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	<title>Comments on: Studenti 2.0</title>
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	<link>http://www.firstdraft.it/2007/12/19/studenti-20/</link>
	<description>Creatività ed Innovazione</description>
	<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 14:04:41 +0000</pubDate>
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		<title>By: Stefano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/12/19/studenti-20/#comment-10172</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Dec 2007 22:13:43 +0000</pubDate>
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		<description>Anche latino e greco vanno in rete. Silvia mi segnala un link interessante a un articolo su Repubblica:
http://www.repubblica.it/online/cultura_scienze/latino/due/due.html
I progetti in cui gli studenti sono protagonisti sono una minoranza, ma il fermento non manca.
s.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anche latino e greco vanno in rete. Silvia mi segnala un link interessante a un articolo su Repubblica:<br />
<a href="http://www.repubblica.it/online/cultura_scienze/latino/due/due.html" rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.repubblica.it/online/cultura_scienze/latino/due/due.html?referer=');">http://www.repubblica.it/online/cultura_scienze/latino/due/due.html</a><br />
I progetti in cui gli studenti sono protagonisti sono una minoranza, ma il fermento non manca.<br />
s.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: I ricercatori universitari si salveranno col self marketing? &#8212; Blogstudenti</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/12/19/studenti-20/#comment-10047</link>
		<dc:creator>I ricercatori universitari si salveranno col self marketing? &#8212; Blogstudenti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2007 13:53:10 +0000</pubDate>
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		<description>[...]  Ricercatori, dottorandi, studenti di scuole avanzate di specializzazione: visionari senza destino? Non è detto. Se è palese che la situazione della ricerca italiana è tutt&#8217;altro che felice, nascono e si scoprono idee ed iniziative che fanno ben sperare.  Il dibattito è aperto, ne hanno parlato di recente alcuni studenti e docenti ad un evento veneziano chiamato natcamp e l&#8217;output sembra molto interessante. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...]  Ricercatori, dottorandi, studenti di scuole avanzate di specializzazione: visionari senza destino? Non è detto. Se è palese che la situazione della ricerca italiana è tutt&#8217;altro che felice, nascono e si scoprono idee ed iniziative che fanno ben sperare.  Il dibattito è aperto, ne hanno parlato di recente alcuni studenti e docenti ad un evento veneziano chiamato natcamp e l&#8217;output sembra molto interessante. [...]</p>
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	<item>
		<title>By: Stefano</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/12/19/studenti-20/#comment-9902</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 15:32:07 +0000</pubDate>
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		<description>il legame fra attività "2.0" e apprendimento è il tema su cui si è costruito l'intero natcamp. se parliamo di studenti 2.0 è perché parte del percorso universitario è costruito attivamente da studenti che oggi sono (almeno potenzialmente) protagonisti nella costruzione dei contenuti.
le associazioni universitarie così come i giornali delle facoltà sono sempre esistiti: loro contributo alla vita degli atenei è stato principalmente sul piano del sociale e della aggregazione. 
la rete ha portato novità sostanziose. ha semplificato la vita a chi vuole lanciare progetti innovativi (gli esperti direbbero che ha ridotto i costi dell'azione collettiva) e ha reso più semplice l'accesso alle informazioni. le nuove associazioni 2.0 hanno - in alcuni casi - l'ambizione di discutere (e magari ripensare) i materiali di esami e/o interi corsi di laurea. senza google né wikipedia queste ambizioni erano di pochi studenti geniali. oggi il web ha molto democratizzato le possibilità di diventare imprenditori della cultura. 
è vero, come osserva giancarlo, che alcune materie sono più favorite di altre in questo processo di migrazione in rete: discutere on line di internet marketing o ebusiness è più semplice che commentare i classici greci. eppure non escluderei a priori le possibilità che la rete mette a disposizione anche alle materie classiche: anzi, direi che proprio mondi molto "conservatori" avrebbero bisogno di studenti in grado di ripensare i modi in cui attualizzare l'accesso a alcuni saperi. perché non ricostruire in second life il foro romano per studiare storia antica? perché non immaginare un gioco di ruolo per ricostruire il mondo in cui dante scrive la divina commedia?
