchio.
    cosa vede uno come lui?
    una generazione di persone che vogliono arrivare nei posti occupati da lui, ma tenendo un comportamento che non rientra nei suoi schemi mentali.
    vede una generazione che si è occupata di mille cose, ma non di politica attiva vecchio stile, che adesso vorrebbe dare l’indirizzo al paese, o città, solo perchè ha studiato, sa gestire un’azienda, conosce il mondo, ecc…
    e tutto questo senza sporcarsi le mani nelle “sezioni” di partito, senza piegarsi alle logiche di chi governa.
    mi sembra naturale che non capisca e si chiuda in difesa.
    sta a noi trovare il modo di scardinare queste difese.
    con i 40xVe in un certo ci stiamo provando, anche se non proprio consapevolmente e in maniera un po’ “fortuita”.
    mi sembra che l’indirizzo che il movimento sta prendendo sia proporio quello di dettare l’agenda cittadina.
    vediamo come si evolverà la situazione, se il proseguimento sarà all’altezza delle premesse potrebbe diventare un modello da esportare o estendere.

  7. lucio dicono:

    @emanuele
    di sicuro non parlerei di ideologie, termine polveroso e inadeguato.
    in questo momento io personalmente sono convinto di stare facendo politica (non solo con i 40x) ma in un modo che esce dagli schemi tradizionali, va oltra la visione ideologia e le logiche di schieramento.
    si va verso una partecipazione attiva che superi i meccanismi politici classici.
    penso a fenomeni come http://www.wikidemocracy.org per costruire i programmi politici online in maniera collaborativa
    a http://www.pdobama.net, primo circolo interamente online di un partito politico
    ai forum tematici del PD (http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=44616) date un occhio alla lista, è interessante vedere le scelte fatte
    tutti piccoli segnali, ma che vanno in una direzione di mutamento delle forme di partecipazione e potranno aprire le porte della politica anche a chi, come noi, ha le proprie energie focalizzate su altro.
    ovviamente politica nel senso nobile, di governo della società, non di caccia alle poltrone.
    penso che stiamo aprendo la strada per i ventenni di oggi. fortunati loro…

  8. marco dicono:

    Sono d’accordo con Giancarlo e Lucio quando dicono che i quarantenni non possono ridursi ad una rivendicazione generazionale (contro i 60enni) e nemmeno ad un effetto grillo-parlante (sempre li a lamentarsi che le cose non funzionano). Ritengo interessante quanto propone Stefano su http://40xvenezia.ning.com/profiles/blog/show?id=1683730%3ABlogPost%3A40980.
    I quarantenni/trentenni stanno soffrendo del fatto di trovarsi nella difficile terra di mezzo tra la fine del capitalismo basato sulla produzione materiale ed il nuovo capitalismo basato sulla produzione immateriale. Il vecchio è troppo distante/diverso ed il nuovo non ha ancora una forma ben definita. Penso che sia fondamentale in questo quadro non tanto fare un compatto gruppo generazionale ma costruire un intelligente sistema di alleanze con chi crede che il futuro stia nella produzione immateriale. C’è già una parte del veneto, per chi ha voglia di vederla, che ha intrapreso con decisione questo cambiamento. In parte sono imprese che provengono dalla manifattura ma che oggi basano la loro competitività sull’immateriale (Alpinestars, Diesel, Geox, ecc.). In parte sono nuovi operatori che si sono specializzati nei servizi terziari come design, comunicazione e creatività. Solo intercettando queste due linee di cambiamento è possibile costruire una visione sufficientemente forte per iniziare un cambiamento. E’ un errore pensare, a mio avviso, che la produzione immateriale sia una questione meramente professionale.

    Marco

  9. Luca dicono:

    Condivido che la nostra identità e la nostra specificità non risiede nell’età anagrafica ma nel lavorare, vivere e rappresentare un terziario “avanzato” che – come dice Stefano – non trova attenzione e spazi nell’agenda politica attuale. La proposta di scrivere e proporre un “nostra agenda” mi trova totalmente allineato. Provo solo a rilanciare alcuni macro-capitoli di questa agenda:
    ? un nuovo sistema di welfare in grado di rappresentare una rete di “protezione e sostegno” per noi e le nostre famiglie spesso escluse dal sistema attuale pensato per altre “categorie” (in termini di servizi reali alla persona, asili nido, politiche abitative ecc);
    ? incentivare e sostenere l’investimento personale in formazione e aggiornamento continuo che ognuno di noi è chiamato a rinnovare sistematicamente;
    ? politiche di sostegno all’imprenditorialità intrinseca ai nostri profili professionali (supporto all’internazionalizzazione, accreditamento nella PA, sostegno all’innovazione, politiche di aggregazione ecc).
    Il processo di costruzione e proposta di un’agenda condivisa avrebbe secondo me inoltre il vantaggio di sviluppare e consolidare la “comunità” dei quarantenni innovatori partendo dalla nostra identità professionale.

