Dai distretti industriali ai sistemi locali dell’innovazione

Si è tenuto ieri a Milano (5 nov) nella sede centrale di Intesa San Paolo a Milano il convegno di presentazione del libro “I distretti industriali del terzo millennio: dalle economie di agglomerazione alle strategie di impresa” (in uscita per le edizioni il Mulino, 2007). Il libro, curato da Fabrizio Guelpa e Stefano Micelli, raccoglie i risultati di almeno due anni di ricerche sui cambiamenti nei distretti industriali italiani, e ha l’ambizione di rappresentare un momento di svolta nell’interpretazione di un fenomeno che ha contraddistinto in misura rilevante le dinamiche dell’economia. L’interesse per l’argomento e il riconoscimento del valore della ricerca sono stati confermati dall’attiva presenza all’iniziativa dei massimi dirigenti bancari (Passera, Modiano, De Felice), di noti studiosi (Bellandi, Conti, Costa, Ferri, Quadrio Curzio, Roma, Viesti), di esponenti del mondo imprenditoriale (Boselli, Marazzi, Morandini) e del ministro dell’industria Bersani.
Raramente si era riusciti a vedere, negli ultimi anni, una discussione su temi di politica economica e industriale che riscontrasse una così convinta convergenza fra tanti e così diversi interlocutori. L’idea chiave della ricerca è che in Italia la stagione dei distretti non è affatto conclusa. L’apertura internazionale delle economie moderne e il ruolo giocato dalla conoscenza nelle strategie competitive delle imprese ripropongono l’importanza di alcuni punti chiave del modello distrettuale: la matrice imprenditoriale del lavoro, l’integrazione su scala territoriale di filiere complesse e lo sviluppo di comunità di pratica che alimentano sul territorio processi di apprendimento fondato sulla partecipazione sociale.
Tuttavia, la ricerca mette anche in luce come i distretti industriali stiano oggi vivendo trasformazioni sostanziali, che è necessario riconoscere non solo per analizzare in modo più adeguato il fenomeno, ma soprattutto per cogliere le nuove domande di policy che tali sistemi esprimono. I fattori di cambiamento che operano sul distretto tradizionale sono sostanzialmente tre. Il primo è costituito dall’emergere delle imprese leader quali attori determinanti nel sistema di governance del distretto. Il secondo è l’apertura internazionale delle catene di fornitura, che induce forti tensioni interne fra imprese, ma che costituisce anche una leva dei processi di riposizionamento competitivo. Il terzo è la crescita dei servizi e delle funzioni immateriali quali elementi strategici per governare il ciclo industriale.
Il distretto industriale storico, così come lo abbiamo conosciuto dalla letteratura tradizionale (sistema autocontenuto di funzioni produttive radicate nel contesto locale) è un fenomeno che incontra crescenti difficoltà a tenere il passo della nuova concorrenza internazionale; stanno emergendo, per contro, veri e propri sistemi locali dell’innovazione caratterizzati da maggiore apertura internazionale e da competenze terziarie che costituiscono una matrice promettente per lo sviluppo dell’imprenditorialità e delle forme di competizione moderna.

Giancarlo

A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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