Studenti 2.0

Bar camp molto riuscito ieri a San Servolo. Un sacco di relazioni, molti partecipanti e soprattutto molto ottimismo. E’ passato un anno da quando abbiamo iniziato a discutere dello studente in formato 2.0 e i progetti che sono stati presentati confermano il suo ottimo stato di forma. A Venezia soprattutto: Marketingarena, Unieconomia, RadioCa’Foscari e Il Macello hanno presentato i risultati di un anno di lavoro (molto consistenti) senza rinunciare a rilanciare sul futuro. Progetti interessanti stanno prendendo forma anche a Padova (COC e ESP): sono partiti da poco, ma avranno la possibilità di seguire percorsi, almeno in parte, già consolidati.
Personalmente porto a casa due indicazioni di massima. La prima ha a che fare con lo spirito di queste iniziative. Siamo anni luce dall’atteggiamento rivendicativo/antagonista che ha segnato in passato gli avvii di tante di queste esperienze in formato cartaceo. Questi sono progetti che hanno una loro carica imprenditoriale e che propongono una nuova idea di comunità e di apprendimento. Alcuni potranno diventare spazi editoriali, altri piattaforme per la consulenza: hanno comunque le carte in regola per avere una loro vita autonoma.
La seconda considerazione riguarda la federazione di idee e di progetti che sta prendendo forma (a Venezia e nel Veneto) e che funziona in rete così come nella vita reale. Non era scontato. Per una volta, si vedono persone raziocinanti che provano a scommettere sulle complementarità dei rispettivi progetti, che non si pestano i piedi e che non si fanno la guerra per gli stessi lettori. Un esempio da seguire.
Una domanda aleggiava al bar camp: ce la faranno i nostri eroi a tenere il passo anche una volta laureati? Fare gli studenti 2.0 non è cosa facile. Anzi, direi che è cosa molto faticosa. Gigi Cogo ha detto il futuro sarà il livestreaming. Condivideremo on line tutto quello che facciamo, col pc e col telefonino. Mentre parlava mi chiedevo che razza di mestiere dovrò fare io di fronte a uno studente “imprenditore” “always on”. Ma questa è materia per un altro barcamp.

Stefano

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12 Responses to Studenti 2.0

  1. Pingback: Venezia da Vivere - NatCamp: apprendimento 2.0

  2. Credo che il concetto che rende felici del successo di questo incontro sia proprio quell’energia che Gigi Cogo ha sottolineato nei commenti alla giornata. Sono stupefatto dalla tecnologia, un’idea che ha preso vita un mese fa ed ha messo il turbo negli ultimi 5 giorni, passaparola e qualche mail per dare vita a quello che alla fine è stato un evento vero e assolutamente non di serie B, volevamo fosse un tavolo di lavori travestito da barcamp, in realtà è stato un barcamp. Tre delle presentazioni viste sono state inserite quando “i piloti erano già schierati” ed hanno reso frenetico ma ancora più ricco il programma del giorno, in questo senso complimenti a Vladi che con carta e penna ha diretto le operazioni in grande stile. La tecnologia dicevamo, twitter, blog, flickr, e speriamo a breve youtube per documentare live un evento, tutto normale per chi di mestiere fa il blogger (ormai anche chi ha un lavoro si considera prima di tutto un blogger) ma non cosi scontato all’interno di un’istituzione che, per quanto innovativa, è sempre un’istituzione. Abbiamo visto progetti appena nati ed altri più maturi, ora non dobbiamo perdere lo spirito cooperativo e pensare ad una iniziativa che possa federare le singole fonti, qualche idea c’è.. speriamo che dopo le feste ci sia anche qualcosa di attivo :-)

  3. Dario Narduzzo dicono:

    Sono molto felice delle iniziative universitarie che sono state presentate al natcamp. E non solo per il loro valore in sè, ma anche per la sfida che lanciano all’università come organizzazione; quando Unieconomia si pone l’obiettivo di costruire una base di conoscenza su corsi, docenti, esami, etc. sta dicendo all’università: “Guarda, io con i “tuoi” studenti comunico meglio di te e ho informazioni e conoscenze più interessanti (come quelle sugli esami). Impara!”

