La metropolitana della creatività

Il Veneto sta cambiando pelle. Gli ultimi dieci anni hanno trasformato il modo in cui le nostre imprese competono a livello internazionale e producono valore. La manifattura perde peso, aumenta l’importanza delle funzioni terziarie come la ricerca, il design e la comunicazione. Le imprese leader hanno investito con convinzione su queste nuove dimensioni ottenendo risultati importanti e dimostrando una crescente flessibilità e appropriatezza nella risposta alle richieste del mercato. Queste imprese si muovono con agilità a livello internazionale: organizzano reti di distribuzione complesse, comunicano in modo efficace e sono capaci di coniugare dimensione estetica e tecnologia del prodotto.
Questa trasformazione pone sotto pressione il tradizionale rapporto tra il sistema economico veneto ed il territorio. Se il successo dei distretti industriali ha le sue radici nei saperi artigianali distribuiti a livello locale e nell’eccellenza manifatturiera, oggi il Veneto fa leva su una nuova imprenditorialità capace di investire sull’innovazione tecnologica e sulla creatività. Si tratta di competenze che trovano la loro collocazione all’interno di spazi metropolitani complessi più che nel frazionamento del territorio locale. Per funzioni creative come il design e la comunicazione, ad esempio, la scala metropolitana è indispensabile per poter essere competitivi a livello internazionale con i grandi centri mondiali (Londra, New York, Milano, Torino).
Si ha la sensazione, soprattutto in Veneto, di procedere a due velocità. Da un lato le imprese che hanno conosciuto una forte accelerazione sul fronte dell’innovazione in relazione alle competizione internazionale, dall’altro il sistema istituzionale che è ancorato a schemi interpretativi del passato soprattutto in merito al ruolo del territorio come fattore di sviluppo economico.

Da questo punto di vista, c’è bisogno di costruire una nuova sensibilità culturale a livello istituzionale capace di scommettere su un Veneto creativo e metropolitano. Meno progetti locali e più iniziative in grado di dispiegarsi a livello regionale.
Su questo fronte qualcosa si sta muovendo. La ragione Veneto ha promosso assieme a Fuoribiennale di Cristiano Seganfreddo Please Disturb!, un progetto indirizzato ad una prima ricognizione culturale della nuova creatività veneta. Il risultato è una mappa, simile a quella di una metropolitana, che restituisce un’immagine viva e particolareggiata dell’imprenditorialità e della creatività della regione. Senza soluzione di continuità da Vicenza a Venezia, passando per Treviso, Padova ma anche per Belluno, Rovigo e Verona sono rappresentate le diverse linee della metropolitana della creatività veneta: design, moda, arte, teatro, ecc. Tante sono le fermate interessanti. Sfogliando la pubblicazione si scopre un Veneto alternativo rispetto all’immagine consolidata, ricco di potenzialità e di sorprese.
Il futuro del nostro territorio si gioca certamente sulla possibilità di disporre di nuove infrastrutture (passante, sublagunare, altavelocità) ma anche di nuove rappresentazioni che consentano di dare un senso ad un paesaggio culturale emergente.

Marco

zp8497586rq
Share
Questa voce è stata pubblicata in Creatività e design, Nuove identità, Spazi e metropoli. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

7 Responses to La metropolitana della creatività

  1. Stefano dicono:

    Concordo con Marco: Please Disturb è un’operazione riuscita. L’immagine del Veneto metropolitano è più efficace di dieci saggi sul tema. Se poi riuscissimo a fare una metropolitana vera (capace di collegare almeno PD VE e TV), potremmo essere davvero soddisfatti.
    Sul ruolo della Regione come livello di riferimento per le politiche sulla creatività e il design farei una precisazione: NON si tratta di avere un unico soggetto che pianifica sulle scelte di province e comuni (e annessi). Si tratta di avere una regione in grado di produrre una cornice istituzionale credibile. Se iniziamo ad avere sei o sette “capitali” della creatività (una per ogni città con più di 50k abitanti) rischiamo il grottesco. Per contro, una regione che propone un progetto complessivo su creatività e innovazione con sei sette centri attivi sul tema rischia di essere una regione credibile.
    s.

  2. Giovanni dicono:

    Concordo con Marco in particolare dove dice: “Queste imprese si muovono con agilità a livello internazionale: organizzano reti di distribuzione complesse, comunicano in modo efficace e sono capaci di coniugare dimensione estetica e tecnologia del prodotto…” infatti aggiungo io “…hanno spostato gli uffici marketing e comunicazione a Milano o stanno per farlo”. Ma questa postilla serve solo a rafforzare le successiva argomentazioni di Marco.

  3. Eleonora dicono:

    Magari la rete di connessioni che ci propone la mappa di please disturb esistesse veramente anche in chiave di mobilità fisica (in attesa del SMFR)!
    devo dire che mi conforta molto sapere che c’è un legame tra Torri di Quartesolo e Martellago o tra Este e Chioggia…
    Due aspetti mi sembrano interessanti della mappa proposta dal lavoro di Cristiano Seganfreddo: unire e mettere a sistema attraverso 5 linee ideali aspetti diversi della creatività in cui trova spazio anche la produzione; dare un volto nuovo al Veneto costruendo un modo alternativo di leggere il territorio regionale che taglia trasversalmente confini comunali e provinciali, sottolineando il potenziale di accessibilità
    adesso la sfida è quella di alimentare i contenuti della mappa, identificando e segnalando le diverse realtà presenti sul territorio che hanno qualcosa da dire nei diversi ambiti. uno sforzo che può trovare interessate molte istituzioni, ma anche imprese e professionisti e, perché no, anche le università.
    il successo anche internazionale della Oresund Region ( http://www.oresundsregionen.org/ ) è stato costruito attraverso un’azione sistematica di comunicazione a livello europeo ed internazionale, per dare legittimità ad una visione diversa di un territoro dinamico e offrire nuove opportunità di crescita economica.

