Il brutto diventa culto

amc gramlinE’ capitato a tutti di aver adocchiato un prodotto e aver pensato fulmineamente: “E’ troppo brutto per essere vero! Chi può aver concepito una cosa simile?“ La storia del design è lastricata di obbrobri frutto di ottime intenzioni progettuali. Ve la ricordate l’Arna, la macchina dell’Alfa romeo coprogettata con i giapponesi della Nissan? Un mostro che generosamente abbiamo chiamato auto. Doveva essere un’automobile rivoluzionaria, ed è stato un disastro su tutti i fronti: estetico, economico, finanziario e di reputazione. La Fiat invidiosa dell’Alfa Romeo ha deciso di pensare anche in lei in brutto e ha partorito la Duna. Ma gli Italiani sono in buona compagnia. A cavallo degli anni 70 l’industria automobilistica ha inanellato una serie di capolavori dell’orrido che meritano di essere ricordati: la mitica Yugo e la Prinz (macchine made in oltre cortina di ferro), la Ford Pinto (di cui non so per quale ragione avevo un modellino da piccolo), la ACM Pacer e Gremlin.
Il destino di queste automobili è stato quello di marchiare in modo indelebile un gruppo di consumatori “sfigati” (o nerd se siete politicamente corretti). Siccome nella vita c’è speranza per tutti, il destino si sta ribaltando. Quelle automobili per tamarri oggi stanno diventando di culto. Il loro essere brutte al limite della decenza le ha così caratterizzate e legate al periodo nel quale sono state commercializzate da diventare oggi delle vere e proprie auto d’epoca, oggetto di un mercato sempre più frizzante. Businessweek riferisce che il valore di queste automobili (pur partendo da numeri bassi) si è più che triplicato nel corso degli ultimi anni (per una rassegna filologica vi rimando al sito).
A 30 anni di distanza è facile essere paternalistici e compassionevoli con chi ha vissuto sulla propria pelle il marchio della sfiga. E’ però un fatto che questo processo di recupero del passato è parte di un nuovo modo di pensare all’innovazione, che non si basa unicamente sullo spostamento in avanti delle frontiere della tecnica, ma sulla ricerca di una nuova sintesi tra vecchio e nuovo. Elementi che si ritenevano dimenticati possono essere riciclati e trovare, oggi, nuove modalità di valorizzazione. L’anti-design di queste automobili acquista un nuovo significato culturale, diverso da quello originario, e diventa parte del modo di interpretare il design oggi, con maggiore ironia e leggerezza. Lo stesso fenomeno si sta ripetendo con il recupero dei B movies italiani, oggetto di un successo postumo insperato. Il recupero non è semplice riesumazione, ma atto creativo. Vecchi oggetti acquistano nuovi significati. Il passato diventa interessante non in sé ma per il modo in cui lo guardiamo e lo re-interpretiamo. Per il nostro paese, così ricco di storia e di tradizioni, si tratta di uno spazio di innovazione importante e ancora in parte inesplorato.
Marco

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