Libri: tra lo scaffale e la rete

Condivido il battagliero appello di Giuseppe Genna su Carmilla. Genna ci mette in guardia dagli effetti negativi delle strategie degli editori che in nome delle tirature mostruose e della miopia da bestseller stanno cestinando libri da qualche migliaio di copie e cancellando i cataloghi (backlist). Una mossa improvvida, sostiene Genna, su almeno due versanti. Il primo è quello commerciale. Togliere dal commercio un longseller che vende con continuità poche centinaia (o migliaia) di copie l’anno è un lampante caso di tafazzismo. Il secondo è più squisitamente culturale: eliminare i cataloghi significa cancellare la memoria storica e il percorso di definizione della poetica di un autore, depotenziando inevitabilmente il messaggio ed il significato delle sue opere. Vorrei completare il ragionamento di Giuseppe con alcune considerazioni che spero trovi utili.

Dal pezzo di Genna esce il ritratto di editori in preda ad un eccesso di managerializzazione ed incapaci di gestire al meglio il catalogo. In aggiunta, e più grave, gli editori paiono non capire ed assecondare un mercato (i lettori) che posto di fronte alla varietà la apprezza e ne riconosce il valore. I numerosi casi ed argomenti a proposito della long tail dimostrano come i lettori, di fronte a servizi in grado di farglieli scoprire, siano propensi ad esplorare i cataloghi e ad acquistare altro rispetto ai soli bestseller di ultima uscita. I dati da poco diffusi dai Wu Ming relativamente alle proprie vendite sono indicativi: sulla scorta di Manituana, i libri precedenti del quintetto (Q e 54) hanno registrato performance di vendita eccezionali (Q ha venduto 10mila copie in più rispetto al 1999, anno di pubblicazione del romanzo). Come rimarcano i Wu Ming il recupero dei loro libri precedenti è dovuto principalmente al passaparola ed alla volontà dei lettori di Manituana di approfondire un percorso autoriale sin dal suo inizio.

In questo quadro il catalogo diventa patrimonio da promuovere e far scoprire adeguatamente, piuttosto che uno stock di prodotti demodè cui è difficile disfarsi. Mi chiedo se non ci sia un’incapacità di fondo degli editori nel leggere il mercato e nell’approfittare delle opportunità offerte dalle tecnologie. Direi di no: Harper Collins e Hachette stanno esplorando nuovi modi di gestire e valorizzare il catalogo, attraverso la partnership con Libre Digital, impresa tecnologica che si occupa di gestire il catalogo in digitale, organizzare la ristampa on demand e la distribuzione di fronte a picchi e a variazioni della domanda. Simili servizi sono offerti da CoreSource (Ingram), partner di MacMillan, nonché da Lulu. Rivedere il proprio ruolo in funzione di un just in time editoriale (tramite l’ausilio del print on demand o della stampa digitale per esempio) richiede agli editori di fare un passaggio non banale: da un’ottica manifatturiera ad una di servizio, nella quale il proprio compito non è quello di produrre libri per il canale distributivo, ma quello di focalizzarsi sulla domanda finale (il lettore) aiutandolo a scoprire il catalogo. La rete offre alcuni spunti interessanti: tramite la dimensione di comunità ed i sistemi di segnalazione basati su algoritmi Amazon rispolvera libri che parevano condannati all’oblio. Anobii, un enorme club di lettori basato sulle logiche delle reti sociali, rappresenta un secondo strumento da tenere in considerazione. Come muoversi in questo mondo? Vedo due prospettive. La prima è quella in cui gli editori si avvicinano a queste reti e sistemi di segnalazioni e consigli per “sentire” la domanda ed adeguarvisi. La seconda è quella in cui ogni editore si crea la sua comunità in cui aiuta i lettori a segnalarsi le letture, per rispolverare al meglio il proprio catalogo. Con il suo nuovo sito, Feltrinelli pare aver mosso i primi passi in questa direzione: creato un profilo, è possibile inserire recensioni, leggere quelle degli altri, vedere quali utenti hanno gusti simili ai nostri ed esplorare le loro liste di letture. (se ne parla qui e qui).

Vladi

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10 Responses to Libri: tra lo scaffale e la rete

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