Le trame dell'open source

OSS_wiredI convegni sull’open source per la piccola impresa italiana hanno una trama che è, più o meno, sempre la stessa. L’ultimo della serie, organizzato a Milano da Datanet, ha sperimentato qualche variazione sul tema. Gli ingredienti erano quelli di sempre, ma il finale ha regalato qualche sorpresa.
Ecco in sintesi il copione. La piccola e media impresa (virtuosa, vivace, anche se spesso – ahilei – ingenua) è stata rapita dall’odioso signorotto locale (Microsoft quando si parla di ufficio, IBM quando si parla di AS 400). Per liberarla serve un esercito di giovani baldanzosi (armati di open source ovviamente) in grado di espugnare la torre dove alberga il cattivo e salvare la bella da una vita di umiliazioni e angherie. L’inizio prevede un coro di voci oneste (la parte di analisti senza macchia è stata affidata a DICO e CSS Bocconi) che si levano contro il cattivo e chiamano alle armi contro i troppi soprusi subiti. Dopo aver ascoltato le notizie più o meno precise che giungono da lontano, i buoni si radunano per decidere sul da farsi. A questo punto il copione prevede di solito un grande vecchio che arringa la folla con parole che fugano ogni dubbio: a Milano il ruolo è stato interpretato dal grande Raffaele Meo che per l’occasione ha sfoderato le slide originali presentate all’ex commissione governativa sull’open source. Nessuno dei presenti ha avuto dubbi sull’origine purissima di quel documento: la grafica, i colori, il lettering tutto escludeva la possibilità che mai un software Microsoft avesse contaminato quei bit proiettati sullo schermo. Come un vecchio Jedi, Meo/Obi-Wan ha pungolato l’orgoglio dei giovani cavalieri prima mettendoli in guardia contro un nemico grandissimo e perfido (la pubblica amministrazione, le grandi imprese del software

e dei servizi), per elencare poi le vittorie più recenti ottenute con pochi mezzi, astuzia e coraggio (toste le proposte su open hardware e open source embedded).
Fin qui tutto come al solito. E’ da qui in poi che la trama ha cambiato registro. I cavalieri della tavola rotonda, guidati da un Beppe Caravita molto in forma, invece dei soliti proclami ardimentosi hanno provato a fare un piano d’azione. Io (ero anch'io fra i partecipanti) ho posto il problema della consistenza degli eserciti (i system integrator oggi impegnati nell’open source mi paiono ancora lontani, nella grande maggioranza dei casi, dal rappresentare un esercito motivato). A seguire hanno parlato Gianni Vota (la piccola impresa italiana si informa – i dati delle visite al portale JOB lo confermano – ma non è detto che sia ancora pronta per il salto) e Pierantonio Macola, nella parte del cavaliere di ventura arrivato da poco nella compagine ma con ottime idee (perché non fare una fiera evento come fu al tempo Webbit?). Per ultimo ha parlato Davide Dozza (Open Office in Italia), a cui spettava la parte di giovane ardimentoso cui la vita ha inflitto alcune cicatrici. L’open source vincerà, ha annunciato, ma non con assalti frontali; l’avversario sarà sconfitto dopo un lungo assedio. I giovani che oggi si laureano scrivendo la tesi in open office saranno un giorno i nostri veri alleati.
Un paio di anni fa, tante argomentazioni sarebbero state inesorabilmente tacciate di disfattismo. Oggi non è così, ed è un bene. La campagna dell’open source sarà lunga e bisogna prepararsi di conseguenza. Un po’ di realismo in più è fondamentale se si vuole vincere davvero.
Un’ultima nota da produttore. Contrariamente al solito casting (rigorosamente maschile) a Milano si sono viste donne brillanti (oltre a Fiorella De Cindio, Laura Ripamonti, Margherita Pagani, Barbara Russo), capaci di ottime argomentazioni. Un altro buon segno per il successo del film.

Stefano

Immagine: “Storming Redmond” Wired Magazine, 13.02

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7 Responses to Le trame dell'open source

  1. Antonio Picerni dicono:

    Post davvero bello e divertente!

    Resto nella metafora del film.  Nel copione descritto da Stefano, forse manca un ruolo fondamentale, che non può mancare in buon film epico-fantasy: il piccolo gruppo di “traditori” che mette a repentaglio la vita stessa degli eroi.

