L’onda lunga dei Social Network

La scorsa settimana Lele Dainesi ha reso disponibile sul suo blog una ricerca interessante sul fenomeno dei social network, gli ambienti on line dove le persone creano un loro profilo personale e attivano collegamenti ad altri amici/profili. I social network sono parte del grande mondo del Web 2.0 ma – dice Danesi – vanno tenuti distinti da fenomeni come youtube, blogger e wikipedia che hanno nella produzione collaborativa di contenuti il loro oggetto principale. In pochi anni, il successo di questi database è stato travolgente: a oggi Myspace conta 150 mln di utenti, Orkut di Google 47, Facebook circa una ventina.
Oltre a essere un fenomeno soclaie, i social network sono diventati un business. Il primo a capire il potenziale dei social network dal punto di vista del mercato pubblicitario è stato Rupert Murdoch (che ha pagato 580mln $ per Myspace). Ma non è solo una questione di pubblicità. Su Linkedin, (il principale portale di profili business) vengono già offerti accessi privilegiati a pagamento per chi seleziona personale per le imprese.
La tesi di Danesi è che questi social network sono ambienti tutt’altro che stabilizzati: anzi, hanno già preso una loro traiettoria. Prima di tutto si stanno verticalizzando: la possibilità di costruire social network dedicati grazie a piattaforme tecnologiche come ning.com consente a gruppi più o meno grandi (esperti finanziari, gruppi politici, appassionati di letteratura, etc.) di darsi una propria visibilità. E non solo. I social network stanno promuovendo nuove funzionalità: già oggi questi nuovi ambienti integrano blog e altre forme di produzione di contenuti.
Concordo con l’analisi di Danesi sul cambiamento in atto: questi social network stanno diventando rapidamente contenitori intelligenti per quelle comunità virtuali che hanno rappresentato negli ultimi quindici anni la vera struttura sociale del Web. Quanto ai rischi di evanescenza mi permetto di dissentire. Queste dinamiche hanno ampiamente dimostrato la loro robustezza nel tempo. Chiunque frequenti il settore da qualche anno e abbia ha un po’ di memoria si ricorda dei successi di Xerox nel riscrivere la propria manualistica interna a partire dalle idee e dalle esperienze di tecnici e manutentori di fotocopiatrici che, in Francia, si parlavano attraverso Minitel. E’ stato un grande successo molto prima della diffusione di Socialtext e dei Wiki aziendali. E dieci anni fa la comunità delle mamme on line si è ritrovata sul web grazie a parentsplace.com (poi entrato in iVillage) per discutere di pappe e libri per bambini molto prima che Ann Crady lanciasse il suo Maya’s Mom.
Le comunità sono gli spazi in cui ci incontriamo e in cui impariamo: sono i luoghi in cui la nostra conoscenza personale diventa identità collettiva. Rispondono a esigenze profonde del nostro stare nel mondo. Per chi critica l’effimero nella nostra società ci sono bersagli migliori.
Stefano

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2 Responses to L’onda lunga dei Social Network

  1. Nyk dicono:

    I Social Network, in questo mondo globalizzato, sotituiscono secondo la mia opinione la piazza o il più classico muretto; luoghi di socializzazione per eccellenza. Anche il mercato lo sta iniziando a capire e così, come una volta si mandava l’uomo sandwich a “strillare” il messaggio pubblicitario nelle piazze oggi si creano profili promozionali sui social network.
    Questa tendenza, atta a creare una relazione il più diretta possibile tra il marchio ed il cliente, si esprime con maggiore chiarezza nell’industria culturale che ormai sfrutta “massicciamente” social network quali MySpace o Facebook per promuoversi.
    Grazie per la segnalazione sulla ricerca. Quando avrò del tempo le leggerò.

  2. Nicola Zago dicono:

    Da circa due mesi, quella che prima era l’area riservata dalla quale i rivenditori Lago potevano scaricare i listini di vendita e poco altro, è diventata un social network (ning). Da notare l’evoluzione semantica: da “riservata” a “social”. Oggi il rivenditore Lago è in grado di crearsi da solo un profilo, uplodare foto, video, taggare i contenuti, lasciare commenti, oltre che interagire con altri rivenditori – e non solo con l’azienda – scambiando esperienze e confrontandosi su problematiche comuni.

    Ad oggi i rivenditori iscritti sono circa 80 tra i più importanti, il futuro promette bene. Inutile ribadire la potenzialità di un social network nel cementare la relazione tra il brand e i propri “satelliti”, nel dare valenza umana a rapporti altrimenti soltanto commerciali.
    Unico argine alla diffusione di simili strumenti, dove l’embedding regna sovrano, è la mancanza di una adeguata alfabetizzazione 2.0 tra i non “nativi”, ma tutto è superabile.

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