Distretti ad alta compatibilità

La scorsa settimana si è tenuto a Pisa il convengo “I distretti produttivi italiani: energia e sicurezza. Cambiamo prospettiva! ” sul tema del ruolo dei distretti nel campo della sostenibilità ambientale.
L’importanza dell’attenzione all’uso delle risorse e della progettazione di prodotti a basso impatto ambientale non è certamente un argomento nuovo. Le recenti impennate del prezzo del petrolio e la nuova ondata di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema dei disastri ambientali prossimi venturi mantengono viva la materia in articoli e discussioni.
Il punto su cui ormai molti concordano è tuttavia che la questione ambiente non sia solo una materia da ambientalisti incalliti ma anche e soprattutto da oculati investitori e imprenditori.
Lo scenario proposto al convegno di Pisa sottolinea come i distretti industriali possono tradurre al meglio le sfide ambientali in opportunità economiche. Grazie l’utilizzo dei meccanismi propri del distretto – processi di coopetition, ruolo di imprese leader e processi emulativi, ruolo di attori locali aggregatori di imprese che fungono da promotori di una nuova cultura dell’utilizzo dell’ambiente e soggetti attivi nella ricerca e nel trasferimento tecnologico – e grazie a una crescente attenzione da parte degli attori istituzionali nel sensibilizzare i contesti locali sugli scenari di evoluzione futuri, è possibile immaginare un’evoluzione del sistema locale che mantenga la competitività delle imprese distrettuali sui mercati internazionali e che metta in moto un processo di innovazione ambientale economicamente sostenibile. Il distretto, forte della sua dimensione relazionale e cooperativa, potrebbe rappresentare uno spazio ideale per l’innovazione tecnologica e per la diffusione di best practice in questo ambito.
In concreto, una proposta di intervento per l’efficienza energetica a livello territoriale è stata prospettata per il distretto conciario di Santa Croce sull’Arno e vedrà il coinvolgimento di imprese, attori istituzionali, fornitori di tecnologie e soggetti finanziatori in una logica di cooperazione tra pubblico e privato. Sarà interessante andare a capire nel futuro prossimo gli sviluppi di tale iniziativa.

Valentina

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2 Responses to Distretti ad alta compatibilità

  1. Matteo dicono:

    Valentina, non posso che essere d’accordo con te. Ebbi la stessa intuizione sulle potenzialità di diffusione delle tecnologie ambientali attraverso i meccanismi distrettuali tre anni fa, e su questa ipotesi ho costruito la mia tesi di dottorato. Se da un lato mi sembra di poter dire che quella ipotesi nella maggior parte dei casi è rimasta tale, dall’altro ho scoperto una varietà di risposte dei sistemi produttivi locali ai temi della sostenibilità più ampia di quanto mi aspettassi:
    – ci sono cluster industriali operanti in settori diversi che si specializzano sempre più nella produzione di tecnologie ambientali, anche con matrici tecnologiche molto diversificate. Il caso più eclatante è quello della Silicon Valley;
    – oramai da tempo tutti i distretti industriali si trovano in diversa misura ad affrontare le questioni legate agli impatti delle loro attività sull’ambiente circostante. Per questo le innovazioni legate a processi produttivi più sostenibili sono in rapida crescita e spesso danno origine a veri e propri comparti di supporto ai settori di specializzazione;
    – un numero crescente di regioni nel mondo ha avviato progetti di creazione di nuovi cluster delle tecnologie ambientali (non sempre con successo), grazie alla crescente domanda per questi prodotti, o per poter sfruttare le fonti energetiche locali;
    – si moltiplicano sperimentazioni e progetti di chiusura dei cicli industriali, attraverso scambi simbiotici di rifiuti e materie secondarie, che a seconda dei confini che assumono in relazione alle filiere produttive prendono il nome di zero emissions plants, ecodistretti, ecoparchi industriali, ecoparchi interdistrettuali.
    Scorrendo l’elenco dei partecipanti all’evento che citi ho l’impressione di un affollamento istituzionale e della sostanziale assenza dei soggetti imprenditoriali.Eppure i casi di successi aziendali non mancano di certo.

  2. Valentina dicono:

    Sono sicura che, se il nostro metro di misura è il mondo, ci sarebbero molti casi interessanti da ricordare, di aziende che hanno ridotto emissioni e costi di produzione, aumentato i margini e la clientela, così come probabilmente ci sono molti casi di cluster o agglomerati industriali di altri tipo che stanno sviluppando politiche comuni che concilino la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale. Ma quanti sono questi in Italia? Molte aziende si stanno muovendo in questa direzione: le aziende Italiane sono le prime, a livello europeo, per quantità di marchi di prodotto green(ecolabel) apposti sui prodotti nazionali.
    Ma la loro capacità di portare avanti queste strategie insieme, modalità che è stata per anni il punto di forza dei nostri distretti, portato in palmo di mano da studiosi nostrani e internazionali, è ancora tutta da verificare. I casi concreti, infatti, per il momento, si contano ancora sulle dita di una mano.

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