Gli italiani inquinano meno

Vuoi vedere che l’Italietta delle tante chiacchiere e delle poche realizzazioni ha fatto di più – certamente senza saperlo – per il contenimento delle emissioni di carbonio di quanto hanno fatto l’opulenta e regolata Germania? E’ quanto si apprende dai giornali di oggi. La cancelliera Merkel protesta infatti contro le multe che la Commissione europea vuole mettere alle industrie automobilistiche che non rispetteranno i limiti programmati per le emissioni di CO2 (qui il link al documento dell’UE).
La ragione? Penalizzerebbero (le multe e anche i limiti) l’industria automobilistica tedesca che, avendo puntato (con successo) su auto potenti e di prestigio – che, detto tra parentesi, costano un sacco – inquinano da par loro, avendo motori adeguati alla potenza e al prestigio per cui il cliente ha pagato. Chi sono gli inquinatori leader nella classifica europea? Sul Corriere di oggi c’è l’elenco: prima di tutto vengono le case tedesche (Porsche, DaimlerChrisler, Bmw) che viaggiano su livelli di oltre 180 grammi per chilometro percorso. Volkswagen (165) sta col gruppone dei giapponesi e anche delle case americane in europa, nella fascia tra 150 e 170. Il massimo della virtù tocca (sorpresa!) alla Fiat (144) che se la batte con la Citroen. In altre parole: vincono i piccoli, perché sono stati sobri nell’attrezzatura necessaria per percorrere il chilometro canonico.
Insomma: non è la regolazione (vedi Germania) a renderci virtuosi, ma lo stile di vita. Se la cultura di un paese non interiorizza come valore positivo la sobrietà energetica e ambientale nel suo modo di vivere e di lavorare, quando arriva il regolatore che vorrebbe mettere tutti in riga con la bacchetta, sono gli Stati più regolati a protestare per primi. C’è sempre qualche legittimo interesse da difendere, se le regole sono calate dall’alto senza che la gente ne apprezzi la positività prima ancora di vederne gli effetti.
C’è una riflessione da fare: come fanno le imprese industriali a non capire che i nuovi valori di rispetto ambientale e di sobrietà energetica aprono un enorme bacino di business? E’ vero gli stili di vita cambiano lentamente; qualche volta ammettono anche varianti che vanno in direzioni opposte, magari premiando l’apparenza invece che la sostanza. Ma non bisogna essere impazienti. La società moderna è andata per due secoli e mezzo al traino di automatismi potenti come la scienza, la tecnica, i mercati e il calcolo di convenienza. Adesso, dopo il risveglio, sta imparando a diventare riflessiva, recuperando il senso della responsabilità sugli effetti dello sviluppo. Diamogli tempo. E nel frattempo vediamo se queste nuove attitudini alla riflessione possono dar luogo a qualche promettente business. Anche l’impresa aiuta, se segue o anticipa l’onda. Per una volta l’Italia non è in ritardo.

Enzo Rullani

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