questi sì che mi sembrano progetti ambiziosi per studenti 2.0
s.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il legame fra attività &#8220;2.0&#8243; e apprendimento è il tema su cui si è costruito l&#8217;intero natcamp. se parliamo di studenti 2.0 è perché parte del percorso universitario è costruito attivamente da studenti che oggi sono (almeno potenzialmente) protagonisti nella costruzione dei contenuti.<br />
le associazioni universitarie così come i giornali delle facoltà sono sempre esistiti: loro contributo alla vita degli atenei è stato principalmente sul piano del sociale e della aggregazione.<br />
la rete ha portato novità sostanziose. ha semplificato la vita a chi vuole lanciare progetti innovativi (gli esperti direbbero che ha ridotto i costi dell&#8217;azione collettiva) e ha reso più semplice l&#8217;accesso alle informazioni. le nuove associazioni 2.0 hanno - in alcuni casi - l&#8217;ambizione di discutere (e magari ripensare) i materiali di esami e/o interi corsi di laurea. senza google né wikipedia queste ambizioni erano di pochi studenti geniali. oggi il web ha molto democratizzato le possibilità di diventare imprenditori della cultura.<br />
è vero, come osserva giancarlo, che alcune materie sono più favorite di altre in questo processo di migrazione in rete: discutere on line di internet marketing o ebusiness è più semplice che commentare i classici greci. eppure non escluderei a priori le possibilità che la rete mette a disposizione anche alle materie classiche: anzi, direi che proprio mondi molto &#8220;conservatori&#8221; avrebbero bisogno di studenti in grado di ripensare i modi in cui attualizzare l&#8217;accesso a alcuni saperi. perché non ricostruire in second life il foro romano per studiare storia antica? perché non immaginare un gioco di ruolo per ricostruire il mondo in cui dante scrive la divina commedia?<br />
questi sì che mi sembrano progetti ambiziosi per studenti 2.0<br />
s.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Giancarlo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/12/19/studenti-20/#comment-9894</link>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 13:55:17 +0000</pubDate>
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		<description>caro Raffaele, concordo con te su quello che hai detto di Radio Ca'Foscari; ma ti dirò anche che la mia era una provocazione in quanto, persone più illustri di me hanno  posto a radio ca foscari l'interrogativo su perchè non ci fosse una parte didattica o comunque riferita all'università e docenti.
Per quello che mi riguarda e lo ribadirò in tutte le sedi, la didattica deve restare quella che è, migliorata nei docenti (molti incapaci), negli studenti (spesso svogliati e poco interessati) e nel sistema amministrativo in genere.
lo studente 2.0 è una nicchia che dipende dall'interesse che uno ha e da quanto è stimolato, oltre che da manie di egocentrismo ( e io le ho per fortuna:-d).
Quello in cui credo io è che ci vorrebbero più corsi pratici,definiti da professionisti del settore, cito relazioni pubbliche, pubblicità e promozione di immagine per esempio.
se poi torniamo a valle del problema io lo evidenzierei anche in una non cultura tecnologia italiana dominante;
se faccio un sondaggi su quanti sanno aprire un blog all'università il 50% nn lo sa fare, o non vuole farlo..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro Raffaele, concordo con te su quello che hai detto di Radio Ca&#8217;Foscari; ma ti dirò anche che la mia era una provocazione in quanto, persone più illustri di me hanno  posto a radio ca foscari l&#8217;interrogativo su perchè non ci fosse una parte didattica o comunque riferita all&#8217;università e docenti.<br />
Per quello che mi riguarda e lo ribadirò in tutte le sedi, la didattica deve restare quella che è, migliorata nei docenti (molti incapaci), negli studenti (spesso svogliati e poco interessati) e nel sistema amministrativo in genere.<br />
lo studente 2.0 è una nicchia che dipende dall&#8217;interesse che uno ha e da quanto è stimolato, oltre che da manie di egocentrismo ( e io le ho per fortuna:-d).<br />
Quello in cui credo io è che ci vorrebbero più corsi pratici,definiti da professionisti del settore, cito relazioni pubbliche, pubblicità e promozione di immagine per esempio.<br />
se poi torniamo a valle del problema io lo evidenzierei anche in una non cultura tecnologia italiana dominante;<br />
se faccio un sondaggi su quanti sanno aprire un blog all&#8217;università il 50% nn lo sa fare, o non vuole farlo..</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Raffaele Ventura</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/12/19/studenti-20/#comment-9844</link>
		<dc:creator>Raffaele Ventura</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 00:09:32 +0000</pubDate>