    Chi possono essere i traditori in questo film sull’Open Source? Semplice, coloro che in economia chiameremo free rider: ovvero, banalizzando il concetto, chi prende dalla collettività senza restituire nulla in cambio. Sono coloro che anziché cooperare, come insegna la Teoria dei Giochi, preferiscono mantenere un piccolo vantaggio competitivo senza restituire alla comunità il codice migliorato, o semplicemente utilizzando l’Open Source come arma di mera comunicazione.

    Il fenomeno sembra essere particolarmente evidenza in Italia, ne parla anche Marco in questo post, dove l’Open Source sembra prendere una piega quantomeno “grossolana”.

    In ogni buon film che si rispetti, il cattivo fa sempre una brutta fine…speriamo in un finale tradizionale!

  2. Chissà: nello script di questo film potrebbero anche mancare gli eserciti neutrali (o spalleggiatori del cattivo) o quelli di altre… popolazioni (nani, elfi e magari produttori di smartphone e tablet), che potrebbero forse più facilmente abbandonare il signorotto e passare “coi buoni”. Stavo giusto valutando di scrivere due righe su questa news, piccola ma saporita. Secondo voi, che Michael Dell abbia sognato qualcuno che gli ha detto “In hoc signo vinces”? O che qualche utente gli abbia sussurrato qualcosa all’orecchio?
    Beh, forse è vero che noi italiani (magari più nani ed elfi) siamo più portati ad erodere ai fianchi piuttosto che a chiudersi a falange e ad attaccare… e i settori meno tradizionali (rispetto all’informatica aziendale) e spesso più innovativi (come l’universo della Rete e della multimedialità) possono essere un’ottima macchina per vincere l’assedio. Forse adesso i tempi sono maturi davvero; il gigante non fa più paura.
    Considerazione parallela: queste metafore, divertite e divertenti, ci conquistano e mantengono alto l’umore della truppa; ma ho come l’impressione che, quando le sentiremo stemperarsi su problematiche più tecniche e specifiche (e forse meno interessanti), quello sarà il segno che il fortino è crollato sul serio.