  4. Giancarlo dicono:

    Considerato che le imprese non sono monadi che agiscono su una scena de-contestualizzata, quello che Marco ci dice a proposito del nuovo spazio metropolitano è da prendere molto sul serio. Fino ad un recente passato i territori distrettuali e delle piccole città del policentrismo veneto potevano garantire un buon retroterra di relazioni produttive e capacità lavorative specializzate. Questo retroterra ha costituito una parte fondamentale del vantaggio competitivo delle imprese, non solo di quelle minori. Oggi le esigenze sono cambiate, e i territori devono sapere esprimere capacità più evolute, fra cui quelle che Marco richiama nel suo post. Altrimenti, come dice bene Giovanni, le imprese più competitive cercheranno di localizzare le loro funzioni strategiche in altri territori – come Milano, Roma o New York – lasciando nella “periferia industriale” le attività meno interessanti e a maggior rischio di delocalizzazione. Quello che Marco solleva è dunque un tema cruciale per il Nord Est, che rinvia anche ad una questione più generale che firstdraft ha già affrontato con un post di Lorenzo a proposito dell’offshoring dei servizi: la maggiore libertà di spostare le attività immateriali è un rischio per tutti, ma è anche un’opportunità (ne ha parlato Krugman nella sua recente lecture alla Fondazione Luca d’Agliano http://www.dagliano.unimi.it/media/krugman_lecture_torino.pdf). Ovviamente per ridurre i rischi e cogliere le opportunità bisogna muoversi con azioni congiunte. E qui la politica, in senso lato (istituzioni, partiti, associazioni), è decisiva. Il problema, per noi a Nord Est, è oggi soprattutto questo.

  5. mario dicono:

    Vorrei aggiungere un aspetto ulteriore rispetto a quanto scrive Marco e a quanto propongono i commenti di Stefano, Giovanni e Giancarlo. La necessità di una selezione di istituzioni e progetti per proporne solo alcuni, i migliori e con una scala sufficiente, può essere letta anche in termini di capacità di attrazione. E’ chiaro che creatività ed innovazione per essere non episodiche ma sostenibili, hanno bisogno anche di competenze e risorse che vengono dall’esterno: e una capacità minima di attrazione è possibile solo con almeno un certo grado di specializzazione. Insomma non facciamo tutti le stesse cose, ma cerchiamo specializzazione e reputazione! Altrimenti avviene come abbiamo già fatto tristemente in Italia con l’Università: tutto dappertutto, abbassando il livello e schiacciandoci sulla comodità di studiare a casa propria. Ovvero vado nell’Università della città dove abito, perché il vantaggio di frequentare un’altra Università è inferiore al costo generalizzato del trasporto per accedervi!

  6. Sarei a favore anch’io, come Stefano, di avere anche una metropolitana vera per il trasporto fisico dei creativi.

    Le reti della comunicazione invece esistono, e mi sembra che si stiano già utilizzando con profitto.

  7. Lorenzo dicono:

    Concordo anch’io sulla necessità di legare, sia logisticamente che da un punto di vista ideale e comunicativo i creative professional veneti e le aziende innovative.
    Con la mia società Fnv stiamo ultimando il passaggio della nostra guida cartacea Venezia da Vivere, che da quasi nove anni, uscendo in 25.000 copie gratuite bimestrali, tenta di dare un’immagine diversa di Venezia, distinguendola dalla caricatura Disneyana, disegnata dal mercato legato al turismo di massa, che purtroppo si percepisce di primo acchito.
    Il passaggio su web è necessario sia per superare gli angusti confini cittadini che per offrire contenuti aggiornati e modificabili dagli utenti, secondo le possibilità che il web 2.0 offre. Veneziadavivere.com sarà disponibile in beta testing fra circa una settimana e si propone di promuovere una rete delle significative esperienze di cultura, creatività, innovazione e impresa, dando visibilità alle realtà che ne sono i motori. Si compone semplicemente di una google map che georeferenzia i luoghi della creatività, dell’innovazione e della produzione culturale, un’agenda interattiva e un blog sia testuale che media (con foto e video).
    Il blog è tenuto in vita (per la Biennale abbiamo realizzato un test che sarà presto online) da una community di intellettuali, studenti, docenti, ricercatori, artisti, scrittori, giornalisti, professionisti, imprenditori,sia veneziani che internazionali, creata per fare del sito un aggregatore di idee, di progetti e di informazioni condivise su Venezia. Ogni post riporta il link del sito o blog dell’autore, rendendo questa sezione molto simile ad un metablog.
    Gli eventi, poi, vengono coperti tramite mobile blogging, una rilettura dell’happening realizzata dagli autori tramite smartphone, con testi, video ed immagini e postata mentre l’evento ancora sta avvenendo.
    Segnalo la riuscitissima collaborazione con gli studenti del corso di laurea di Economia delle Reti che hanno contribuito alla fase di sperimentazione durante la vernice della Biennale d’Arte.

I commenti sono stati chiusi.