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		<description>Come risponsabile Informazione &#38; Cultura di RCF, rispondo alla seguente obiezione: "radio ca foscari, interessante il progetto e la gestione, ma almeno per ora come ha suggerito qualcuno non è legato all’apprendimento". Ovviamente il progetto è giovane e ha i suoi problemi iniziali. Detto questo, va detto che l'equazione di partenza "università=apprendimento"  è semplicemente sbagliata e porta a un errore di valutazione. Il punto non è e non può essere "l'apprendimento", visto che si parla di un progetto che nasce dagli studenti e ovviamente la nostra priorità non è inventare nuove strategie di "apprendimento" (l'insegnamento orale è sopravvissuto alla scrittura, perché dovrebbe soccombere al web 2.0?). La didattica via streaming o via radio non è 2.0, è il vecchio 1.0 in versione high-tech. Ma l'università è altre cose e una di queste è la ricerca, o a un livello più basso la "pratica". Pratica e ricerca senza dubbio RCF la sta già facendo, coinvolgendo gli studenti in attività che permettono di mettere a frutto le loro conoscenze, motivandoli e dando loro il pretesto e il coraggio d'intervistare un professore. Inoltre attorno alla radio si sono sviluppate e si svilupperanno collaborazioni con eventi dell'università, ad esempio le "media partnership" con realtà seminariali. RCF è l'università 2.0 operativa e incarnata: studenti che prendono la parola, investono il sapere, decidono attivamente in che modo usare ciò che l'università gli mette a disposizione. Qualcosa del nostro operato si può evincere dal sito del Ministero dell'Informazione che ho linkato. (vedo anche il trackback).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come risponsabile Informazione &amp; Cultura di RCF, rispondo alla seguente obiezione: &#8220;radio ca foscari, interessante il progetto e la gestione, ma almeno per ora come ha suggerito qualcuno non è legato all’apprendimento&#8221;. Ovviamente il progetto è giovane e ha i suoi problemi iniziali. Detto questo, va detto che l&#8217;equazione di partenza &#8220;università=apprendimento&#8221;  è semplicemente sbagliata e porta a un errore di valutazione. Il punto non è e non può essere &#8220;l&#8217;apprendimento&#8221;, visto che si parla di un progetto che nasce dagli studenti e ovviamente la nostra priorità non è inventare nuove strategie di &#8220;apprendimento&#8221; (l&#8217;insegnamento orale è sopravvissuto alla scrittura, perché dovrebbe soccombere al web 2.0?). La didattica via streaming o via radio non è 2.0, è il vecchio 1.0 in versione high-tech. Ma l&#8217;università è altre cose e una di queste è la ricerca, o a un livello più basso la &#8220;pratica&#8221;. Pratica e ricerca senza dubbio RCF la sta già facendo, coinvolgendo gli studenti in attività che permettono di mettere a frutto le loro conoscenze, motivandoli e dando loro il pretesto e il coraggio d&#8217;intervistare un professore. Inoltre attorno alla radio si sono sviluppate e si svilupperanno collaborazioni con eventi dell&#8217;università, ad esempio le &#8220;media partnership&#8221; con realtà seminariali. RCF è l&#8217;università 2.0 operativa e incarnata: studenti che prendono la parola, investono il sapere, decidono attivamente in che modo usare ciò che l&#8217;università gli mette a disposizione. Qualcosa del nostro operato si può evincere dal sito del Ministero dell&#8217;Informazione che ho linkato. (vedo anche il trackback).</p>
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	<item>
		<title>By: Ministero dell&#8217;Informazione &#187; Blog Archive &#187; Knol!</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/12/19/studenti-20/#comment-9820</link>
		<dc:creator>Ministero dell&#8217;Informazione &#187; Blog Archive &#187; Knol!</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 18:33:59 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Le cose si muovono all&#8217;incrocio tra tecnologia e cultura, noi cerchiamo di essere lì in mezzo per raccogliere qualche buona idea. Per migliorare? No, per esistere. Stiamo pur sempre cercando d&#8217;inventare un nuovo medium. Martedì ho partecipato assieme a Pietro Rossato al Natcamp a San Servolo, dove abbiamo presentato il progetto RCF come modello d&#8217;integrazione tra l&#8217;università e le nuove tecnologie sociali (leggete meglio qui e qui). [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Le cose si muovono all&#8217;incrocio tra tecnologia e cultura, noi cerchiamo di essere lì in mezzo per raccogliere qualche buona idea. Per migliorare? No, per esistere. Stiamo pur sempre cercando d&#8217;inventare un nuovo medium. Martedì ho partecipato assieme a Pietro Rossato al Natcamp a San Servolo, dove abbiamo presentato il progetto RCF come modello d&#8217;integrazione tra l&#8217;università e le nuove tecnologie sociali (leggete meglio qui e qui). [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Giancarlo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/12/19/studenti-20/#comment-9808</link>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 15:11:09 +0000</pubDate>
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		<description>IO credo più che altro delle cose diverse..
