Nanotecnologie: davvero un business?

Abbiamo partecipato a un workshop organizzato da Duke University sulle prospettive economiche delle nanotecnologie. Il tema è caldo: gli analisti di Wall Street calcolano che nei prossimi cinque anni i prodotti contenenti materiali nanostrutturati varranno oltre 3 trilioni di dollari; il governo cinese ha scommesso con decisione sul finanziamento della ricerca nelle nanotecnologie; USA ed Europa provano a stare al passo.
Ma che cosa sono le nanotecnologie? Dal workshop emergono due approcci diversi: uno come evoluzione delle scienze dei materiali, l’altro come insiemi di tecniche e strumenti che sconvolgeranno la struttura della materia in modi imprevedibili ed incontrollabili. Difficile capire, oggi, quale dei due sarà prevalente.
Secondo gli scienziati cinesi e di Singapore le nanotecnologie segnano una discontinuità forte con l’economia del passato. Particelle elementari, grandi un miliardesimo di metro, potranno veicolare nel nostro corpo principi attivi in grado di riconoscere e distruggere masse tumorali, o si combineranno in modo autonomo tra loro replicandosi e fabbricando nuovi tessuti, nuovi device ed altro ancora. Questa versione estrema del futuro nanotech porta con sé preoccupazioni e questioni di carattere etico e morale: che fine faranno queste particelle che circolano nei nostri corpi?
L’Europa e l’Italia più prudentemente puntano invece sulle nanotecnologie del primo tipo (creazione di nuovi materiali) come opportunità formidabile per sostenere l’innovazione nelle imprese dei settori maturi. Le abbiamo già viste queste nanotecnologie, incorporate nelle scarpe di Diadora, nelle mazze da golf di Maruman, nei pantaloni anti-piega e antimacchia di Eddie Bauer. Durante il workshop in North Carolina abbiamo ascoltato imprenditori che realizzano vernici nanostrutturate per le Harley Davidson e per le automobili del circuito Nascar, resistenti alle altissime temperature e praticamente indistruttibili.
Questo approccio alle nanotecnologie, meno futuribile ma più concreto, ci è parso convincente. Le presentazioni dei giorni scorsi ci hanno dato l’idea di un mondo che ama ancora molto parlare di nanotubi di carbonio e di complessi processi chimici alla base della materia, quando dovrebbe mettere il cappello del marketing e cominciare a dire quali applicazioni e prospettive offrano le loro tecnologie alle imprese.
Vladi

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