Creativity in action

Spesso oro e gioiello vengono utilizzati come sinonimi. Studiando il distretto di Vicenza ho imparato in fretta che tra queste due parole passa la stessa differenza che intercorre tra successo (gioiello) e fallimento (oro). Finito il tempo delle signore in pelliccia orgogliosamente ricoperte d’oro e diamanti,  l’attenzione del consumatore si è tutta spostata verso una nuova concezione del gioiello, meno impegnativa e più vicina al mondo degli accessori e della moda. Argento, acciaio e perfino legno e plastica sono i nuovi materiali di riferimento dell’oggetto “prezioso”. Venendo meno il valore materiale del prodotto, la comunicazione ed il brand acquistano un peso decisivo (Morellato e Breil). Chi invece è rimasto legato alla preziosità della materia prima ha puntato tutto sull’esclusività e sul design (Damiani).
Per il distretto dell’oro di Vicenza, si tratta di una trasformazione difficile da digerire. Il successo degli operatori vicentini si è basato a lungo sulla lavorazione dell’oro su base industriale, il cosiddetto catename. Se è chiaro a tutti che oggi è una mission impossible rifilare alla fidanzata/o di turno una catenina o un anellino d’oro, è meno chiaro capire come rilanciare la competitività del distretto. Non che a Vicenza manchino imprenditori che hanno seguito con successo percorsi innovativi, puntando su una nuova concezione del gioiello e sulla distribuzione (franchising) come, ad esempio, Pianegonda e Marco Bicego. C’è, tuttavia, ancora una quota significativa di aziende di stampo tradizionale: quelle piccole imprese artigianali che sono una componente fondamentale del tessuto distrettuale e che costituiscono un importante bacino di competenze e capacità manifatturiere.
A Vicenza, Corart e CNA hanno preso la questione di petto e hanno intrapreso un percorso di rinnovamento del territorio basato sulla creatività, al quale ci hanno chiesto di collaborare. Il progetto si chiama simbolicamente creativity in action e intende esporre gli operatori del distretto all’esperienza della creatività. Si inizia con un ciclo di seminari con artisti, designer, ricercatori e imprenditori di livello nazionale ed internazionale con i quali approfondire una dimensione della creatività (gestione del processo creativo, conoscenza del consumatore finale, multimedialità, legame con arte contemporanea, marketing di nuova generazione, ecc). Non è la solita formazione. Ogni incontro è organizzato come un piccolo viaggio di scoperta: i seminari si svolgono direttamente nei luoghi nei quali vivono e lavorano i relatori coinvolti. Una particolare enfasi è stata data ai protagonisti del processo di riqualificazione e innovazione attualmente in corso nel nordest. Si passa con agilità dalla galleria d’arte allo showroom aziendale, dalla fabbrica alla libreria in linea con la natura interdisciplinare della creatività. I seminari costituiscono la prima parte del progetto che prosegue con un workshop nel quale realtà emergenti del mondo artigianale saranno chiamate a collaborare con giovani artisti contemporanei su progetti fortemente innovativi.
Naturalmente il progetto è solo un primo passo nella direzione di un processo di rinnovamento del territorio vicentino. E’ necessario allargare queste iniziative ai diversi interlocutori, istituzionali e non, che operano a livello locale. I segnali positivi non mancano: la strategia della Fiera di Vicenza di puntare alla leadership mondiale nel settore del lusso e del gioiello, sfidando apertamente il primato di Basilea, è un importante incentivo verso la riqualificazione del territorio.

Marco

Share/Save
Questa voce è stata pubblicata in Creatività e design, Innovazione, Nuove identità. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

5 Responses to Creativity in action

  1. Luca dicono:

    A Vicenza c’ero anche io! Quello che dici per quanto riguarda il fatto che il gioiello non sia più necessariamente legato all’oro o a materiali preziosi mi vede concorde. Trovo però discutibile che l’utilizzo dell’oro equivalga a un fallimento. Credo che sia, piuttosto, la mancanza di comunicazione o, in generale, di branding a sancire il fallimento di un gioiello non il fatto che sia di un materiale piuttosto che di un altro. Se è vero che Damiani continua a crescere con una strategia basata sull’esclusività ci sono casi di successo, come Rosato, che oltre a scegliere l’oro come materiale per i suoi gioielli ne ha fatto una vera e propria bandiera, il suo slogan è, difatti, “gold is glam”. Probabilmente, quindi, il successo è determinato soprattutto dal design e dalla capacità di rendere desiderabile un prodotto (attraverso, ad esempio, un’azzeccata campagna di comunicazione) quindi il successo o meno di un gioiello non dipende esclusivamente dal materiale.

  2. marco dicono:

    @Luca il materiale non è il problema, quello che davvero conta è il modo di interpretarlo. Molti degli orafi di vicenza hanno un mindset che è ancora legato alla produzione manifatturiera più che all’attività creativa e di comunicazione. Misurano il loro successo sulla quantità di materia prima lavorata. In questo senso il passaggio dall’oro al gioiello è un passaggio di natura culturale che si basa proprio sul modo di porsi rispetto al tema del lusso e del prezioso.

  3. Giancarlo dicono:

    Quanto dice Marco sul sistema orafo vicentino è molto convincente, e il valore delle sue conclusioni può essere esteso ad altri distretti del Made in Italy. Per conquistare o difendere una posizione di eccellenza produttiva nell’economia globale, c’è un’unica strada: investire in cultura, condizione essenziale per sviluppare creatività, innovazione, reputazione. Chi non lo fa, è costretto a misurarsi in una competizione di prezzo che, in Europa, non ha tuttavia molti margini di sostenibilità sociale. Il problema è che gli investimenti culturali hanno natura collettiva e i loro ritorni si disegnano su un orizzonte di lungo periodo. Ciò che serve, perciò, è una capacità di governance lungimirante che, francamente, non è facile intravedere nelle ingessate istituzioni economiche del Nord Est. Un’iniziativa come “Creativity in action” dovrebbe, perciò, essere interpretata anche in questo senso: un modo per formare e selezionare nuovi gruppi dirigenti per l’economia del Nord Est.

  4. Paolo dicono:

    A chi interessasse segnalo la nascita, presso la LUISS Business School, di un nuovo innovativo corso intitolato “Arts and Cultural Skills for Management”:
    http://www.formazionelbs.luiss.it/upload/File/artsSKILLSweb.pdf

  5. Nyk dicono:

    Un’iniziativa come “Creativity in action” è sicuramente un segnale importante in una terra da sempre legata più legata alla lavorazione dell’oro che non al gioiello. E giustamente Marco prospetta un fallimento se non si inizia a pensare il settore orafo in “gioiello” ossia facendo leva sulla creatività, il design e soprattutto sulla comunicazione. Ed investre in formazione e cultura, come sostiene Giancarlo, è sicuramente una altro dei passi fondamentali da fare per mantenere la posizione attuale del tessuto prafo del vicentino con una mia piccola precisazione: le strutture ed i corsi di formazione ci sono nel territorio. Andrebbero maggiormente sfruttati e potenziati.
    Altro discorso và invece fatto, a parer mio, sul discorso del confronto con il mercato globalizzato dove è mio pensiero che “Chi resta solo soccombe e chi si unisce può farcela”. Da qui la necessità di fare “distretto” sul serio. Attuare politiche di promozione unitarie principalmente. Unire le forze per dare al cliente un prodotto che mantenga le caratteristiche artigiane e qualitative che hanno distinto il distretto sinora ma che sia capace di compretere a livello globale.
    Speriamo che i vicentini, una volta tanto, non si lascino sfuggire questa opportunità e si “sveglino fuori”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *