Comuni medi come le medie imprese?

Il mese scorso è stato presentato il settimo rapporto Nobel, l’Osservatorio sui bilanci degli enti locali del Veneto, curato da Ires in collaborazione con ANCI Veneto. Quest’anno il rapporto esamina le politiche di bilancio di tutti i comuni del Veneto dal 1998 al 2004, e dei comuni più grossi per gli anni successivi. I comuni sono classificati in cluster per caratteristiche socio economiche rispettivamente in comuni di montagna, decentrati non di montagna, in espansione, fortemente sviluppati, e metropolitani (Padova, Verona, Venezia).
I comuni “fortemente sviluppati”  presentano una densità abitativa medio-alta, un incremento demografico sostenuto, un settore terziario dominante, e sistemi locali del lavoro forti.
Escludendo dalla comparazione i capoluoghi metropolitani, che presentano dinamiche del tutto peculiari, i comuni “fortemente sviluppati” mostrano una maggiore propensione alla produzione di beni pubblici locali rispetto agli altri cluster. Risulta più alta l’incidenza della spesa per servizi alla persona (servizi sociali, sport, cultura) e maggiori risultano anche gli investimenti in questi settori. La rigidità strutturale dei loro bilanci e relativamente più bassa della media, così come l’incidenza della spesa per personale. Elevata risulta l’autonomia finanziaria, dimostrando di fatto l’esistenza di un federalismo fiscale su base municipale (Arzignano e Schio toccano l’80% di autonomia, la più alta nella regione).
Il ruolo degli enti locali nei processi di sviluppo economico è stato decisivo nel Veneto e il ruolo dei comuni medi ricorda quello delle medie imprese nei sistemi distrettuali: innovazione nelle politiche pubbliche e aggregazione dei comuni più piccoli per attivare servizi di scala (polizia municipale, gestione di servizi ambientali…). Non ovunque e non sempre è successo questo ma i casi sono numerosi. Certo se messi a confronto con le politiche pubbliche territoriali cinesi viene quasi da ridere. E quindi è utile chiedersi se il ruolo propulsivo svolto sin qui dalle politiche municipali sia ancora importante o se non serva una decisa pianificazione strategica di livello regionale. Tuttavia quest’ultima per affermarsi non può sorvolare sulla tradizione civica comunale, peculiare della storia veneta e italiana, guardandola dall’alto del campanile di San Marco. La nascita di una metropoli consapevole non può che avvenire saldando alcuni grossi gangli con il grappolo di centri medi che mobilitano di fatto consistenti risorse territoriali e  dimostrano di saper produrre efficacemente politiche di sviluppo locale.

Stefano Fracasso

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