    Io spero che l’evoluzione dello studente che si sta delineando, porti ad una evoluzione anche del docente. Non dimentico che c’è ancora uno zoccolo duro (per non dire altro) di professori, che non usa l’email o la registrazione elettronica dei voti, e l’idea di aprire un blog collegato al corso non è contemplata neanche come utopia. Le nuove tecnologie possono, non solo creare un altro livello per l’interazione, ma anche sospingere la partecipazione mancante in aula, abituando un po’ di più studenti e professori allo scambio interpersonale, ben più comune all’estero. Di sicuro però, la tecnologia non farà da sola, perchè, essere studenti2.0 e partecipare “costa fatica”, ma le soddisfazioni ci sono!

  4. Giancarlo dicono:

    vorreifare qualche riflessione anche critica volendo:
    la questione della conoscenza attraverso il web a mio parere è da valutare esclusivamente in corsi di laurea in cui c’è la necessità o ancor meglio l’interesse ad utilizzarla.
    é inutile che a lettere e filosofia la usino anche perchè difficilmente sanno usare le tecnologie con una certa facilità. (non voglio generalizzare ma dare dei limiti veritieri)
    Se in un università di scom non si sa usare il pc..beh io lo ritengo grave, se non si è interessati al web e alla comunicazione è grave; se non lo è un filosofo, non è grave.
    secondo luogo. siamo sicuri che la tecnologia sia utile per la formazione?
    se si parla di blog dove fare esercitazioni o discutere sono d’accordo, quando si parla di un ipertesto da legger al pc di bn 300 pagine..beh non credo sia comodo..Tutto va valutato secondo le esigenze, perchè il web 2.0 ormai lo è anche il mio letto!
    Sono sempre a favore di innovazione ma non si può volere inserire il 2.0 in ogni ambito che esista, cercando a forza di capire come..
    io credo che “il costa fatica” non esiste se c’è interesse e l’interesse viene stimolato. certo non si può seguire tutto il web però, perchè poi li la fatica c’è..ma come è dappertutto con gli eccessi.
    la vera cosa da cambiare secondo me è la mentalità degli studenti e dei docenti ma non mettendo tutto su internet ma modificando il rapporto che esiste in aula.. passando da un rapporto gerarchico o di dover seguire ad uno lineare e di interesse reale.
    Chiudo con una provocazione:
    siete sicuri che l’ambiente universitario voglia il 2.0? (pensate al fallimento in Second life)

    prendo alcuni esempi della giornata del natcamp:
    il macello sinceramente mi sa di giornale normalissimo con una parte online, ne più ne meno (anzi finanziato dall’università,)
    radio ca foscari, interessante il progetto e la gestione, ma almeno per ora come ha suggerito qualcuno non è legato all’apprendimento;
    unieconomia per me è il progetto che mi è piaciuto di più devo dire, sarà per la prossimità rispetto al mio progetto di coc.

    buon 2.0 a tutti

  5. Alcune riflessioni:

    – fatica: la si sopporta ma è meglio non farla, nel senso che se bloggare il natcamp fosse stato più facile forse qualcuno avrebbe bloggato di più. Ad oggi non è ancora cosi banale far funzionare delle tecnologie che in realtà esistono. Ho acquistato un sony ericsson v640i che ha tra le funzioni un misterioso blogging.. non funziona!.. perchè io devo preoccuparmi del fatto che la filiera sony-vodafone-blogger non si accorda anzichè avere nel mio menù “invia sms, invia mms, invia a blog?”