credo che non si possa chiedere a tutti di essere 2.0 quando molti non sanno cosa sia; o non voglia comprenderlo. Molte delle tematiche affrontate in web sn arabo per molti, per mancanza di interesse o per altri motivi comunicativi.
Rispetto alla conoscenza e all'insegnamento universitario sono molto perplesso su l'uso delle nuove tecnologie: e forse la discussione è fin troppo lunga ma credo che non sempre funzionino;se si parla di supporto sono favorevole, ma deve essere secondo me integrazione alle lezioni normali e ad un cambio di mentalità da parte di tutti.
Tutti i casi portati, coc per primo sia chiaro,li reputiamo innovativi perchè pochi a livello universitario li fanno, ma internet ne è gia piena.
ma almeno nel mio caso sono di supporto, e relativamente di istruzione.
Se i miei figli studieranno guardando un video o ascoltando la voce del docente in streaming beh allora   si potrà dire di essere andati avanti;
anche se qualcuno che registra c'è gia:-d</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>IO credo più che altro delle cose diverse..<br />
credo che non si possa chiedere a tutti di essere 2.0 quando molti non sanno cosa sia; o non voglia comprenderlo. Molte delle tematiche affrontate in web sn arabo per molti, per mancanza di interesse o per altri motivi comunicativi.<br />
Rispetto alla conoscenza e all&#8217;insegnamento universitario sono molto perplesso su l&#8217;uso delle nuove tecnologie: e forse la discussione è fin troppo lunga ma credo che non sempre funzionino;se si parla di supporto sono favorevole, ma deve essere secondo me integrazione alle lezioni normali e ad un cambio di mentalità da parte di tutti.<br />
Tutti i casi portati, coc per primo sia chiaro,li reputiamo innovativi perchè pochi a livello universitario li fanno, ma internet ne è gia piena.<br />
ma almeno nel mio caso sono di supporto, e relativamente di istruzione.<br />
Se i miei figli studieranno guardando un video o ascoltando la voce del docente in streaming beh allora   si potrà dire di essere andati avanti;<br />
anche se qualcuno che registra c&#8217;è gia:-d</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Giorgio Soffiato</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/12/19/studenti-20/#comment-9798</link>
		<dc:creator>Giorgio Soffiato</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 12:06:35 +0000</pubDate>
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		<description>Alcune riflessioni:

- fatica: la si sopporta ma è meglio non farla, nel senso che se bloggare il natcamp fosse stato più facile forse qualcuno avrebbe bloggato di più. Ad oggi non è ancora cosi banale far funzionare delle tecnologie che in realtà esistono. Ho acquistato un sony ericsson v640i che ha tra le funzioni un misterioso blogging.. non funziona!.. perchè io devo preoccuparmi del fatto che la  filiera sony-vodafone-blogger non si accorda anzichè avere nel mio menù "invia sms, invia mms, invia a blog?"