  10. Didi Steiner dicono:

    “In realtà la teoria pragmatistica dell’intelligenza sta a significare che la funzione della mente è quella di proiettare nuovi e più complessi fini, di liberare l’esperienza dalla routine e dal capriccio. La lezione pragmatistica non è l’impiego del pensiero per realizzare i fini che già sono dati, sia nel meccanismo del corpo, sia in quello dello stato esistente della società, ma l’uso dell’intelligenza per liberare e liberalizzare l’azione. L’azione confinata ai fini dati e fissati può raggiungere una grande efficienza tecnica; ma l’efficienza è la sola qualità a cui può pretendere. Una tale azione è meccanica (o diviene tale), qualunque sia l’ampiezza del fine preformato, sia esso la volontà di Dio o la Kultur. Ma la dottrina che l’intelligenza si sviluppa entro la sfera dell’azione in vista di possibilità non ancora date è l’opposto della dottrina dell’efficienza meccanica. L’intelligenza come “intelligenza” è intrinsecamente volta in avanti; soltanto ignorando la sua funzione primaria essa diventa un puro mezzo per un fine già dato. Quest’ultimo è servile anche se il fine viene contrassegnato come morale, religioso o estetico. Ma l’azione diretta a fini ai quali l’agente non è stato in precedenza commesso, porta inevitabilmente con sé uno spirito più rapido e più largo. Una intelligenza pragmatica è un’intelligenza creativa, non una routine meccanica”.

    John Dewey, “L’intelligenza creativa”, Firenze, La Nuova Italia 1961, pp.102-3.

  11. Stefano dicono:

    la citazione di dewey potrebbe essere un pezzo del manifesto dei quarantenni (almeno di quelli che partecipano a questo blog). la generazione che ci ha preceduto (i sessantenni) ha scommesso con fiducia su un’idea di innovazione incardinata sul binomio scienza-tecnica. oggi l’idea di innovazione si sovrappone all’idea di creatività intesa come riconciliazione di tecnologia, valori culturali, estetica. è un’idea di innovazione che non rinvia necessariamente a grandi organizzazioni in grado di addomesticare saperi complessi, ma che premia l’imprenditorialità e la volontà di mettersi in gioco in prima persona. è un’idea di innovazione che mette le strutture al servizio dell’iniziativa dei singoli (e non viceversa).
    sarei naif a pensare che si tratti di un passaggio scontato. spetta ai famosi quarantenni riuscire nella transizione
    s.

    ps. @giorgio. l’articolo del corriere non mi pare un esempio di alto giornalismo di inchiesta. direi il contrario. il problema è che se una generazione non si dichiara, se non esprime un progetto culturale, qualcun’altro parla per lei.

  12. Paolo Gubitta dicono:

    Torno per un attimo a un passaggio del post di Stefano, dove dice che la classe dirigente è tale se prova a scrivere le regole.

    E allora proviamoci. In forma aperta e condivisa.
    Adotterei il metodo usato dall’Associazione Disiano Preite nel (lontano) 1997 nel libro “Rapporto sulla società aperta. Cento tesi per la riforma del governo societario in Italia”.
    Lì c’erano 107 tesi (affermazione e relativa spiegazione; circa una facciata per ciascuna tesi), in cui gli autori indicavano “il loro punto di vista” sulla (tanto attesa) riforma del diritto societario.

    Firstdraft, i suoi animatori e la loro rete di amici e colleghi potrebbe impegnarsi a pubblicare un
    “Manifesto della Classe Dirigente.
    20 tesi per …” (non saprei cosa aggiungere).

    Insomma, qualcuno provi a provare a costruire almeno i confini delle regole del gioco.

    Io penso che tali confini ruotino attorno a cinque aree:
    Le persone (i diritti, e i valori di riferimento)
    La società (l’ambiente e lo sviluppo sostenibile)
    Lo Stato (la politica, e il comportamento etico)
    L’impresa (le amministrazioni, e il bene collettivo)
    Il sapere (i lavori, e l’equità condivisa).

    A me pare che le regole non possano non toccare questi temi.

    E voi?

  13. Stefano dicono:

    caro paolo,
    l’idea del manifesto tenta molti e mi pare che alcuni ci stiano provando (sui nostri temi http://www.glocus.it/articolo.asp?ID=135).
    direi che prima di cimentarsi con l’impresa, è urgente capire su cosa vuole scommettere davvero la nostra generazione.

    anche dal punto di vista del linguaggio, ti confesso che mi piacerebbe vedere qualcosa di un pochino più innovativo
    magari qualcosa alla obama
    http://www.youtube.com/watch?v=jjXyqcx-mYY

    rimane da capire chi è il nostro will.i.am (e chi potrebbe essere la nostra scarlett johansson..).
    s.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *