Non decidere mai

L’Italia è il paese delle decisioni (pubbliche) sospese. Ogni scelta politica, per quanto rilevante, non è mai definitiva, bensì sempre reversibile. Questo inconcludente modo di fare politica ha avuto le sue massime espressioni sul fronte delle grandi infrastrutture di trasporto: How To Get Ur Love Back la Variante di valico sugli Appennini, l’Alta velocità ferroviaria, il Ponte sullo Stretto, la Pedemontana Veneta e quella Lombarda, il completamento della Valdastico e molto altro ancora. La vicenda della base militare Dal Molin di Vicenza, che appartiene alla categoria delle infrastrutture di difesa, non fa eccezione a questa regola ferrea della politica italiana. Infatti, in vista della manifestazione pacifista di sabato prossimo a Vicenza, il compatto drappello dei ministri rosso-verdi ha pensato di risollevare la questione Dal Molin su cui il Presidente del Consiglio aveva pronunciato, ancora la scorsa primavera, la sua “parola definitiva”. Nonostante le decisioni riguardino, in questo caso, strategie geopolitiche di lungo termine, accordi internazionali sulla sicurezza e comportino complesse valutazioni sulle operazioni belliche in atto, il principio di realtà della politica italiana – la ferma volontà di non decidere mai – sembra, anche in tale frangente, risultare invincibile.
Certo, possiamo sempre consolarci pensando che, dopo tutto, chi non decide, non sbaglia. Ma non sempre è così. Soprattutto quando una decisione, per quanto controversa, può portare ad una catena di conseguenze interessanti. Il dibattito sulla base militare Usa a Vicenza era infatti arrivata in una fase promettente. L’ultimo progetto prevedeva di localizzare i nuovi edifici militari nell’area già oggi utilizzata dagli insediamenti Nato, riducendo notevolmente l’impatto rispetto alle ipotesi iniziali. Inoltre, l’esigenza di servire la base con infrastrutture adeguate, aveva dato una spinta alla realizzazione di una tangenziale nord della città, su cui si discute da almeno 30 anni. Il tracciato di questa tangenziale poteva attraversare la base a condizione di eliminare la pista dell’attuale aeroporto, altrimenti era necessario un lungo e costosissimo tunnel. Tale eliminazione escludeva, a sua volta, un uso militare della pista aerea, che giustamente preoccupava i vicentini. E considerato che l’uso civile dell’aeroporto Dal Molin costituisce, per Vicenza, un’ipotesi irrealistica, una vasta area verde oggi inutilizzata poteva venire finalmente recuperata ad usi pubblici, trasformandola in un grande parco urbano. Insomma, pur non trattandosi della quadratura del cerchio, la convergenza ottenuta pareva portare ad un gioco a somma positiva. Non dobbiamo infatti dimenticare che una base americana a Vicenza c’è già, e che il nuovo insediamento costituisce una ri-dislocazione, e non un aumento, delle forze Usa in Europa.
Ebbene, cosa si può imparare da questa storia? Che se le decisioni importanti, in Italia, non si devono mai prendere sul serio, tanto vale preoccuparsi del loro impatto concreto e darsi da fare per un loro possibile miglioramento. Salvo poi svegliarsi una mattina con qualche decisione calata dall’alto, magari perché, nel frattempo, è cambiato il quadro politico. Una democrazia inconcludente eleva il rischio di legittimare un’azione autoritaria. E questo non è un buon risultato per una democrazia.

Giancarlo

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