- i filosofi: un giorno una ditta che produce giostre mi ha chiesto "perchè dovremmo aprire un blog?" Ho risposto che se nel mondo ci sono 1000 persone che si interessano di giostre (e ci sono) e nessuna azienda ha un blog in merito, di certo come ci dice Chris Anderson la long tail farà di quel blog un successo. Perchè i filosofi devono essere esclusi? Nessuno contesta il valore di Dante, ma se imparare Dante è più facile on line perchè precluderne le possibilità? Ho appena acquistato per Natale un audiobook per mio padre, a me sembra una bella idea, magari lo è anche per i filosofi :-)

- 2.0: io la vedo cosi "se vivi certe cose in una certa maniera appoggi il 2.0", mi sembra una corrente di pensiero come l'open source piuttosto che un'etichetta o un insieme di strumenti. Sostanzialmente gente che si mette a fare qualcosa (apprendere, giocare, scrivere, fare foto) con strumenti tecnologici nuovi cercando di farli evolvere con l'uso e condividendo i risultati. Non è un caso che i modelli di business sono leggeri (adsense) o slegati dallo strumento (bloggo per...self marketing.. far conoscere la mia azienda...)

Concordo infine con la provocazione finale ma l'esperienza sul web (che non richiede la barba bianca) mi permette di rispedirla al mittente. Se vogliamo anche coc è un insieme di fotocopie scambiate on line anzichè al bar o un punto di discussione ma questo significa che non è innovativo? Tutti vorremmo che il macello avesse i tag che ti permettono di accedere ai blog degli studenti che parlano del professore potendo magari reperire i materiali di due anni prima o riuscendo a contattarlo in skype dopo aver letto il suo twitter. Io ho visto dei progetti interessanti e tanta voglia di fare, una cosa che mi ha ricordato una favoletta divertente raccontatami alle superiori da un professore: di fronte allo stesso problema (es il coniglio e la tartaruga) un matematico  e un ingegnere hanno approcci diversi, il matematico non ci si mette perchè vede l'oggettiva impossibilità di risolverlo mentre l'ingegnere dice "intanto partiamo, ragioniamoci su e vediamo che succede". Che il 2.0 abbia dei problemi e susciti perplessità è palese, la metafora che abbiamo usato al natcamp mi sa molto di ingegneri (quelli che stanno provando a vedere che succede) contro matematici (quelli che non salgono sul treno), a me stanno più simpatici i primi :-) se poi avremo perso tempo.. rimarrà il pandoro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune riflessioni:</p>
<p>- fatica: la si sopporta ma è meglio non farla, nel senso che se bloggare il natcamp fosse stato più facile forse qualcuno avrebbe bloggato di più. Ad oggi non è ancora cosi banale far funzionare delle tecnologie che in realtà esistono. Ho acquistato un sony ericsson v640i che ha tra le funzioni un misterioso blogging.. non funziona!.. perchè io devo preoccuparmi del fatto che la  filiera sony-vodafone-blogger non si accorda anzichè avere nel mio menù &#8220;invia sms, invia mms, invia a blog?&#8221;</p>
<p>- i filosofi: un giorno una ditta che produce giostre mi ha chiesto &#8220;perchè dovremmo aprire un blog?&#8221; Ho risposto che se nel mondo ci sono 1000 persone che si interessano di giostre (e ci sono) e nessuna azienda ha un blog in merito, di certo come ci dice Chris Anderson la long tail farà di quel blog un successo. Perchè i filosofi devono essere esclusi? Nessuno contesta il valore di Dante, ma se imparare Dante è più facile on line perchè precluderne le possibilità? Ho appena acquistato per Natale un audiobook per mio padre, a me sembra una bella idea, magari lo è anche per i filosofi <img src='http://www.firstdraft.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>- 2.0: io la vedo cosi &#8220;se vivi certe cose in una certa maniera appoggi il 2.0&#8243;, mi sembra una corrente di pensiero come l&#8217;open source piuttosto che un&#8217;etichetta o un insieme di strumenti. Sostanzialmente gente che si mette a fare qualcosa (apprendere, giocare, scrivere, fare foto) con strumenti tecnologici nuovi cercando di farli evolvere con l&#8217;uso e condividendo i risultati. Non è un caso che i modelli di business sono leggeri (adsense) o slegati dallo strumento (bloggo per&#8230;self marketing.. far conoscere la mia azienda&#8230;)</p>
