Liberare la pubblica amministrazione

L’ultimo libro di Luca Meldolesi – La Quarta libertà. Come padroneggiare la pubblica amministrazione (Bonanno editore, 2007) – è una lettura gustosa e sorprendente. Con stile sobrio e accattivante, in alcuni passaggi perfino divertente, Meldolesi ci accompagna in un pellegrinaggio storico-teorico alla ricerca del vizio originario di ogni apparato pubblico: farsi guidare da rigide procedure formali che annullano le responsabilità individuali e rendono indecifrabile il risultato, sviluppando la tendenza ad asservire il cittadino invece che servirlo. Quello che per noi italiani costituisce oggi un fardello insopportabile, per Meldolesi ha radici antiche, che risalgono addirittura alla prima civilizzazione urbana che prende corpo in Mesopotamia nel 3500 A.C. Su queste radici sarebbe cresciuta una struttura burocratica la cui logica di funzionamento ha dimostrato, nel tempo, un’incredibile continuità. E’ noto che il sistema di diritto romano, come l’impianto napoleonico-prussiano dell’amministrazione europea, hanno rappresentato strumenti di controllo del potere imperiale sui territori “vinti”, l’esatto contrario dell’auto-organizzazione dal basso delle comunità locali. L’aspetto curioso – ma, allo stesso tempo, inquietante – è come questo impianto sia risultato, alla fine, molto più refrattario del sistema politico al processo di democratizzazione. La conquista delle libertà civili, politiche e sociali che si succedono dopo la Rivoluzione francese non sembra, infatti, avere scalfito in misura determinante le logiche chiuse e auto-referenti del sistema amministrativo. In altri termini, la libertà amministrativa – la quarta libertà – sembra quella più difficile da raggiungere. Tuttavia, come ci esorta Meldolesi con questo suo bel libro, non bisogna abbandonare le speranze. La storia ci fornisce, del resto, qualche interessante traccia da seguire. Ad esempio, il tema della natura sociale e aperta dell’amministrazione pubblica viene affrontato con consapevolezza già dai costituenti americani, e poi sviluppata verso la fine del XIX secolo da Woodrow Wilson, che propone analisi di straordinaria attualità sul ruolo della fiducia, della responsabilità e dell’orientamento al risultato nel regolare i rapporti fra amministrazione e società. Non stupisce, dunque, che negli Stati Uniti l’amministrazione pubblica sia non solo rimasta più limitata, ma anche più efficiente e meglio disposta a mettersi al servizio dei cittadini. Anche nella storia dell’Italia, comunque, non sono mancati importanti momenti di riflessione. Meldolesi ci ricorda come Cattaneo e Sturzo individuarono con lungimiranza l’esigenza di superare l’impianto napoleonico che lo Sato unitario eredita dal Risorgimento, con la sua pesante armatura amministrativa, dentro cui si combinano logiche centralistico-gerarchiche e, soprattutto, una sistematica sfiducia verso i cittadini. Questo impianto risulta oggi una gabbia soffocante, di cui dobbiamo liberarci al più presto se vogliamo avere qualche speranza di rimanere in gioco in un’economia aperta, che premia chi ha capacità di investire a rischio nell’innovazione.
Dunque, che fare? Dopo un excursus storico e teorico quasi vertiginoso, alla fine del libro Meldolesi, da buon riformista, ci fa dolcemente atterrare su un decalogo ragionevole di azioni possibili per “liberare” la pubblica amministrazione. I titoli del decalogo sono questi: puntare al salto di produttività; misurare i risultati; usare sistemi di contabilità in tempo reale; attribuire responsabilità personali ai funzionari; promuovere il federalismo democratico e la sussidiarietà attiva; diffondere e integrare le nuove tecnologie; generalizzare la valutazione da parte degli utilizzatori; apprendere dall’esperienza; fare una seria politica degli investimenti; premiare la sperimentazione e favorire l’emulazione. Lasciamo al lettore curioso approfondire questi punti nel libro. Può tornare utile, tuttavia, sottolineare due principi-guida delle politiche di riforma dell’amministrazione che, di fatto, attraversano tutte le azioni appena richiamate. Il primo principio è quello della competizione: dobbiamo superare, con coraggio, la logica esclusiva e monopolistica dei servizi pubblici, dando sempre, laddove è possibile, più potere e fiducia alla domanda. Il secondo principio è quello dell’autonomia: bisogna dare più responsabilità a chi produce i servizi, lasciando che le risorse guadagnate con l’efficienza rimangano sul posto. Liberare la pubblica amministrazione da se stessa è, dunque, possibile, anche se la strada è lunga e piena di ostacoli. Tuttavia, come diceva Mao, ogni lunga marcia inizia con piccoli passi. Il libro di Meldolesi rappresenta, in questo senso, un’ottima bussola per muoversi nella direzione giusta.

Giancarlo

A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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