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	<title>Comments on: Storytelling 2.0</title>
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	<description>Creatività ed Innovazione</description>
	<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 18:31:44 +0000</pubDate>
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		<title>By: Notebook &#187; Storytelling 2.0</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/05/01/storytelling-20/#comment-3291</link>
		<dc:creator>Notebook &#187; Storytelling 2.0</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 May 2007 04:40:22 +0000</pubDate>
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		<description>[...] First Draft      * * * [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] First Draft      * * * [...]</p>
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		<title>By: Giorgio Soffiato</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/05/01/storytelling-20/#comment-3243</link>
		<dc:creator>Giorgio Soffiato</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2007 12:37:40 +0000</pubDate>
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		<description>Segnalo il libro bianco prodotto dall'America Press Institute a proposito di citizen journalism 
http://www.hypergene.net/wemedia/download/we_media.pdf</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo il libro bianco prodotto dall&#8217;America Press Institute a proposito di citizen journalism<br />
<a href="http://www.hypergene.net/wemedia/download/we_media.pdf" rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.hypergene.net/wemedia/download/we_media.pdf?referer=');">http://www.hypergene.net/wemedia/download/we_media.pdf</a></p>
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	<item>
		<title>By: Massimo Benvegnù</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/05/01/storytelling-20/#comment-3242</link>
		<dc:creator>Massimo Benvegnù</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2007 10:38:24 +0000</pubDate>
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		<description>Ma che risposta è? Ho forse giudicato il valore artistico e letterario di Wu Ming? Ho forse detto che non meritano lo spazio che raccolgono sui giornali? 

Ho solo fatto notare che esperimenti di 'marketing narrativo' (chiamiamoli così) come i loro, riescono principalmente perchè, contemporaneamente, sono ben posizionati anche su vecchi media generalisti (giornali) e sono brandizzati dalla tradizione (Einaudi). E che il paragone con l'imprenditoria del NordEst era quantomeno azzardato. 

(Lungi da me poi parlare di qualità dei lavori narrativi legati alle vendite e al risalto sulla stampa!)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma che risposta è? Ho forse giudicato il valore artistico e letterario di Wu Ming? Ho forse detto che non meritano lo spazio che raccolgono sui giornali? </p>
<p>Ho solo fatto notare che esperimenti di &#8216;marketing narrativo&#8217; (chiamiamoli così) come i loro, riescono principalmente perchè, contemporaneamente, sono ben posizionati anche su vecchi media generalisti (giornali) e sono brandizzati dalla tradizione (Einaudi). E che il paragone con l&#8217;imprenditoria del NordEst era quantomeno azzardato. </p>
<p>(Lungi da me poi parlare di qualità dei lavori narrativi legati alle vendite e al risalto sulla stampa!)</p>
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	<item>
		<title>By: Jacopo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/05/01/storytelling-20/#comment-3237</link>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2007 07:41:38 +0000</pubDate>
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		<description>Mi pare una provocazione piuttosto debole, se posso permettermi. Conosco moltissimi casi di libri usciti per Einaudi (o Feltrinelli, o Mondadori ecc.)che hanno venduto mezza copia e ottenuto sì e no due righe di recensioni sulla stampa. E poi, va bene tutto, ma se i Wu Ming pubblicano per una casa editrice prestigiosa e ottengono le paginate sul Venerdì, sarà anche per la qualità dei loro lavori narrativi, o no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare una provocazione piuttosto debole, se posso permettermi. Conosco moltissimi casi di libri usciti per Einaudi (o Feltrinelli, o Mondadori ecc.)che hanno venduto mezza copia e ottenuto sì e no due righe di recensioni sulla stampa. E poi, va bene tutto, ma se i Wu Ming pubblicano per una casa editrice prestigiosa e ottengono le paginate sul Venerdì, sarà anche per la qualità dei loro lavori narrativi, o no?</p>
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	<item>
		<title>By: Massimo Benvegnù</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/05/01/storytelling-20/#comment-3227</link>
		<dc:creator>Massimo Benvegnù</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 11:29:32 +0000</pubDate>
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		<description>Eccolo, immancabile, il provocatore che arriva anche dalla trasferta e sferra il solito dardo: ma se Wu Ming non fosse pubblicato da Einaudi e quindi non partisse dalle solite, direi quasi ottocentesche piattaforme di prestigio (casa editrice rinomata, contatti tradizionali e storici con la stampa di settore, punti vendita consolidati, etc.) riuscirebbe il loro 'esperimento narrativo' ad avere lo stesso impatto e a coinvolgere un numero così grande di 'utenti'/non più semplici lettori?

Wu Ming non è certo come l'industriale del NordEst che decide di aprire, a suo rischio imprenditoriale, una società. 

Dove sta il loro rischio? 

Il brand Einaudi è forse, assieme a Feltrinelli, quello più caratterizzato e popolare sul nostro mercato, sia come casa editice che come punto vendita e distributore (a proposito, chi possiede Einaudi? Massì, sempre lui... ).