<p>Concordo infine con la provocazione finale ma l&#8217;esperienza sul web (che non richiede la barba bianca) mi permette di rispedirla al mittente. Se vogliamo anche coc è un insieme di fotocopie scambiate on line anzichè al bar o un punto di discussione ma questo significa che non è innovativo? Tutti vorremmo che il macello avesse i tag che ti permettono di accedere ai blog degli studenti che parlano del professore potendo magari reperire i materiali di due anni prima o riuscendo a contattarlo in skype dopo aver letto il suo twitter. Io ho visto dei progetti interessanti e tanta voglia di fare, una cosa che mi ha ricordato una favoletta divertente raccontatami alle superiori da un professore: di fronte allo stesso problema (es il coniglio e la tartaruga) un matematico  e un ingegnere hanno approcci diversi, il matematico non ci si mette perchè vede l&#8217;oggettiva impossibilità di risolverlo mentre l&#8217;ingegnere dice &#8220;intanto partiamo, ragioniamoci su e vediamo che succede&#8221;. Che il 2.0 abbia dei problemi e susciti perplessità è palese, la metafora che abbiamo usato al natcamp mi sa molto di ingegneri (quelli che stanno provando a vedere che succede) contro matematici (quelli che non salgono sul treno), a me stanno più simpatici i primi <img src='http://www.firstdraft.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> se poi avremo perso tempo.. rimarrà il pandoro</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>By: Giancarlo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/12/19/studenti-20/#comment-9770</link>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 02:33:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.firstdraft.it/2007/12/19/studenti-20/#comment-9770</guid>
		<description>vorreifare qualche riflessione anche critica volendo:
 la questione della conoscenza attraverso il web a mio parere è da valutare esclusivamente in corsi di laurea in cui c'è la necessità o ancor meglio l'interesse ad utilizzarla.
é inutile che a lettere e filosofia la usino anche perchè difficilmente sanno usare le tecnologie con una certa facilità. (non voglio generalizzare ma dare dei limiti veritieri)
Se in un università di scom non si sa usare il pc..beh io lo ritengo grave, se non si è interessati al web e alla comunicazione è grave; se non lo è un filosofo, non è grave.
secondo luogo. siamo sicuri che la tecnologia sia utile per la formazione? 
se si parla di blog dove fare esercitazioni o discutere sono d'accordo, quando si parla di un ipertesto da legger al pc di bn 300 pagine..beh non credo sia comodo..Tutto va valutato secondo le esigenze, perchè il web 2.0 ormai lo è anche il mio letto! 
Sono sempre a favore di innovazione ma non si può volere inserire il 2.0 in ogni ambito che esista, cercando a forza di capire come..
io credo che "il costa fatica" non esiste se c'è interesse e l'interesse viene stimolato. certo non si può seguire tutto il web però, perchè poi li la fatica c'è..ma come è dappertutto con gli eccessi.
la vera cosa da cambiare secondo me è la mentalità degli studenti e dei docenti ma non mettendo tutto su internet ma modificando il rapporto che esiste in aula.. passando da un rapporto gerarchico o di dover seguire ad uno lineare e di interesse reale.
Chiudo con una provocazione:
siete sicuri che l'ambiente universitario voglia il 2.0? (pensate al fallimento in Second life)

prendo alcuni esempi della giornata del natcamp:
il macello sinceramente mi sa di giornale normalissimo con una parte online, ne più ne meno (anzi finanziato dall'università,)
radio ca foscari, interessante il progetto e la gestione, ma almeno per ora come ha suggerito qualcuno  non è legato all'apprendimento;
unieconomia per me è il progetto che mi è piaciuto di più devo dire, sarà per la prossimità rispetto al mio progetto di coc.

