Dove siamo con Industria 2015?

A che punto siamo con Industria 2015? A un anno abbondante dalla pubblicazione del documento di politica industriale da parte del Ministero dello Sviluppo Economico la domanda è legittima. Andrea Bianchi, direttore generale del Ministero, ne ha parlato a Venezia qualche giorno fa, dando qualche indicazione utile a proposito dei nodi ancora irrisolti dell’azione governativa.
Visto il tempo trascorso dalla pubblicazione del documento, riprendo in breve i capisaldi del ragionamento. Industria 2015 parte da una riflessione sulla difficile transizione del nostro sistema industriale e ragiona sulle caratteristiche di una ripresa che, diversamente da quanto accaduto in passato, ha natura fortemente selettiva. Questa volta la ripresa riguarda pochi, i migliori: non discrimina necessariamente sulla dimensione di impresa (anche le piccole corrono se sanno collocarsi in punti strategici delle catene globali del valore), né sul settore di appartenza (alcuni sanno prosperare anche nei settori cosiddetti maturi). Discrimina, invece, sulla capacità delle imprese di far proprie le potenzialità di tecnologie complesse (ICT in primis) per organizzare filiere di attori spesso difficilmente prevedibili a priori. Le famose imprese leader di cui si discute anche in questo blog sono un esempio di risposta competitiva alla globalizzazione attraverso un utilizzo innovativo delle reti informatiche.
Dalle premesse agli strumenti, ci dice Bianchi, il passo è tutt’altro che agevole. E’ complicato soprattutto stabilire che cosa siano le “reti di impresa” da un punto di vista giuridico. L’oggetto è sfuggente. Le reti di imprese che oggi competono sui mercati internazionali sono soggetti in continua trasformazione, difficili da fissare in una normativa finalizzata agli incentivi. Il governo vuole provarci, soprattutto per dare a queste imprese a rete una legittimità da far valere presso banche, università e pubbliche amministrazioni. Bianchi ha ricordato gli errori fatti all’inizio degli anni ’90 in materia di distretti: la legge 317 del ’91 ha avuto sicuramente il merito di portare alla ribalta il concetto di distretto, ma una definizione meccanico-statistica del fenomeno non ha aiutato granché la causa. C’è da augurarsi che i nostri politici abbiano maggior fortuna in questo versante.
Personalmente non credo che il telaio giuridico per definire la rete di imprese sia la sola sfida del governo. Per avere successo, l’azione del ministero dovrà imparare a riconoscere le capacità imprenditoriali delle imprese e dei territori. Meno dirigismo, insomma, e più attenzione ai progetti che le imprese sono effettivamente disposte a promuovere. Nel campo della sostenibilità ambientale o in quello dell’info-mobilità, la lista dei soggetti su cui scommettere è (forse) abbastanza prevedibile. Nei settori del Made in Italy, ogni tentativo di governare l’innovazione da una qualche cabina di regia rischia di generare solo pasticci.
Stefano

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One Response to Dove siamo con Industria 2015?

  1. marco dicono:

    Il titolo del documento del ministero, industria 2015 ricorda il film di carpenter 1997: fuga da New York. Il richiamo non è proprio felicissimo. Non è che ci troveremo anche noi, come Kurt Russell (mitico iena plisnky), in piena fuga dall’industria nel 2015?

    Marco

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