Storytelling 2.0

A dieci giorni dall’approdo di Manituana nelle librerie, i Wu Ming hanno aperto la loro “officina” sul sito Manituana.com, dove è possibile conoscere il mestiere dello scrivere – ossessione nell’editing, riunioni e scambi di pareri tra autori, cura della lingua. In questa officina – il “livello 2” del romanzo – si può anche toccare con mano la materia prima della narrazione: capitoli eliminati, biografie dei personaggi, rivoli narrativi accennati dagli autori e continuati (e continuabili) da autori/lettori sia su pagina che attraverso altri media. Come i Wu Ming, altri autori italiani hanno aperto le loro “officine”: Giuseppe Genna con Medium e con L’anno Luce, e i Kai Zen, con il loro La strategia dell’ariete.

Se nella letteratura è un fenomeno nuovo, l’esplosione e l’apertura della narrazione sono tratti consolidati nel più ampio panorama della cultura “pop”: gli adolescenti di mezzo mondo hanno completato e ampliato le storie dei videogiochi da sempre, lo spettatore televisivo si muove agilmente nei dedali di Lost e Desperate Housewives, al cinema lo ha fatto con I soliti sospetti e Donnie Darko. Tutti questi prodotti “pop” hanno trovato nella rete un formidabile strumento per esplorare e costruire narrazioni “altre” dal contenuto originale ma fortemente collegate e importanti sia per completare le storie, sia per mantenere costanti ed elevati i volumi di vendite.

Questa narrativa “dilagante” pare trovarsi a suo agio in rete. A partire da un’idea e da un mondo fissato in un romanzo autori come i Wu Ming si pongono come orchestratori ed organizzatori di uno sforzo collettivo di costruzione e combinazione di mondi che hanno il merito, dal punto di vista del business, di mantenere elevato l’interesse per il libro ed elevate le vendite. C’è da chiedersi quanto sia ancora possibile parlare dei Wu Ming e di altri, come di autori: il loro proporsi come factory creativa e motore di narrazioni multi-autore e transmediali li rende sempre più simili ad uno studio di produzione che in prospettiva potrebbe occuparsi della complessa filiera della narrazione per consegnare ad un editore “pacchetti” finiti da distribuire sul mercato.

Non credo che in questo gioco gli editori siano destinati ad avere solo il ruolo di distributori. Ridefinendo la propria funzione e dotandosi di competenze adeguate, potrebbero diventare un importante attore nella costruzione di meccanismi narrativi ampliati in collaborazione con gli autori. Mi pare un’opportunità da prendere, soprattutto per gli editori più piccoli, non fosse altro perché il gioco della distribuzione si è fatto duro e lo spazio molto stretto.

Vladi

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