Quarantenni online

Grande successo a Venezia per la neonata rete dei quarantenni. Il sito http://40xvenezia.ning.com/ mette insieme i nati negli anni ’60 e ’70 intenzionati a dire la loro sul futuro di una città attualmente gestita da arzilli over 60 comodamente assisi sulle loro poltrone. Il manifesto della comunità parla di quarantenni che credono nelle potenzialità di Venezia e della volontà di “mettere a disposizione le competenze professionali di un’intera generazione”. Per una volta, nessun accenno a categorie economiche, albi professionali, ordini da tutelare; la comunità è aperta a tutti e dà voce soprattutto a quel terziario della comunicazione e della cultura spesso evocato dagli articoli di giornale ma mai davvero visibile. Nessun riferimento esplicito nemmeno alla politica, nonostante i temi affrontati siano quelli dell’agenda locale (date un’occhiata al dibattito sulla creazione di una fondazione per la gestione dei musei civici).
I numeri parlano di un fenomeno sorprendente: la comunità conta più di 250 adesioni (70 si sono iscritti nell’ultima settimana). Fa impressione soprattutto l’intensità delle conversazioni. Discussioni vere, puntuali, che i nostri amministratori farebbero molto bene a leggere con cura.
Non è la prima volta che i quarantenni si danno appuntamento nel Nord Est. Un’esperienza simile l’ha già avviata un paio di anni fa la rivista Nordesteuropa provando a collegare una generazione impolitica a qualche leader nazionale un po’ più curioso degli altri. Il progetto (comunque un successo) ha subìto la stessa deriva centrifuga di tante iniziative simili avviate da chi non è professionista della politica: dopo un paio di eventi in grande stile ci si stanca e si inizia a pensare ad altro.
In questo caso la rete rischia di fare la differenza. Non è solo utile (collega le persone alla grande); segna un discrimine reale fra le generazioni. Il gerontocrate che si è appena abituato all’sms guarda ai social network con la stessa diffidenza con cui io guardo ai messaggini stile tvtb che gli adolescenti si mandano sul messenger di msn. Tutto troppo complicato, tutto troppo real time. C’è un certo orgoglio generazionale a farsi un profilo personalizzato e a commentare blog altrui. E’ un modo per segnare la propria differenza.
La prossima sfida è dimostrare che uno spazio on line può davvero cambiare la vita di una città.

Stefano

Questa voce è stata pubblicata in Innovazione, Nuove identità, Spazi e metropoli. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

22 Responses to Quarantenni online

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *