Per un’Università che si industria davvero

Da qualche mese si era finalmente tornati a discutere, grazie al dibattito sul Politecnico del Nord Est, di una politica di sviluppo dell’Università in Veneto. Diciamo subito che in questo dibattito l’Università non aveva sempre dato grande prova di sé, mostrando posizioni contraddittorie anche all’interno degli stessi atenei. Tuttavia, dopo anni in cui la facile retorica sull’economia della conoscenza si scontrava con la dura realtà delle riduzioni di risorse all’Università, sembrava si stesse aprendo una nuova stagione di dialogo serio e responsabile per un ridisegno del sistema dell’istruzione superiore e della ricerca applicata. E invece, ecco che il Presidente degli Industriali del Veneto non trova di meglio che lanciare una feroce polemica contro l’Università, accusata di essere oramai “un club esclusivo riservato ai soliti noti”: un mondo chiuso in se stesso, sempre più lontano dai problemi delle imprese e indifferente alle dinamiche dell’economia reale. Sulla scia di questa polemica si è poi lanciato anche il Presidente degli Industriali di Vicenza, che da qualche tempo propone la fondazione di una Università americana in Veneto come strumento per creare quella concorrenza che oggi sarebbe assente nel sistema regionale dell’istruzione superiore.
Sarebbe fin troppo facile rispondere a queste polemiche ironizzando sul provincialismo di questo ceto dirigente, che mostra idee confuse e molto approssimative sul funzionamento dell’Università in generale, e di quella italiana in particolare. Davvero qualcuno crede che i problemi di innovazione delle imprese del Nord Est sarebbero risolti con l’insediamento in Veneto di un’Università americana? Hanno un’idea questi industriali di quante risorse investono a rischio le imprese americane sulle loro Università? Non si illudano sia come qui in Veneto, dove gli industriali gestiscono strutture importanti – come il Cuoa, il Vega, il distretto Nanotech – con risors

e in gran parte pubbliche. Ma, soprattutto, come pensare di abbattere i “ponti levatoi” che separano i feudi accademici dalla società, senza avanzare alcuna proposta concreta, né disponibilità reali, per un governo responsabile degli atenei?
Il dibattito sul Politecnico poteva essere l’occasione per definire una strategia di sviluppo e adeguamento dell’offerta universitaria in Veneto e avviare alcune soluzioni possibili. Innanzitutto sulla governance delle Università, per favorire un dialogo trasparente fra produzione scientifica e interessi strategici dell’economia locale. Quindi sulla selezione dei docenti e l’attivazione di cattedre specifiche, sia per favorire una maggiore interconnessione fra Università e imprese, sia per accedere con più facilità ai circuiti internazionali. Poi sui temi strategici di ricerca per l’economia regionale, da sostenere congiuntamente da risorse private e pubbliche. Sulla valutazione dell’istruzione superiore e del vasto sistema della formazione, dove si spendono molte risorse senza avere chiarezza sui risultati. Sugli strumenti che possono favorire la concorrenza e la collaborazione fra atenei, ad esempio realizzando infrastrutture residenziali per gli studenti e mettendo a disposizione borse di studio, per attirare studenti stranieri e per sostenere l’iscrizione in una buona Università internazionale di studenti veneti. Si potrebbe inoltre lavorare assieme fra Università, banche e associazioni imprenditoriali per il sostegno allo start-up di imprese innovative su settori ritenuti strategici per l’economia regionale. E non sarebbe poi così difficile attivare osservatori tecnologici ed economici sull’innovazione, su cui fare convergere bandi di dottorato, laboratori di laurea, stage aziendali e progetti di ricerca internazionale.
Se gli industriali del Veneto intendono davvero migliorare la situazione dell’Università in Veneto, comincino a fare qualche proposta concreta e a dare disponibilità ad impegnarsi su progetti precisi. Altrimenti faranno solo il gioco di chi, dentro e fuori all’Università, non vuole proprio cambiare nulla.
Giancarlo

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A proposito di corog

Giancarlo Corò è professore associato di Economia Applicata all'Università Ca' Foscari di Venezia, dove insegna Economia e politica dello Sviluppo ed Economia dei distretti. E' responsabile dei progetti di ricerca sull'internazionalizazzione delle Pmi del centro Tedis-VIU.
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