Il curry e l’emmenthal

Tutti sanno ormai che l’industria audiovisiva più imponente del Pianeta non sta in California ma in India, conosciuta ai più con la parafrasi del nome del mondo in celluloide made in USA: Bollywood. I prodotti indiani sono principalmente destinati al mercato interno (e ai connazionali residenti all’estero), e rispettano caratteristiche narrative ben precise: storie d’amore contrastate, polizieschi dove vincono sempre i buoni, coreografie fantasiose e canzoni orecchiabili. Ogni pellicola che si rispetti (durata media tre ore) contiene sempre una dream sequence, ovvero una scena vissuta nell’immaginazione dei suoi protagonisti, di solito un vero e proprio musical dove gli innamorati intonano assieme un duetto circondati da un panorama paradisiaco.
Da quasi trent’anni la location preferita dove girare queste sequenze per le produzioni bollywoodiane è l’insospettabile Svizzera, nazione che è sempre stata neutrale, diplomaticamente ma anche cinematograficamente parlando.
Alla base di questa decisione dei produttori indiani c’è un triste motivo politico: le lotte interne nelle regioni del Kashmir e dello Jammu hanno reso quei territori poco sicuri per le troupe, a rischio di vessazioni e rapimenti. Dove ricreare quindi quei luoghi da sogno a base di cime innevate, valli verdeggianti e prati in fiore, visto che le catene montuose locali sono impraticabili? Già sappiamo la risposta.
La Svizzera non è mai stata una nazione ricca dal punto di vista del patrimonio cinematografico, ma adesso, grazie alla valorizzazione dei suoi patrimoni naturali, può contare su una media di 25 grosse produzioni di Bollywood che arrivano a girare ogni anno. Questo ha portato a delle conseguenze dirette nel campo delle professionalità necessarie: location manager, assistenti, noleggio di attrezzature in loco. Grazie agli indiani l’arsenale audiovisivo dei Cantoni si è arricchitto, ma non solo. Alberghi e strutture turistiche rimangono aperti anche fuori dalla stagione tradizionale per ospitare le troupe, addirittura organizzando catering ad hoc a base di curry, riso e spezie per accontentare le esigenze delle star indiane (tra cui l’ex Miss Mondo Aishwarya Rai, ormai una presenza fissa tra le valli). E infine, l’ultima conseguenza di questa migrazione è ancora una volta legata al turismo: è vero che il cinema è l’intrattenimento delle classi povere, ma anche la middle class indiana è affascinata dal grande schermo e, dopo averne ammirato i paesaggi nelle pellicole di Bollywood, sempre più spesso sceglie la Svizzera come luogo per le proprie vacanze, desiderosa di ripercorrere i luoghi dove ha visto cantare e danzare i propri beniamnini. Nel 2004 si è registrato il boom: sono arrivati in Svizzera 75.000 turisti indiani, e visto che l’incremento annuale è di circa il 10 per cento, l’anno prossimo si toccheranno le centomila presenze. L’ambasciata svizzera di Mumbai è intasata di richieste per ottenere un visto e Federico Sommaruga, direttore dei mercati del Sud Est Asiatico di Svizzera Turismo, gongola felice. Per lui ogni film di Bollywood girato in Svizzera è un ottimo spot pubblicitario, pagato però dai soldi degli altri – cosa chiedere di più?

Massimo Benvegnù

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6 Responses to Il curry e l’emmenthal

  1. Stefano dicono:

    Per il belpaese faccio una controproposta. Invece che dream sequences con canti e balletti, chiederei ai produttori di Hollywood/Bollywood di girare qualche reality sequence. Ho il sospetto fortissimo che le nostre città siano già oggi nei dreams dei nostri turisti. Se fossi a capo di una film commission nostrana chiederei un poliziesco truce in una Venezia metropolitana, una spy story tecnologica a Firenze e un giallo finanziario tra Roma e Ostia. Dobbiamo convincere il mondo che ci siamo, che esistiamo, che se ci impegnamo siamo pure “moderni”.
    s.

  2. Marco dicono:

    Io sarei per una versione modello B movie anni 70 del tipo Venezia a Mano Armata.

  3. Marco DA dicono:

    Voglio solo rammentare a questo proposito un vecchio “adagio” veneto: “Al diol al caga sempre in t’un grun”
    Spero non serva tradurre…
    Ovvero, ma la Svizzera aveva anche bisogno dei ritorni economici derivanti dai colossal di Bollywood ?

  4. MarcoF dicono:

    So che per quanto riguarda l’Italia, la Regione Piemonte si sta muovendo da qualche anno in tal senso, visto che gran parte delle produzioni italiane si stanno spostando là per via di consistenti incentivi elargiti alle produzioni nazionali che realizzino in Piemonte i loro film. Questo, pur essendo un costo per l’Amministrazione, si sta rivelando in realtà un lungimirante investimento, soprattutto per il turismo.
    In Veneto abbiamo un panorama geografico molto più variegato di quello Piemontese e, secondo me, decisamente superiore a quello Svizzero. Non potrebbero gli amministratori locali pensare a qualcosa di simile? Non credo, come sostiene il detto rammentato da Marco DA che sia casuale la scelta dei monti Svizzeri per i cineasti di Bollywood. Credo – immagino – che se andiamo a vedere indietro nel tempo, probabilmente gli svizzeri si sono mossi meglio e prima di altri. In fondo i monti della Svizzera non hanno intrinsecamente in sé le caratteristiche del loro successo.

  5. >ma la Svizzera aveva anche bisogno dei ritorni >economici derivanti dai colossal di Bollywood?

    Domanda giusta. Come anche l’osservazione di MarcoF.

    L’unica risposta valida è: perchè no?

    La bravura degli Svizzeri è stata quella di cogliere al volo l’occasione e non tirarsi indietro di fronte alla prospettiva di essere ‘mobili’. Parliamo tanto di mobilità del lavoro: ecco delle guide alpine che si sono reinventate location manager per il cinema, ecco dei ristoratori che hanno saputo passare dalla fonduta al pollo al curry. E l’azienda per il turismo ha preso nota del trend e ha saputo reagire al volo. E’ questa capacità di adattamento, poi ad una cultura veramente ‘foresta’ come quella del cinema indiano, che rende interessante la faccenda.

    Forse il vantaggio della Svizzera stava proprio nel fatto che non c’è una vera e propria industria cinematografica locale, e quindi personalità ed imprenditori locali se la sono inventata ‘on the spot’. Immagino che se gli Indiani trent’anni fa avessero iniziato a colonizzare Cortina, sarebbe arrivato anche qualche funzionarione di Cinecittà con la voglia di comandare su tutto…

    Sulla Venezia calibro 9: io non li ho mai letti, ma a quanto pare i racconti di Donna Leon con protagonista il commissario Brunetti, famosissimi in tutta Europa ma inediti in Italia per il volere della loro autrice che ha chiesto che non venissero tradotti in italiano per vivere tranquillamente a Venezia nell’anonimato, hanno molto a che fare con una certa ‘mafia’ lagunare che lavora sporco, e tanto, in una Venezia decisamente hitchcockiana, uscita da un film noir… a qualcun’altro risulta?

  6. sf dicono:

    Offro subito una location veneta per i ricchi produttori indiani. Ad Arzignano, comune del vicentino di venticinquemila abitanti, vivono duemila tra indiani e bengalesi. Ci sono due edifici per il culto induista e all’ultima processione per la festività sikh è intervenuto l’ambasciatore indiano in Italia. Sono altre le produzioni che hanno attirato i cittadini indiani ma perchè pensare che possano essere le uniche?

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