    – i filosofi: un giorno una ditta che produce giostre mi ha chiesto “perchè dovremmo aprire un blog?” Ho risposto che se nel mondo ci sono 1000 persone che si interessano di giostre (e ci sono) e nessuna azienda ha un blog in merito, di certo come ci dice Chris Anderson la long tail farà di quel blog un successo. Perchè i filosofi devono essere esclusi? Nessuno contesta il valore di Dante, ma se imparare Dante è più facile on line perchè precluderne le possibilità? Ho appena acquistato per Natale un audiobook per mio padre, a me sembra una bella idea, magari lo è anche per i filosofi :-)

    – 2.0: io la vedo cosi “se vivi certe cose in una certa maniera appoggi il 2.0”, mi sembra una corrente di pensiero come l’open source piuttosto che un’etichetta o un insieme di strumenti. Sostanzialmente gente che si mette a fare qualcosa (apprendere, giocare, scrivere, fare foto) con strumenti tecnologici nuovi cercando di farli evolvere con l’uso e condividendo i risultati. Non è un caso che i modelli di business sono leggeri (adsense) o slegati dallo strumento (bloggo per…self marketing.. far conoscere la mia azienda…)

    Concordo infine con la provocazione finale ma l’esperienza sul web (che non richiede la barba bianca) mi permette di rispedirla al mittente. Se vogliamo anche coc è un insieme di fotocopie scambiate on line anzichè al bar o un punto di discussione ma questo significa che non è innovativo? Tutti vorremmo che il macello avesse i tag che ti permettono di accedere ai blog degli studenti che parlano del professore potendo magari reperire i materiali di due anni prima o riuscendo a contattarlo in skype dopo aver letto il suo twitter. Io ho visto dei progetti interessanti e tanta voglia di fare, una cosa che mi ha ricordato una favoletta divertente raccontatami alle superiori da un professore: di fronte allo stesso problema (es il coniglio e la tartaruga) un matematico e un ingegnere hanno approcci diversi, il matematico non ci si mette perchè vede l’oggettiva impossibilità di risolverlo mentre l’ingegnere dice “intanto partiamo, ragioniamoci su e vediamo che succede”. Che il 2.0 abbia dei problemi e susciti perplessità è palese, la metafora che abbiamo usato al natcamp mi sa molto di ingegneri (quelli che stanno provando a vedere che succede) contro matematici (quelli che non salgono sul treno), a me stanno più simpatici i primi :-) se poi avremo perso tempo.. rimarrà il pandoro

  6. Giancarlo dicono:

    IO credo più che altro delle cose diverse..
    credo che non si possa chiedere a tutti di essere 2.0 quando molti non sanno cosa sia; o non voglia comprenderlo. Molte delle tematiche affrontate in web sn arabo per molti, per mancanza di interesse o per altri motivi comunicativi.
    Rispetto alla conoscenza e all’insegnamento universitario sono molto perplesso su l’uso delle nuove tecnologie: e forse la discussione è fin troppo lunga ma credo che non sempre funzionino;se si parla di supporto sono favorevole, ma deve essere secondo me integrazione alle lezioni normali e ad un cambio di mentalità da parte di tutti.
    Tutti i casi portati, coc per primo sia chiaro,li reputiamo innovativi perchè pochi a livello universitario li fanno, ma internet ne è gia piena.
    ma almeno nel mio caso sono di supporto, e relativamente di istruzione.
    Se i miei figli studieranno guardando un video o ascoltando la voce del docente in streaming beh allora si potrà dire di essere andati avanti;
    anche se qualcuno che registra c’è gia:-d

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  8. Come risponsabile Informazione & Cultura di RCF, rispondo alla seguente obiezione: “radio ca foscari, interessante il progetto e la gestione, ma almeno per ora come ha suggerito qualcuno non è legato all’apprendimento”. Ovviamente il progetto è giovane e ha i suoi problemi iniziali. Detto questo, va detto che l’equazione di partenza “università=apprendimento” è semplicemente sbagliata e porta a un errore di valutazione. Il punto non è e non può essere “l’apprendimento”, visto che si parla di un progetto che nasce dagli studenti e ovviamente la nostra priorità non è inventare nuove strategie di “apprendimento” (l’insegnamento orale è sopravvissuto alla scrittura, perché dovrebbe soccombere al web 2.0?). La didattica via streaming o via radio non è 2.0, è il vecchio 1.0 in versione high-tech. Ma l’università è altre cose e una di queste è la ricerca, o a un livello più basso la “pratica”. Pratica e ricerca senza dubbio RCF la sta già facendo, coinvolgendo gli studenti in attività che permettono di mettere a frutto le loro conoscenze, motivandoli e dando loro il pretesto e il coraggio d’intervistare un professore. Inoltre attorno alla radio si sono sviluppate e si svilupperanno collaborazioni con eventi dell’università, ad esempio le “media partnership” con realtà seminariali. RCF è l’università 2.0 operativa e incarnata: studenti che prendono la parola, investono il sapere, decidono attivamente in che modo usare ciò che l’università gli mette a disposizione. Qualcosa del nostro operato si può evincere dal sito del Ministero dell’Informazione che ho linkato. (vedo anche il trackback).

