Rischio Periferia

Il dibattito sull’economia italiana sembra avere frettolosamente de-rubricato il tema del declino industriale. E’ bastato vedere che i dati sulla congiuntura 2006-2007 si avvicinavano al 2%, per ammutolire una discussione su cui, negli ultimi quattro anni, sono stati scritti decine di volumi e centinaia di articoli. Per coloro che, come molti che collaborano a questo blog, non si erano affatto appassionati alle letture pessimistiche sul declino dell’Italia, ciò potrebbe essere motivo di conforto. Eppure, c’è qualcosa che non torna in questo turn off del dibattito economico. Innanzitutto un +2% di crescita del Pil è tutt’altro che entusiasmante all’interno di un’economia mondiale che si espande, mediamente, a tassi tre volte superiori. Attenzione, non solo per merito dello sviluppo iperbolico di Cina e India (+10%), ma anche per le ottime performance dell’America latina (Brasile, Cile e Messico stanno crescendo al 5%, l’Argentina al 9%), i buoni risultati dell’Europa centro-orientale (+6%) e, finalmente, anche per i segnali incoraggianti che arrivano dall’Africa. La crescita economica non riguarda solo i paesi in via di sviluppo. Tutta l’area Ocse si sta espandendo a ritmi sostenuti, con punte del 5% per l’Irlanda e i paesi scandinavi, con la Spagna al 4%, mentre Usa, Giappone, Regno Unito e Germania sono tutti al 3%. Insomma, la nostra crescita non riesce a tenere il passo degli altri, facendoci arretrare nelle graduatorie della ricchezza relativa e, di conseguenza, anche nella scala di preferenza degli investitori. Tuttavia, gli aspetti critici della fase attuale dell’economia italiana, e del Nord Est in particolare, è che la crescita appare di scarsa qualità. Se, infatti, si analizzano in profondità alcuni dati, possiamo innanzitutto osservare la bassa dinamica della produttività: il più importante indicatore di competitività rimane bloccato ai livelli del 2000, trascinando verso il basso il pil pro-capite. Ciò sembra legato al fatto che i tassi di innovazione sono, complessivamente, ancora modesti (si veda anche l’ultimo Innovation scoreboard), e anche lo sviluppo di servizi avanzati rimane limitato. Al contrario, la crescita “fisica”, soprattutto nel Nord est, è dominante: lo vediamo dalla congestione delle infrastrutture di trasporto (nelle autostrade il traffico è cresciuto nel 2006 del 3,5%), dalla massa di turisti che si accalcano in alcune località (Venezia è un caso imbarazzante, ma non è l’unico) e, soprattutto, osservando che il settore delle costruzioni ha vissuto in questi anni un vero e proprio boom: nel periodo 2000-2004 sono stati rilasciati nel Nord Est permessi edilizi per oltre 55 milioni di mq, almeno metà dei quali per nuovi edifici: solo nel primo dopoguerra si erano raggiunti tali livelli!
Insomma, altro che sviluppo intensivo, qui la crescita continua ad essere estensiva, con conseguenze che meritano di essere valutate con attenzione. Da un lato, infatti, si continua ad usare senza regole una risorsa scarsa, come il territorio, la cui qualità è fondamentale per organizzare in modo efficiente le attività economiche e sociali. Dall’altro, vengono “immobilizzate” risorse economiche che potrebbero invece essere investite in modo più produttivo sul fronte dell’innovazione (da parte delle imprese) e del capitale umano (da parte delle famiglie). In conclusione, superato il pericolo del declino, il vero rischio che stiamo correndo è di diventare sempre più una periferia industriale. Una periferia in cui le eccellenze, che pure ci sono, rimangono casi isolati in un contesto sempre meno ospitale e stimolante. Una periferia che, al contrario dei centri emergenti dello sviluppo mondiale, avrà sempre più difficoltà ad attirare in modo selettivo gli investimenti di qualità, a partire dai talenti. Possiamo non chiamarlo più declino, tuttavia la prospettiva non migliora di molto.

Giancarlo

A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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