Il tramonto del mito del designer-artista

Il corso di design industriale dello IUAV organizza questa settimana, in collaborazione con Unindustria Treviso, un ciclo di conferenze sul rapporto tra design e impresa. Nel primo incontro, tre star del graphic design internazionale – Ginette Caron, Francesco Messina, Laura Morandini – sono chiamate a declinare il tema “comunicare l’impresa”. I designer raccontano i loro progetti più importanti e di successo: dal nuovo packaging delle patatine san carlo al restailing dei libri del gruppo RCS, ai cataloghi di fotografie di culto.
La sensazione che si ha alla fine delle tre presentazioni è di sostanziale perplessità. Queste presentazioni, consapevolmente o inconsapevolmente, continuano a ribadire il mito del designer/artista che è capace, da solo, di sovvertire le sorti di un’impresa. Da questo punto di vista, le imprese sono condannate ad essere delle comprimarie della creatività che rimane sempre nelle salde mani del designer.
Al contrario, quello che distingue oggi le imprese più innovative è proprio la capacità di giocare un ruolo attivo nella partita della creatività, organizzandola all’interno di un percorso di tipo manageriale. Il brand e la comunicazione integrata diventano i presupposti necessari per guidare e valorizzare l’attività del designer/creativo. Il baricentro del processo creativo sta sempre di più nell’impresa e non solo nelle doti magiche del designer.
Le piccole e medie imprese del nostro territorio iniziano a capirlo. Aziende design oriented come Arper e Lago hanno deciso di scrivere un manifesto aziendale nel quale evidenziare i valori nei quali l’impresa si riconosce. Proprio su questi valori Arper e Lago costruiscono la propria comunicazione integrata e indirizzano il lavoro dei creativi. Credo sia proprio da qui che bisogna ripartire per riportare il tema del design e della creatività all’interno di una riflessione più ampia su loro contributo alla competitività d’impresa.

Marco

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4 Responses to Il tramonto del mito del designer-artista

  1. Emmanuel Babled dicono:

    Ma che ce di male. Il mondo è vasto e non serve essere radicale titolando la fine del designer artista.
    Per fortuna i designer independente ci saranno sempre.
    Ben venga che aziende includono nel loro team componenti capaci di interfacciarsi con un network creativo, questo si! Che siano capace di creare linee guide di lavoro che delineanno visione e progetto,meglio ancora.
    Pero non dimentichiamo che il design , la creatività, l’innovazione sono nozioni in perpetuo movimento e necessitano rimesse in questione quotidiane. Pericoloso secondome promuovere l’idea che aziende possiano sostituire preziose relazione esterne e possiano fare da sole in ‘autarchia’.
    Lo scambio è alla base dell’innovazione e questo non è un mito!

  2. marco dicono:

    @ Emmanuel nel mondo dell’artigianato (artistico) il designer può, anzi forse deve, essere un artista, applicando la propria creatività e stile al prodotto, rendendolo unico. Questa unicità ne esce rafforzata dallo stesso processo artigianale che rende ogni prodotto diverso dall’altro.
    Nel mondo industriale (sia su piccola che su larga scala) non può essere replicato lo stesso modello di creatività artistica dell’artigianato. I costi ed i rischi associati a questo approccio sono elevati. E’ l’azienda che ha il compito di organizzare il processo creativo, di indirizzarlo. Questo non significa autarchia creativa, anzi. Significa capacità di valorizzare e indirizzare al meglio il contributo di designer e creativi sia interni che esterni.

    Marco

  3. Ilaria dicono:

    Concordo con Emmanuel quando parla di scambio. Qui deve essere messo l’accento, e proprio parlando di scambio risulta inconcepibile pensare a un creativo che lavori isolato, proponendo idee in se meravigliose ma poco coerenti con la narrazione di un impresa medio piccola che non può permettersi di forare dalla sua identità.
    Qui non si parla del tramonto dell’designer artista, ma de suo mito, del fatto che per un’azienda del Nord Est “genio e sregolatezza” vadano gestiti in maniera consapevole, nella consapevolezza che solo rispettando l’essenza di un’impresa la si possa valorizzare senza pensare che ci siano ruoli (designer-artista)che detengono incondizionatamente lo scettro della creatività.

  4. Annette dicono:

    L’artista e il designer necessariamente vanno a braccetto.
    Dato che l’economia necessita dell’innovazione che solo la mente creativa può dare, questa, in condizioni ottimali, può essere espressa sia dal disegnatore accreditato dal master dell’Università Europea sia dall’artigiano, alle prese della contabilità della sua azienda e delle variegate esigenze dei suoi clienti; infatti, l’offerta dei designers padani è ricca di prodotti sofisticati, che accentuano i particolari e i dettagli, gradevoli e talvolta geniali.

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