I Wu Ming si possono permettere tutti gli esperimenti di ipertesto e community che vogliono (ben apprezzati, sia beninteso), soprattutto a fronte delle paginate a loro dedicate da Venerdì di Repubblica, Corriere Magazine, inserti culturali dei quotidiani e altri media ben più generalisti (potentissimo il loro ufficio stampa).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eccolo, immancabile, il provocatore che arriva anche dalla trasferta e sferra il solito dardo: ma se Wu Ming non fosse pubblicato da Einaudi e quindi non partisse dalle solite, direi quasi ottocentesche piattaforme di prestigio (casa editrice rinomata, contatti tradizionali e storici con la stampa di settore, punti vendita consolidati, etc.) riuscirebbe il loro &#8216;esperimento narrativo&#8217; ad avere lo stesso impatto e a coinvolgere un numero così grande di &#8216;utenti&#8217;/non più semplici lettori?</p>
<p>Wu Ming non è certo come l&#8217;industriale del NordEst che decide di aprire, a suo rischio imprenditoriale, una società. </p>
<p>Dove sta il loro rischio? </p>
<p>Il brand Einaudi è forse, assieme a Feltrinelli, quello più caratterizzato e popolare sul nostro mercato, sia come casa editice che come punto vendita e distributore (a proposito, chi possiede Einaudi? Massì, sempre lui&#8230; ).</p>
<p>I Wu Ming si possono permettere tutti gli esperimenti di ipertesto e community che vogliono (ben apprezzati, sia beninteso), soprattutto a fronte delle paginate a loro dedicate da Venerdì di Repubblica, Corriere Magazine, inserti culturali dei quotidiani e altri media ben più generalisti (potentissimo il loro ufficio stampa).</p>
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	<item>
		<title>By: marco</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/05/01/storytelling-20/#comment-3226</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 10:36:41 +0000</pubDate>
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		<description>Che i Wu Ming siano solo l'inizio di una nuova imprenditorialità a forte connotazione culturale? Se così fosse sarebbe una bella notizia per il nordest ... finalmente un nuovo futuro possibile, alternativo alla lettura di Vitaliano Trevisan.

Marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che i Wu Ming siano solo l&#8217;inizio di una nuova imprenditorialità a forte connotazione culturale? Se così fosse sarebbe una bella notizia per il nordest &#8230; finalmente un nuovo futuro possibile, alternativo alla lettura di Vitaliano Trevisan.</p>
<p>Marco</p>
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		<title>By: Vladi</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/05/01/storytelling-20/#comment-3225</link>
		<dc:creator>Vladi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 10:24:15 +0000</pubDate>
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		<description>Sono d'accordo con Jacopo: ridurre il tutto ad operazione di marketing non vale. Detto da un appassionato della prima ora, Manituana è un libro eccellente e l'operazione "livello due" mi pare ambiziosa ed innovativa. 

@MelPunk: vero, il libro è il libro e l'autore (gli autori nella fattispecie) è uno, ma per come la vedo io, il libro è un'istantanea su un mondo molto articolato pieno di storie a disposizione di altri affabulatori. In fin dei conti i Wu Ming hanno costruito Manituana continuando delle trame già esistenti e già scritte (le favolose e romanzesche vite dei protagonisti, altri romanzi e libri, film o chissà che altro) e centinaia di altri fili dentro al mondo di Manituana stanno aspettando di essere raccontati. 

