W gli Outlet!!

Outlet Italia, ultima fatica letteraria di Aldo Cazzullo, propone dell’Italia un quadro sconsolante. Un paese “in svendita”, un paese dove in piazza non ci va nessuno perché sono tutti a spendere in qualche centro commerciale, un paese senz’anima, praticamente in liquidazione. L’outlet rappresenta, secondo Cazzullo, il sintomo più palese di questo degrado che è poi il “degrado dei rapporti umani”, la cifra di un mondo in cui “tutto e tutti tendono a diventare cose”. Che c’è di così orrendo e mortificante nel fare acquisti in un outlet? L’outlet rappresenta la forma perfetta del non luogo teorizzato da Marc Augé, uno spazio senza identità, senza storia e, soprattutto, senza socialità. Insomma uno spazio per non incontri, una specie di Second Life ad uso commerciale, che al pari dei villaggi turistici e dei festival dei fumetti sta corrompendo in modo inesorabile la tenuta morale del nostro paese.
Mentre si sfogliano le pagine di Outlet Italia ci si chiede se Cazzullo sia stato prigioniero di qualche tribù primitiva per alcuni anni o se, come il capitano Ian Solo di Guerre Stellari sia stato imprigionato da qualche cattivo nella grafite criogenica. Non tanto perché gli outlet e i centri commerciali funzionano con un certo successo da qualche annetto, ma soprattutto perché le famose piazze italiane di cui Cazzullo sente la nostalgia sono diventate da un pezzo i veri “non luoghi” del nostro tempo. Dovremmo fare spese alle mercerie di Venezia, prese d’assalto da 120.000 turisti al giorno? Dovremmo forse bere un caffé al Florian e discutere di politica fra comitive di giapponesi e giovani “addetti al decoro”? E’ sensato pensare di andare a vivere tutti a Cividale o Marostica?
Come economista voglio evitare di addentrarmi fra nonluoghi e superluoghi. Il punto che mi lascia più perplesso è un altro. Ho appena finito di insegnare un corso di marketing dove ho discusso di innovazione nella distribuzione (franchising e outlet) e di marketing delle esperienze. Tutti temi su cui il Cazzullo esercita la sua reprimenda morale. Onestamente, tanto astio mi preoccupa; mi preoccupano soprattutto due pensieri tutt’altro che minoritari nella nostra cultura e che rappresentano oggi veri limiti allo sviluppo del nostro paese. Il primo lo chiamerei la religione dell’unico e dell’autentico. Come italiani siamo convinti che la possibilità di replicare esperienze sofisticate rappresenti necessariamente una forma di degrado e di corruzione. E’ la ragione per cui Starbuck, la catena delle caffetterie che oggi sta invadendo persino la Cina, l’hanno inventata gli americani e non gli italiani. E’ la ragione per cui l’albergo Venetian, mega attrazione di Las Vegas, è stato costruito senza l’aiuto della municipalità veneziana. La seconda ragione, ancora più grave, è la supponenza per l’economia dei servizi. Per un paese ancora largamente manifatturiero, l’economia del terziario è un po’ l’economia dei rammolliti. Lo stesso Cazzullo ci ricorda i bei tempi della Torino di Valletta, “temprata dalla modernità industriale” (p.55 sic!). Inevitabile, sempre secondo Cazzullo, che che le generazioni si alternino: alcune “votate al sacrificio e alla grandezza”, altre che se la spassano con le olimpiadi invernali. Con simili presupposti culturali, ahimé, non faremo molti passi in avanti. Soprattutto non faremo crescere quei settori come il turismo, la cultura e il design in cui oggi abbiamo qualche carta da spendere.

Stefano

Questa voce è stata pubblicata in Innovazione, Spazi e metropoli. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

17 Responses to W gli Outlet!!

  1. Pingback: Gli outlet e il declino morale del paese « Marketing 1

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *