Cinema made in Italy

Mentre a Cannes vinceva un film rumeno low-budget, e Quentin Tarantino sparava a zero sulla situazione attuale del cinema italiano, Rutelli ha iniziato a prendere in mano la riforma delle strutture cinematografiche statali, partendo giustamente dal calderone di Cinecittà. Ma di c What To Text Your Ex Husband Want Him Back osa avrebbe bisogno l’Italia per rinnovare veramente la sua immagine a livello mondiale sul piano della produzione audiovisiva? Come fare a trovare nuove voci che sappiano raccontare la nostra Terra, forgiare i nuovi registi del Made in Italy?
La proposta, che ha un pò il gusto della provocazione, è la seguente: al posto di abolire il FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) che tanto viene bistrattato politicamente, basterebbe riconvertire l’utilizzo di una piccola parte delle sue uscite. Prendiamo una cifra simbolica: un milione di Euro. Al posto di stanziarlo per l’opera di qualche autore già blasonato, diamolo, a fondo perduto, a cinquanta progetti di giovani filmmakers e videomakers incaricati di girare un cortometraggio che racconti il loro territorio, la loro regione. 20.000 Euro per un cortometraggio girato in digitale sono una buona cifra, e con l’aiuto delle Film Commissions regionali ci si può aspettare assolutamente una confezione dignitosa e professionale. In compenso, 20.000 Euro è anche una cifra modesta, quindi non appetibilie per tutti quei ‘cinematografari’ che, muniti di scartoffie e leguleii compiacenti, partono all’arrembaggio del soldo pubblico per tenere in piedi il loro status economico. Quindi, nella migliore delle ipotesi, i soldi andrebbero veramente a giovani registi, perlopiù esordienti, interessati a raccontare storie (fiction e documentari), sparsi equamente lungo lo stivale. E non sarà possibile che grazie a questi corti (visibili e votabili su Internet, messi in un DVD, in heavy rotation su RaiSat, etc.), tra questi 50 cineasti in erba ci accorgeremo di avere qualche nuovo autore capace di raccontare non solo il presente, ma anche il futuro dell’Italia?

PS. 20.000 o anche meno… magari non per cinquanta, ma per un paio la cifra potrebbe uscire fuori anche da qualche industriale interessato ad investire sul territorio, no? Pensate al ritorno d’immagine di aver scoperto un futuro grande regista, per non parlare del suo utilizzo diretto per raccontare la propria azienda al Mondo, senza andare a chiamare il solito regista trendy di New York o Londra. Anche questo potrebbe aiutare al rilancio della narrazione (del) Made in Italy.

Massimo Benvegnù

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21 Responses to Cinema made in Italy

  1. Simone dicono:

    Caro Massimo,

    da appassionato di cinema e quindi da “disperato di cinema italiano” non posso che essere d’accordo con te.

    Trovo infatti che questa idea possa davvero dare delle possibilità che con i nuovi media (youtube, piuttosto che qualche sito ben fatto targato RAI) danno visibilità.

    Pur essendo il mio un vero blog personale e quindi a bassissime visite, rilancerò integralmente questo intervento.

  2. Didi Steiner dicono:

    Denaro a giovani cineasti per raccontare “il loro territorio, la loro regione”? E perché non denaro per raccontare qualunque cosa venga loro in mente? Questo costante richiamo ai particolarismi sa un po’ di muffa.

  3. E’ vero, anzi verissimo.

    Ma in questo caso, Didi, il motivo del “particolarismo” è solamente economico: con 20.000 Euro non si può andare a girare in Arizona, o fare un kolossal di fantascienza.

    Poi, d’altronde, il grande Jean Renoir era solito dire: «per farsi capire da tutto il mondo, bisogna saper raccontare il proprio quartiere».

  4. Stefano dicono:

    Concordo con Renoir: se riesci a rendere interessante il tuo quartiere sei pronto per grandi avventure.
    I 20k euro possono pagare poco più di un esercizio; e l’esercizio di raccontare il proprio mondo in modo che non risulti noioso ai più (clausola vincolante nel futuro bando della legge Benvegnù) mi pare molto formativo.
    s.

  5. marco dicono:

    Di questo esercizio narrativo l’Italia ha gran bisogno. L’immaginario cinematografico è ancora fermo ai grandi del passato. Manca un tentativo di dare un senso all’Italia del presente (e del futuro). Per la comunicazione del made in Italy è una priorità: per quanto tempo ancora potremmo vivere di rendita sulla “dolce vita”?
    All’articolo numero due della legge Benvegnù (dopo l’obbligo di produrre filmati non noiosi) metterei quello dell’organizzazione di un “festino” (dentro o fuori i Festival esistenti non lo so) per valorizzare tutte le produzione realizzate.

    Marco

  6. Didi Steiner dicono:

    No, ma non si trattava di girare in arizona. Se faccio un film a Venezia, non sono obbligato a parlare di Venezia. O a stilare un soggetto sociologicamente o antropologicamente legato al veneto. Posso girare “l’invasione degli ultracorpi” anche in salotto, se si tratta di un corto. E se ho sufficiente fantasia. Ma era tanto per buttar lì un’emenda, non per far polemica.

  7. Stefano dicono:

    Per “l’invasione degli ultracorpi” a Venezia sono disposto a mettere 2000 euro dei miei. Spero che qualche aspirante regista si faccia avanti..
    s.

  8. Vladi dicono:

    Appoggio la legge Benvegnu’ e firmo l’emendamento Steiner: non darei un compito limitativo come “racconta la tua provincia” senno’ il prossimo Spielberg che abita a Rovigo e’ dannato per l’eternità :D. Da appassionato di cinema ignaro delle dinamiche del settore, volevo fare una domanda a Massimo. Come sta il panorama dei film maker nostrani? In altre parole, ci fai l’elenco dei nuovi registi che e’ bene tenere d’occhio, simile a quello degli scrittori che abbiamo chiesto a Romolo e Marco?

    Ventimila euro sono sufficienti, per me, a fare qualcosa in piu’ di un semplice esercizio. Rovistando un po’ tra i miei preferiti di sempre vedo che il budget di Clerks di Kevin Smith è stato di 25 mila dollari (poi gonfiato quando Miramax ne ha compreso il potenziale e lo ha ri-editato e re-distribuito). L’immenso Nolan è partito con un filmino – Following – da 6000 dollari girato con gli amici nei fine settimana (filmino che gli ha aperto la strada per la major cinematografiche con lo strabiliante Memento).
    Senza scomodare la politica, che per inettitudine congenita potrebbe soffocare tutto sul nascere, i nuovi film makers in possesso di idee dirompenti non dovrebbero faticare a tirar su 30 – 40 mila euro da finanziatori privati per mettersi in mostra. Ecco: queste idee ci sono? Questi nuovi film makers dove e chi sono?

    Non siamo negli USA, lo so, ma in linea di massima anch’io sarei disposto a mettere due soldini sul prossimo Smith o sul prossimo Tarantino (che esordi’ con Le Iene a 1 milione di dollari). Ci si potrebbe affidare ad un modello simile a quello che abbiamo descritto qualche tempo fa parlando del caso Sellaband o a dei “venture capitalist” dei media che da qualche parte in Italia pu ci saranno. Prima bisogna cominciare a mappare e bisogna che il nuovo si faccia vedere e sentire. Cominciamo.

  9. Simone dicono:

    Sottoscrivo, Vladi.

    E rilancio: non siamo negli USA ma potremmo proprio così “liberare” autori che probabilmente abbiamo, nascosti ma con qualcosa di valido da dire.

  10. La legge Benvegnu’ non vuole certo limitare la creativita’ dei filmmakers italiani, costringendoli alla loro provincia o regione.

    Allo stesso tempo, sappiamo tutti che uno dei problemi endemici del cinema italiano e’ la sua “Roma-centricita’”.

    Dove in tutto il mondo la lingua tecnica del cinema e’ l’inglese (filmmaker, dolly, grip, casting…), e quella ‘culturale’ è il francese (d’essai, decoupage, mise en-scene…), la lingua ufficiale del cinema italiano è il romanesco.

    Le nuove tecnologie permettono di girare e montare il proprio film lontano dagli stabilimenti della Technicolor sulla Tiburtina – oggi bastano una videocamera, Final Cut Pro, e delle idee.

    Sarebbe ora di sganciarsi dai soliti brogliacci a base di pariolini in crisi…

    Faccio un esempio un po’ lontano, ma spero di essere compreso sulla ragione per cui ne parlo: c’è un programma sulla BBC che si chiama Coast, che semplicemente ‘racconta’ le coste della Gran Bretagna, mostrandone le caratteristiche geografiche, fermandosi qui e là a raccontare storie di eventi che sono accaduti nelle varie zone, che possono andare dalla costruzione di una linea ferroviaria innovativa alla fine dell’800 alla recente nascita di una comunità polacca a Blackpool, il restauro di un Hotel art deco, l’avvistamento di squali, ricostruzioni storiche sui fatti della seconda guerra mondiale, ma anche un test chimico su quale spiaggia inglese sia la migliore per costruire castelli di sabbia. Quello che all’apparenza sembra un argomento noioso (Brighton non è certo le Bermuda) diventa in verità interessantissimo, proprio grazie alla capacità di raccontare. E allora io mi chiedo: ma l’Italia che ha alcune delle locations più belle del Mondo, millenni di storia sulla navigazione, dalle guerre puniche alle repubbliche marinare, non avrebbe, ad esempio, centinaia e centinaia di storie da raccontare sulle proprie coste?

  11. La cifra dei 20.000 Euro e’ venuta fuori un po’ per comodita’ matematica, un po’ in base ai costi di produzione correnti

    E’ vero, oggi si puo’ lavorare anche con meno, anche con il fatidico ‘costo zero’ (tutti hanno un computer, molti hanno una videocamera, e amici e parenti da costringere nei vari ruoli tecnici e artistici).

    Ma ho pensato che con qualche soldino si punta ad un risultato più professionale – ci si può impegnare nel cercare attori, magari attingendo alle varie scuole di teatro presenti sul territorio, trovare costumi e scenografie senza per forza girare nella propria cameretta e svaligiare gli armadi delle zie, e tutto questo in un’ottica di ‘professione’, cioe’ gestendo un budget, imparando a prendere decisioni su come spendere il proprio soldo per raccontare la propria storia. Perche’ anche questo significa fare il regista!

  12. Vladi dicono:

    Assolutamente d’accordo Massimo. Quel che intendevo dire era che un budget per un progetto professionale dovresti (dico dovresti perche’ non conosco bene il settore) trovarlo in giro se hai le idee promettenti. Fondi pubblici o meno. Come siamo messi a idee? E a produttori/finanziatori? Raccontaci un po’.

  13. Lorenzo dicono:

    Per l’invasione degli ultracorpi ho già location e alieni. La location è il Tronchetto…

  14. Antonio Picerni dicono:

    Vi segnalo un progetto che in qualche modo si avvicina a quello auspicato da M.Bevegnù, e che potrebbe essere preso come case study di successo.

    Il Comune di Thiene, in cooperazione con associazioni di categoria locali e alcune banche, ha deciso di finanziare un vero e proprio film per ricordare i tragici eventi legati alla guerra partigiana. Il film, tratto da un diario partigiano ed intitolato “Terre Rosse”, è ambientato nell’Alto Vicentino, durante l’occupazione tedesca, tra il settembre 1944 e la primavera 1945, ed ha visto la partecipazione di giornalisti, storici, attori professionisti, oltre che centinaia di comuni cittadini che si sono dedicati anima e corpo (ed a titolo gratuito) nella realizzazione di costumi e come comparse. Il budget? Incredibilmente ridotto: circa 20.000, proprio come preventivato a spanne da Marco. C’è da aggiungere che in realtà, il regista, gli attori e tutti i professionisti coinvolti svolgono il proprio lavoro a titolo gratuito e nel proprio tempo libero e che la maggior parte del budget è stato dedicato all’acquisto delle apparecchiature professionali (a volte prestate da colleghi a titolo personale) e per la realizzazione dei costumi d’epoca.

    Qui link al trailer. Lascio a voi giudicare il risultato dalle prime scene…

    Sebbene, in questo caso il soggetto sia storico ed il tema del “made in Italy” non sia neppure toccato di striscio, la narrazione si svolge nella splendida cornice delle colline di Fara, e dei Comuni di Zugliano e Thiene, valorizzando l’aspetto locale e coinvolgendo la memoria diretta dei testimoni del posto.

    Il film deve ancora uscire, ma i primi effetti sono già visibili: l’attrice protagonista (bassanese), formatasi all’accademia di recitazione di Roma, ed al suo esordio sul grande schermo, sembra che sia già stata notata per altre produzioni; mentre molti altri giovani attori e professionisti del settore cinematografico, hanno acquisito esperienze e competenze specifiche direttamente sul campo.

    Il modello, fondi pubblici e finanziamenti privati, potrebbe essere vincente, tenendo conto però del valore aggiunto dato dalla semplice passione di molti giovani ragazzi, che però non sempre può sostituire la manca di professionalità e di mezzi, necessari per creare un prodotto di qualità.