    Alessandro

  3. Pietro Racal dicono:

    I film sono belli, ma di solito la realtà è un’altra cosa.
    Insomma ben si sa che nei film si rappresenta sempre una realtà che è frutto dell’interpretazione di chi il film lo gira; ma chi ha detto che il regista abbia colto l’anima del problema?
    Una critica è guerra ideologica. La guerra è strategia. La prima domanda che un buon stratega si deve porre (e certo un regista non fa fintanto che la scena da girare è intrigante) è, non tanto, chi attacchiamo, ma, perché.
    Qual è il motivo di un attacco a Microsoft (o altri giganti dell’Informatica)? Il fatto che per utilizzare le loro applicazioni si debbano pagare delle licenze? Il fatto che quando utilizziamo un suo software non vi si possa mettere mano autonomamente per adattarlo alle proprie preferenze? Per il fatto che i grandi si accrocchiano in se stessi dando poco spazio agli altri ed impedendo ai piccoli di crescere?
    Se tutti potessimo cambiare tutto e tutto potesse essere modificato e modificabile alla fine si convergerebbe verso un solo sistema comprendente tutte le possibili combinazioni di modifiche, privo di qualsiasi diversità. Se c’è una lezione che si deve imparare dalla natura è che la mancanza di diversità è l’anticamera dell’estinzione.
    Chi attacca i giganti perchè vogliono restare diversi e vogliono difendersi in modo assoluto o selettivo da intrusioni esterne, costui non ha una visione del terreno su cui combatte e questo rischia di fargli compiere azioni destabilizzanti.
    Lo spazio per porsi accanto a, o, allontanarsi da Microsoft e altri giganti “ingombranti” c’è (a partire da sistemi operativi fino ai più banali applicativi). Invece tutti vogliono prima incatenare i giganti. Ma perché? La guerra, quella vera, insegna che chi attacca non sempre vuole elminare una minaccia perchè è giusto che sia eliminata, ma semplicemente perchè la sua vita così sarebbe più semplice….oppure, malignamente, perchè l’aggressore vuole sostituirsi all’aggredito (homo homini lupus).
    Ci sono centinaia di blog dove si dichiara odio contro i giganti e l’amore verso i nani, ma mai nessuno che dichiara amore i giganti ma al tempo stesso proclama odio contro i nani. Che non sia allora che si rischia di pigliare una piega un pò troppo estremistica?Non è che così si rischia di banalizzare l’Open Source? Fino all’estrema provocazione di una faida estremista contro l'”imperialismo” informatico?
    Sono stra-sicuro che non è così. Parole come condivisione e compatibilità (le prime di mille che mi vengono in mente) sono la vera anima di questo vento rinnovatore. Ed il vento può far male (Cocciante), ma non lo fa perchè vuole farsi paladino di una giustizia “divina” che deponga i prepotenti e incoroni i giusti, ma perchè è lo scorrere naturale delle cose. Il diffondersi delle tecnologie e delle competenze legate al suo sviluppo ha portato e sta portando ad una progettualità diffusa, che non è possibile arginare ed i giganti se ne stanno accorgendo (vedi microsoft che sta iniziando a pensare di rendere compatibile la sua office application con i formati Open). Ed è così che accadrà. Nessuna guerra, nessun morto, solo una spinta all’apertura, sì, anche delle porte dei castelli dei giganti; apertura non distruzione. La teoria della distruzione creatrice funziona se si distrugge ciò che più non serve, non ciò che costituisce ancora un punto di riferimento. E tanto di ciò che nasce in quei castelli viene preso ancora oggi come punto di riferimento, anche solo, in certi casi, per potersi partire da esso. La dove una volta esistevano pochi ora sono tanti ed è normale che i pochi non si chiudano in se stessi. Questa è la strada ed ha ragione chi dice che non è con il confronto diretto che si vince questa battaglia. Ma nemmeno con uno stretto assedio si vincerà; piuttosto prevarrà la costante crescita dei nani in parallelo con i giganti.
    Amore e odio sono il sale della vita, ma troppo sale fa venire l’arteriosclerosi per cui bisognerebbe saper trovare il giusto bilanciamento tra i due opposti per ottenere il massimo.
    Golia non fa più paura dite, ma Davide non potrebbe farselo amico dico io? Bisognerebbe provarci.
    Io trovo inutile giudicare i software proprietari o quelli Open e parteggiare per uno di loro. E’ meglio dedicarsi ad una sempre migliore applicazione della tecnologia e per fare questo trovo poco saggio affrettare la mannaia; c’è anche bisogno di alcuni Golia che aprano la strada. Senza di loro i vari Davide, oggi, non esisterebbero nemmeno.

  4. Stefano dicono:

    Pietro, condivido il tuo sospetto verso l’ideologia di chi crede che i nani sono sempre buoni e i giganti sempre cattivi. Se mi capita di prendere un po’ in giro la trama abusatissima di certi convegni sulle potenzialità dell’open source è perché (oltre a essere un po’ noiosa) è anche inutile. All’incontro di martedì mi pare che la tavola rotonda abbia provato a dire qualcosa di diverso. Ha provato a riflettere sul contesto italiano e sui motivi per cui l’os è lungi dall’aver sfondato su un mercato così complicato come quello della PMI. Sono certo che un po’ di neorealismo farà del bene alla causa.
    s.

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  6. Da Superman-Lex Luthor a Peppone-Don Camillo, in ogni trama che si rispetti, gli antagonisti hanno sempre avuto bisogno di se stessi.

    C’è anche un bel film, che si intitola Unbreakable, il cui tema è proprio la ricerca che si svolge tra il supereroe e la sua nemesi, perchè sanno che uno non può fare a meno dell’altro.

    E’ vero che i ‘nani’ dell’Open Source non possono fare a meno di Microsoft e degli altri ‘giganti’.

    Sarà interessante invece il plot twist che, in una sequenza degna del miglior Shyamalan de Il sesto senso e The Village, ci farà scoprire finalmente l’Osceno – letteralmente, quello che non si può mostrare: il ‘gigante’ che non può fare a meno del popolo dell’OS.

    M.

  7. (perché non fare una fiera evento come fu al tempo Webbit?).

    Lo abbiamo già fatto :)
    vedi http://www.openexp.it/

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