Narrativa ai margini

La nuova società veneta dell’età del benessere ha smarrito le sue tradizioni e il suo antico equilibrio tra città e campagna ed è stata invasa da una modernizzazione tanto rapida quanto confusa che ha trasformato l’antico policentrismo in una sconfinata e sregolata «area metropolitana» priva di forma e anche di centro anzi con la forma di una sterminata «periferia», nella quale è difficile riconoscere quelle identità provinciali e municipali che da secoli avevano caratterizzato le sue genti.
La nuova narrativa veneta di questi ultimi decenni è variegata e difforme come il territorio sul quale è cresciuta, ha perso molto di quelle identità municipali caratteristiche della stagione trascorsa, tanto che si faticherebbe a classificarla secondo l’antica geografia dei capoluoghi; piuttosto l’identità dei suoi testi ha a che fare con l’esperienza dei suoi autori, con il loro personale itinerario di formazione.
Verrebbe da dire che quel che accomuna scritture per altro assai diverse è il loro radicarsi ai margini, sui bordi di una civiltà senza centro, nella solitudine di una comunità esplosa.
E’ difficile riconoscere in questi romanzi gli stessi problemi che dominano la scena politica o economica, è difficile ritrovarvi le ragioni di un ostinato separatismo o di quell’egoismo che ha consentito di riassumere in un titolo come Schei le aspirazioni di un popolo.
Piuttosto è il disagio generazionale che tiene banco, l’emarginazione sociale, la condanna a restare in periferia, il senso di vuoto che invade la vita e dissolve qualsiasi attesa di solidarietà e di comunanza.
In questa prospettiva la nuova narrativa è assai meno «veneta» di quella delle generazioni passate, è assai meno regionale o municipale, più vicina alle esperienze di tanti altri coetanei in Europa.
La scomparsa della civiltà contadina ha coinciso, nel bene e nel male, con la cancellazione di molti confini e, se la metropoli dilaga, inglobando paesi e città, i suoi abitanti sono sempre più privi di vincoli forti che li tengano uniti, di esperienze condivise, di valori comuni, e sono quindi più soli, esattamente come gli altri abitanti della modernità.

Cesare De Michelis

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