Young Horse Schooling Exercises

Se sei nato e vivi a Vicenza, se leggi il “Giornal Young Horse Schooling Exercises e” (di Vicenza, ovviamente) e, soprattutto, se fai l’imprenditore, l’ultimo libro di Vitaliano Trevisan rischia di essere una lettura disturbante. “Il ponte” (Einaudi) racconta la storia di Thomas, vicentino emigrato in Germania da anni. La notizia della morte del suo fratello di sangue, Pinocchio, spinge il nostro protagonista a un viaggio alla riscoperta di un passato sofferto, con annesse riflessioni su Vicenza e dintorni. La quarta di copertina annuncia pagine che parlano dello “sbriciolamento” di un paese senza morale e senza bellezza; in realtà, l’idea di disgregazione è fuorviante. Il Veneto di Trevisan pare non sia mai stato incollato. C’è l’inerte (ce n’è molto), ma manca l’aggregante, manca il cemento.
I ricordi e le considerazioni del protagonista provano a ritrarre una società al collasso: giornali illeggibili (“linguaggio ripugnante”); classe politica inedeguata (“assoluta spudoratezza”); intellettuali assenti (“un debole pensiero piccolo borghese e cattolico”). Fin qui nulla di nuovissimo. Originale è l’analisi che segue. Il vero epicentro di tanto impazzimento è, pare di capire, la famiglia. La famiglia di cui parla Trevisan è un presidio di infelicità e incomprensioni, una garanzia di frustrazione per il talento dei figli e di incomunicabilità fra mogli e mariti. Thomas/Trevisan (difficile capire chi stia parlando davvero) ricostruisce la microfisica del potere fra uomo e donna a partire dalle sue personali battaglie per la cameretta con mamma e sorelle. Il quadro che ne esce vede

i maschietti costretti dalle loro madri/sorelle/mogli/fidanzate a rimanere eternamente bambini, imprigionati fra gli affetti di casa e sensi di colpa mai risolti, incatenati al destino di lavoratori indefessi per salvaguardare l’ambizione di un tenore di vita “come si deve”. Il lavoro fino a ore tarde, la passione per le macchine, moto, trapani e mandrini così come anche una certa idea di imprenditorialità sono il risultato della permanenza di una cifra infantile nel carattere maschile, con alcuni controindicazioni importanti come quella di impedire una collocazione stabile nella società, la costruzione di relazioni adulte, la produzione di un qualsiasi discorso politico. Ogni tentativo di sviluppare consapevolezza si conclude inesorabilmente con un ripiegamento in se stessi. La sopravvivenza stessa è ripiegamento.
Si parla con una certa frequenza della necessità di rinnovare la classe dirigente del Nord Est. La lettura di Trevisan ci fa fare un passo indietro. Dichiara che il successo del Nord Est è anche la sua malattia. Che le sue contraddizioni hanno origine genetica e che la soluzione ai problemi del nostro mondo non è dietro l’angolo.
Personalmente, non ho molto in comune con il protagonista del libro. Non ho mai usato le pattine per girare per casa, né mia madre ha tenuto il cellophane sui divani di casa per evitare che si rovinassero. Quanto ai libri, uno spreco a casa di Thomas, hanno invaso pacificamente tutta la mia infanzia. Insomma, potrei chiamarmi fuori e guardare da lontano, con una certa ironia, le disavventure del nostro protagonista vicentino. Il problema è che il racconto di Trevisan è troppo intenso e pieno di dettagli per non lasciare il dubbio che si tratti di verità. Conto su qualche narrazione alternativa per avere una qualche speranza in più sul futuro del mio paese.

Stefano

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