Il tramonto del mito del designer-artista

Il corso di design industriale dello IUAV organizza questa settimana, in collaborazione con Unindustria Treviso, un ciclo di conferenze sul rapporto tra design e impresa. Nel primo incontro, tre star del graphic design internazionale – Ginette Caron, Francesco Messina, Laura Morandini – sono chiamate a declinare il tema “comunicare l’impresa”. I designer raccontano i loro progetti più importanti e di successo: dal nuovo packaging delle patatine san carlo al restailing dei libri del gruppo RCS, ai cataloghi di fotografie di culto.
La sensazione che si ha alla fine delle tre presentazioni è di sostanziale perplessità. Queste presentazioni, consapevolmente o inconsapevolmente, continuano a ribadire il mito del designer/artista che è capace, da solo, di sovvertire le sorti di un’impresa. Da questo punto di vista, le imprese sono condannate ad essere delle comprimarie della creatività che rimane sempre nelle salde mani del designer.
Al contrario, quello che distingue oggi le imprese più innovative è proprio la capacità di giocare un ruolo attivo nella partita della creatività, organizzandola all’interno di un percorso di tipo manageriale. Il brand e la comunicazione integrata diventano i presupposti necessari per guidare e valorizzare l’attività del designer/creativo. Il baricentro del processo creativo sta sempre di più nell’impresa e non solo nelle doti magiche del designer.
Le piccole e medie imprese del nostro territorio iniziano a capirlo. Aziende design oriented come Arper e Lago hanno deciso di scrivere un manifesto aziendale nel quale evidenziare i valori nei quali l’impresa si riconosce. Proprio su questi valori Arper e Lago costruiscono la propria comunicazione integrata e indirizzano il lavoro dei creativi. Credo sia proprio da qui che bisogna ripartire per riportare il tema del design e della creatività all’interno di una riflessione più ampia su loro contributo alla competitività d’impresa.

Marco

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