Vi riporto un passaggio di una recensione di Manituana scritta da Giuseppe Bonura su l'Avvenire (via &lt;a href='http://www.manituana.com' rel="nofollow"&gt;Manituana.com&lt;/A&gt;) su cui ci sarebbe da discutere. 
"Alcuni anni fa un gruppo di sedicenti scrittori emiliani fu sedotto dal mito della fabbrichetta, così caro ai piccoli imprenditori del Nord Est. Ma invece di fabbricare camicie o scarpe, questo gruppo si mise in testa di fabbricare romanzi ... Dopo tutto anche i romanzi sono merce si  saranno detti i componenti del gruppo annuendo pensosamente" Il tono tradisce l'opinione di Bonura sui Wu Ming, sulle fabbrichette del Nord Est ma quel che più conta sul "fabbricare" libri. Tutto ruota intorno al "fabbricare", evidenziando la solita trita retorica anti-economica e anti-capitalistica di molti dei nostri intellettuali. Siamo ancora qua?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Jacopo: ridurre il tutto ad operazione di marketing non vale. Detto da un appassionato della prima ora, Manituana è un libro eccellente e l&#8217;operazione &#8220;livello due&#8221; mi pare ambiziosa ed innovativa. </p>
<p>@MelPunk: vero, il libro è il libro e l&#8217;autore (gli autori nella fattispecie) è uno, ma per come la vedo io, il libro è un&#8217;istantanea su un mondo molto articolato pieno di storie a disposizione di altri affabulatori. In fin dei conti i Wu Ming hanno costruito Manituana continuando delle trame già esistenti e già scritte (le favolose e romanzesche vite dei protagonisti, altri romanzi e libri, film o chissà che altro) e centinaia di altri fili dentro al mondo di Manituana stanno aspettando di essere raccontati. </p>
<p>Vi riporto un passaggio di una recensione di Manituana scritta da Giuseppe Bonura su l&#8217;Avvenire (via <a href='http://www.manituana.com' rel="nofollow" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.manituana.com?referer=');">Manituana.com</a>) su cui ci sarebbe da discutere.<br />
&#8220;Alcuni anni fa un gruppo di sedicenti scrittori emiliani fu sedotto dal mito della fabbrichetta, così caro ai piccoli imprenditori del Nord Est. Ma invece di fabbricare camicie o scarpe, questo gruppo si mise in testa di fabbricare romanzi &#8230; Dopo tutto anche i romanzi sono merce si  saranno detti i componenti del gruppo annuendo pensosamente&#8221; Il tono tradisce l&#8217;opinione di Bonura sui Wu Ming, sulle fabbrichette del Nord Est ma quel che più conta sul &#8220;fabbricare&#8221; libri. Tutto ruota intorno al &#8220;fabbricare&#8221;, evidenziando la solita trita retorica anti-economica e anti-capitalistica di molti dei nostri intellettuali. Siamo ancora qua?</p>
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		<title>By: Melpunk</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/05/01/storytelling-20/#comment-3223</link>
		<dc:creator>Melpunk</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 08:41:07 +0000</pubDate>
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		<description>marco

il libro rimane il libro. da qualche anno, wu ming in testa, anche in italia si sta puntando sulla possibilità di raccontare ancora e a margine. personalmente la ritengo una cosa piacevolissima. il sito di manituana, tra l'altro, è realizzato benissimo, e contiene anche il 2° livello, accessibile solo per chi ha già letto il libro, che nell'intento degli stessi autori (hanno presentato il tutto all ascighera di milano) ha come fine il coinvolgimento ulteriore ddel lettore e anche un ulteriore livello di approfondimento del libri stesso. personalmente non amo molto quelle iniziative rivolte agli appassionati di continuare a scrivere un libro o asceneggiare una serie tv. l'autore (autori, nel caso di wu ming) è uno solo
saluti
melpunk</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>marco</p>
<p>il libro rimane il libro. da qualche anno, wu ming in testa, anche in italia si sta puntando sulla possibilità di raccontare ancora e a margine. personalmente la ritengo una cosa piacevolissima. il sito di manituana, tra l&#8217;altro, è realizzato benissimo, e contiene anche il 2° livello, accessibile solo per chi ha già letto il libro, che nell&#8217;intento degli stessi autori (hanno presentato il tutto all ascighera di milano) ha come fine il coinvolgimento ulteriore ddel lettore e anche un ulteriore livello di approfondimento del libri stesso. personalmente non amo molto quelle iniziative rivolte agli appassionati di continuare a scrivere un libro o asceneggiare una serie tv. l&#8217;autore (autori, nel caso di wu ming) è uno solo<br />
saluti<br />
melpunk</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Marco</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/05/01/storytelling-20/#comment-3221</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 07:57:16 +0000</pubDate>
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		<description>La discussione mi sembra molto interessante. Provo a rilanciare. Fino a che punto può continuare questa "tracimazione" (figurine e co) e soprattutto quanto la narrazione può rendersi autonoma rispetto al libro?

Marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La discussione mi sembra molto interessante. Provo a rilanciare. Fino a che punto può continuare questa &#8220;tracimazione&#8221; (figurine e co) e soprattutto quanto la narrazione può rendersi autonoma rispetto al libro?</p>
<p>Marco</p>
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		<title>By: Jacopo</title>
		<link>http://www.firstdraft.it/2007/05/01/storytelling-20/#comment-3220</link>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 07:38:57 +0000</pubDate>
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		<description>Questo genere di operazioni è profondamente affascinante, e credo sia riduttivo qualificarle solo in termini di marketing (anche se è ovvio che hanno ricadute anche da quel punto di vista). Credo che indichino qualcosa in merito al futuro della narrativa, che tracima fuori dal libro (inteso sia come oggetto fisico che come gabbia concettuale) per diventare qualcosa di diverso da come tradizionalmente l'abbiamo intesa finora.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo genere di operazioni è profondamente affascinante, e credo sia riduttivo qualificarle solo in termini di marketing (anche se è ovvio che hanno ricadute anche da quel punto di vista). Credo che indichino qualcosa in merito al futuro della narrativa, che tracima fuori dal libro (inteso sia come oggetto fisico che come gabbia concettuale) per diventare qualcosa di diverso da come tradizionalmente l&#8217;abbiamo intesa finora.</p>
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