  9. Giancarlo dicono:

    caro Raffaele, concordo con te su quello che hai detto di Radio Ca’Foscari; ma ti dirò anche che la mia era una provocazione in quanto, persone più illustri di me hanno posto a radio ca foscari l’interrogativo su perchè non ci fosse una parte didattica o comunque riferita all’università e docenti.
    Per quello che mi riguarda e lo ribadirò in tutte le sedi, la didattica deve restare quella che è, migliorata nei docenti (molti incapaci), negli studenti (spesso svogliati e poco interessati) e nel sistema amministrativo in genere.
    lo studente 2.0 è una nicchia che dipende dall’interesse che uno ha e da quanto è stimolato, oltre che da manie di egocentrismo ( e io le ho per fortuna:-d).
    Quello in cui credo io è che ci vorrebbero più corsi pratici,definiti da professionisti del settore, cito relazioni pubbliche, pubblicità e promozione di immagine per esempio.
    se poi torniamo a valle del problema io lo evidenzierei anche in una non cultura tecnologia italiana dominante;
    se faccio un sondaggi su quanti sanno aprire un blog all’università il 50% nn lo sa fare, o non vuole farlo..

  10. Stefano dicono:

    il legame fra attività “2.0” e apprendimento è il tema su cui si è costruito l’intero natcamp. se parliamo di studenti 2.0 è perché parte del percorso universitario è costruito attivamente da studenti che oggi sono (almeno potenzialmente) protagonisti nella costruzione dei contenuti.
    le associazioni universitarie così come i giornali delle facoltà sono sempre esistiti: loro contributo alla vita degli atenei è stato principalmente sul piano del sociale e della aggregazione.
    la rete ha portato novità sostanziose. ha semplificato la vita a chi vuole lanciare progetti innovativi (gli esperti direbbero che ha ridotto i costi dell’azione collettiva) e ha reso più semplice l’accesso alle informazioni. le nuove associazioni 2.0 hanno – in alcuni casi – l’ambizione di discutere (e magari ripensare) i materiali di esami e/o interi corsi di laurea. senza google né wikipedia queste ambizioni erano di pochi studenti geniali. oggi il web ha molto democratizzato le possibilità di diventare imprenditori della cultura.
    è vero, come osserva giancarlo, che alcune materie sono più favorite di altre in questo processo di migrazione in rete: discutere on line di internet marketing o ebusiness è più semplice che commentare i classici greci. eppure non escluderei a priori le possibilità che la rete mette a disposizione anche alle materie classiche: anzi, direi che proprio mondi molto “conservatori” avrebbero bisogno di studenti in grado di ripensare i modi in cui attualizzare l’accesso a alcuni saperi. perché non ricostruire in second life il foro romano per studiare storia antica? perché non immaginare un gioco di ruolo per ricostruire il mondo in cui dante scrive la divina commedia?
    questi sì che mi sembrano progetti ambiziosi per studenti 2.0
    s.

  11. Pingback: I ricercatori universitari si salveranno col self marketing? — Blogstudenti

  12. Stefano dicono:

    Anche latino e greco vanno in rete. Silvia mi segnala un link interessante a un articolo su Repubblica:
    http://www.repubblica.it/online/cultura_scienze/latino/due/due.html
    I progetti in cui gli studenti sono protagonisti sono una minoranza, ma il fermento non manca.
    s.

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