buon 2.0 a tutti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>vorreifare qualche riflessione anche critica volendo:<br />
 la questione della conoscenza attraverso il web a mio parere è da valutare esclusivamente in corsi di laurea in cui c&#8217;è la necessità o ancor meglio l&#8217;interesse ad utilizzarla.<br />
é inutile che a lettere e filosofia la usino anche perchè difficilmente sanno usare le tecnologie con una certa facilità. (non voglio generalizzare ma dare dei limiti veritieri)<br />
Se in un università di scom non si sa usare il pc..beh io lo ritengo grave, se non si è interessati al web e alla comunicazione è grave; se non lo è un filosofo, non è grave.<br />
secondo luogo. siamo sicuri che la tecnologia sia utile per la formazione?<br />
se si parla di blog dove fare esercitazioni o discutere sono d&#8217;accordo, quando si parla di un ipertesto da legger al pc di bn 300 pagine..beh non credo sia comodo..Tutto va valutato secondo le esigenze, perchè il web 2.0 ormai lo è anche il mio letto!<br />
Sono sempre a favore di innovazione ma non si può volere inserire il 2.0 in ogni ambito che esista, cercando a forza di capire come..<br />
io credo che &#8220;il costa fatica&#8221; non esiste se c&#8217;è interesse e l&#8217;interesse viene stimolato. certo non si può seguire tutto il web però, perchè poi li la fatica c&#8217;è..ma come è dappertutto con gli eccessi.<br />
la vera cosa da cambiare secondo me è la mentalità degli studenti e dei docenti ma non mettendo tutto su internet ma modificando il rapporto che esiste in aula.. passando da un rapporto gerarchico o di dover seguire ad uno lineare e di interesse reale.<br />
Chiudo con una provocazione:<br />
siete sicuri che l&#8217;ambiente universitario voglia il 2.0? (pensate al fallimento in Second life)</p>
<p>prendo alcuni esempi della giornata del natcamp:<br />
il macello sinceramente mi sa di giornale normalissimo con una parte online, ne più ne meno (anzi finanziato dall&#8217;università,)<br />
radio ca foscari, interessante il progetto e la gestione, ma almeno per ora come ha suggerito qualcuno  non è legato all&#8217;apprendimento;<br />
unieconomia per me è il progetto che mi è piaciuto di più devo dire, sarà per la prossimità rispetto al mio progetto di coc.</p>
<p>buon 2.0 a tutti</p>
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		<title>By: Dario Narduzzo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/12/19/studenti-20/#comment-9705</link>
		<dc:creator>Dario Narduzzo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Dec 2007 16:58:32 +0000</pubDate>
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		<description>Sono molto felice delle iniziative universitarie che sono state presentate al natcamp. E non solo per il loro valore in sè, ma anche per la sfida che lanciano all'università come organizzazione; quando Unieconomia si pone l'obiettivo di costruire una base di conoscenza su corsi, docenti, esami, etc. sta dicendo all'università: "Guarda, io con i "tuoi" studenti comunico meglio di te e ho informazioni e conoscenze più interessanti (come quelle sugli esami). Impara!"

Io spero che l'evoluzione dello studente che si sta delineando, porti ad una evoluzione anche del docente. Non dimentico che c'è ancora uno zoccolo duro (per non dire altro) di professori, che non usa l'email o la registrazione elettronica dei voti, e l'idea di aprire un blog collegato al corso non è contemplata neanche come utopia. Le nuove tecnologie possono, non solo creare un altro livello per l'interazione, ma anche sospingere la partecipazione mancante in aula, abituando un po' di più studenti e professori allo scambio interpersonale, ben più comune all'estero. Di sicuro però, la tecnologia non farà da sola, perchè, essere studenti2.0 e partecipare "costa fatica", ma le soddisfazioni ci sono!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono molto felice delle iniziative universitarie che sono state presentate al natcamp. E non solo per il loro valore in sè, ma anche per la sfida che lanciano all&#8217;università come organizzazione; quando Unieconomia si pone l&#8217;obiettivo di costruire una base di conoscenza su corsi, docenti, esami, etc. sta dicendo all&#8217;università: &#8220;Guarda, io con i &#8220;tuoi&#8221; studenti comunico meglio di te e ho informazioni e conoscenze più interessanti (come quelle sugli esami). Impara!&#8221;</p>
<p>Io spero che l&#8217;evoluzione dello studente che si sta delineando, porti ad una evoluzione anche del docente. Non dimentico che c&#8217;è ancora uno zoccolo duro (per non dire altro) di professori, che non usa l&#8217;email o la registrazione elettronica dei voti, e l&#8217;idea di aprire un blog collegato al corso non è contemplata neanche come utopia. Le nuove tecnologie possono, non solo creare un altro livello per l&#8217;interazione, ma anche sospingere la partecipazione mancante in aula, abituando un po&#8217; di più studenti e professori allo scambio interpersonale, ben più comune all&#8217;estero. Di sicuro però, la tecnologia non farà da sola, perchè, essere studenti2.0 e partecipare &#8220;costa fatica&#8221;, ma le soddisfazioni ci sono!</p>
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