Il Festival del Cinema vs I Simpson

Sembra molto di più, ma è passato solo un mese dalla chiusura della Mostra del Cinema di Venezia, e ci troviamo oggi a spuntare, nei dati del Box Office del sito di Cinecittà, i titoli della kermesse lidense usciti finora nelle sale italiane, partendo dal recente Michael Clayton, la pellicola con protagonista George Clooney che ha incassato nel weekend d’apertura la ragguardevole cifra di 1.300.000 Euro. La sorpresa è arrivata con La ragazza del lago di Andrea Molaioli, che ha incassato globalmente circa 1.500.000 Euro, seguito da Il dolce e l’amaro di Porporati con 850.000. Il film d’apertura Atonement rimane su cifre dignitose (740.000 Euro), come anche il film su Bob Dylan I’m Not There con 600.000 – due film difficili, ammettiamolo, da vendere al grande pubblico. Ben piu’ giu’ si piazzano gli “autori”: Ken Loach con It’s a Free World fa 145.000 Euro, Romher con Les amours d’Astree et de Celadon 108.000. Le ragioni dell’aragosta di Sabina Guzzanti si fermano a 375.000 Euro, e L’ora di punta di Vincenzo Marra a 130.000. Complessivamente, I nove film “brandizzati” dal Leone della Biennale hanno incassato finora circa 5 milioni e ottocentomila Euro. Ovvero, meno di quanto il film dei Simpson abbia incassato nei primi tre giorni di programmazione in Italia (6 milioni di Euro).
Questo potrebbe portarci a sostenere che l’asse Mueller-Croff, che durante il suo quadriennio di gestione della Mostra ha puntato come mai nessun’altra direzione sull’idea di Festival come traino per le uscite in sala e sulla visibilita’ commerciale – sponsor e affini -, ha sbagliato i conti. Basta un grosso film evento spinto dall’industria dell’audiovisivo globale (vedi Simpson) per umiliare con i risultati il supposto “valore aggiunto” del passaggio alla Mostra. E’ una semplificazione grossolana, ma che non manca di un fondo di verità.
Dall’altra parte della barricata c’è il sindaco di Venezia Cacciari, che ricorda giustamente che Venezia nasce come evento d’elite, e usarlo a guisa di kermesse commerciale entra in contraddizione con il suo passato e le sue radici.
Ma quello che manca, in questo sterile dibattito “il cinema e’ industria o arte” che si perde, in verità, nella notte dei tempi, è invece una visione, una guida, una forza salda che sappia mantenere ben fermo il timone del Lido, e che sappia, al posto di perdersi in mille beghe politiche interne, dialogare veramente con l’oggetto cinema, con la sua attualità, con le sue recenti mutazioni, con i suoi nuovi talenti, con i suoi nuovi fenomeni sia industriali che artistici.
A settantacinque anni dalla sua fondazione, non possiamo continuare ad immaginare la Mostra del Cinema come una scusa per riempire gli alberghi di lusso e portare il “bel mondo” al Lido a fare business, nè possiamo incastrarla in un momento da Cineforum collettivo, per dare valore intellettuale a qualche film magari anche dimenticabilissimo.
Proprio come l’identità della città che la ospita, anche quella della Mostra è ancora incerta, dibattuta tra troppe anime, ma soprattutto mancante di una forza dirigente che sia in grado di usare la sua collocazione storica e culturale come un assetto positivo e non come un fardello. E’ quello che manca, ahimè, anche a molte altre realtà del nostro Paese.

Massimo Benvegnù

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