  15. Lucio dicono:

    una osservazione e un paio di risposte…

    esiste già una legge che finanzia i cortometraggi. l’importo arriva fino a 40.000 euro, vero che non ne vengono finanziati 50 all’anno ma non più di una ventina, però è anche vero che un Tarantino italiano non è ancora uscito grazie a questi finanziamenti…
    attualmente i contributi vengono concessi alle case di produzione e non ai registi, ma la sostanza cambia di poco, anzi una casa di produzione dovrebbe rendere più facile il lavoro a registi esordienti o quasi.
    non credo che i problemi del cinema italiano si possano risolvere così semplicemente e purtroppo non ho la ricetta per farlo in altro modo. sono fiducioso però, nel settore vedo moltissimo fermento e molti giovani con idee nuove che cercano di farsi largo, speriamo che non vengano tarpate le ali a tutti.

    per quanto riguarda il venture capital, in Italia di sicuro non brilliamo in quanto a opportunità, per progetti in cerca di finanziamenti. nel cinema meno che meno… a memoria mi vengono sono Filas, finanziaria laziale di sviluppo che doverebbe servire a finanziare al 50% progetti in ambito cinematografico, oppure la recentemente nata Tunda investimenti, il cui AD è Valerio Veltroni, ma sulla cui attività ancora poco si sa.
    so di qualche caso isolato di private equity più che di venture, ma ancora poco per dire che sia una reale opportunità.

    ultima cosa, i finanziatori privati.
    io sono perfettamente d’accordo che per un’azienda investire su nuovi talenti avrebbe un enorme ritorno a livello di immagine, ma sono conscio che è molto più semplice e meno rischioso per un marketing manager fare del product placement in commediasexy (oltre un milione di raccolta ufficiale, reale non si sa) oppure fare un corto da due milioni con Uma Thurman diretta da Kathryn Bigelow (www.pirellifilm.com)
    PS se conoscete qualche industriale illuminato presentatemelo!

  16. Caro Lucio, mi fa piacere che anche tu sia ‘approdato’ a First Draft, a rimpolpare le schiere dei cinematografari.

    Vladi, farò la lista, ma intanto ti segnalo un progetto italiano che, lungi dall’essere la soluzione, almeno mette in gioco un’idea originale e simile a quella di Sellaband: The Role Player.

    M.

  17. Lucio dicono:

    sono un lurker molto assiduo, ma su questo argomento non potevo non intervenire.

    caro Massimo, qui si aspettano tutti da te qualche nome nuovo su cui puntare per il futuro del cinema italiano.
    fatti coraggio e sparane qualcuno…

  18. E’ difficile fare dei nomi di debuttanti.

    Vorrei ricordare in questa sede l’escamotage che l’anno scorso ha portato la Settimana della Critica e le Giornate degli Autori, le due sezioni collaterali della Mostra del Cinema di Venezia dedicate agli esordienti o quasi, che hanno scelto due ‘non-opere prime’ italiane, ovvero due progetti a bassissimo costo come ‘La rieducazione’ del collettivo Amanda Flor e ‘Come l’ombra’ di Marina Spada, entrambi autoprodotti, come ad indicare che i soldi statali delle opere prime andavano nelle mani sbagliate, e non era giusto incensarli ai festival.

    Detto questo, non era male ‘L’aria salata’ di Alessandro Angelini, presentato alla Festa di Roma 2006, e che in fondo ha avuto anche un buon successo distributivo.

    Volevo anche indicare due registi come Eugenio Cappuccio (‘Volevo solo dormirle addosso’ e ‘Uno su due’) ed Emanuele Crialese (‘Respiro’ e ‘Nuovomondo’), ma è difficile chiamare ancora ‘giovani’ due autori che hanno rispettivamente 46 e 42 anni.

    Ho recentemente visionato un centinaio di cortometraggi per la giuria di un festival internazionale, e ahimè, solo un corto italiano era decisamente bello, il resto del prodotto interno era piuttosto discutibile…

    M.

  19. Lucio dicono:

    Cappuccio e Crialese… non sono due rivelazioni folgoranti.
    certo che è difficile fare nomi di registi italiani veramente entusiasmanti, sia fra i giovanissimi che fra quelli consolidati da qualche anno.
    non solo colpa loro ovviamente, anzi, la colpa maggiore probabilmente è delle produzioni prive di coraggio e del pubblico troppo pigro e poco numeroso.
    fra gli autori di corti ce ne sono un paio che a me piacciono molto: Melo Prino, che chissà se riuscirà mai a reggere un lungometraggio, e Francesco Costabile, che credo emigrato recentemente in Francia :-((

  20. giovanni dicono:

    vorrei partecipare in un ruolo in questa fiction come devo fare?
    grazie tel 3483427212

  21. lucio dicono:

    quale fiction giovanni?

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