Consumatori Creativi

Acclaim, una società di sviluppo di giochi elettronici, ha annunciato pochi giorni fa la partenza del progetto “Top Secret”: sotto la guida di David Perry – un famoso producer di videogames – un team di centomila sviluppatori creerà il nuovo prodotto dell’azienda. I centomila saranno videogiocatori selezionati da Perry per scrivere sceneggiature, sviluppare codice, creare personaggi ed ambientazioni. I migliori (pochi) tra i consumatori/sviluppatori guadagneranno una bella fetta delle royalty del gioco. Tutti gli altri saranno ricompensati con segnalazioni presso i maggiori studios del settore e con la creazione di un’immensa directory di sviluppatori.
Non si tratta di un caso isolato. Nel 1999 una comunità di gamers e programmatori non professionisti hanno preso il codice di Half Life, un gioco d’azione sviluppato da Valve Software, e lo hanno modificato fino a creare il multiplayer più giocato di tutti i tempi: Counter-Strike, storia tesa di terroristi e teste di cuoio, bombe da disinnescare e attentati. Valve ha capito che far leva sulla creatività e le competenze dei suoi consumatori più affezionati e competenti le avrebbe permesso di rinnovare costantemente il suo gioco, migliorarlo, contribuendo così a venderlo e rivenderlo, ben oltre quelle che erano le sue capacità.
Linux ci ha insegnato che milioni di cervelli non possono che far meglio di un gruppetto di persone. C’è una lezione in più nel caso dei videogiochi: il successo di un gioco sta nei contenuti, non nel codice. Counter Strike non ha avuto successo per il suo codice – peraltro innovativo – ma perché ha permesso di costruire tutto un mondo nel gioco, fatto di scenari e storie, di personaggi e strategie. Le società sviluppatrici producono solidi e affidabili motori software, di linee di codice che regolano e governano il gioco ed un primo pacchetto di ambientazioni e personaggi. Ben presto gli universi del gioco vengono ampliati e migliorati dai giocatori.
Il prodotto, in questa logica, diventa una piattaforma per la creatività altrui: negli uffici, programmatori da migliaia di dollari al mese producono software che consentirà ad artisti digitali e sviluppatori amatoriali di dar sfogo alla propria fantasia a creatività.
Non sono solo i software ed i videogiochi a sperimentare l’affermazione del consumatore innovatore. Threadless è a tutti gli effetti una piattaforma che permette ai consumatori di dar sfogo alla propria fantasia. Lego, con il suo Lego Factory, porta il ragionamento all’estremo: realizzate il vostro design digitale, lo ordinate, e Lego vi consegna a casa il kit per costruirlo, mattoncino dopo mattoncino. I design dei consumatori più fantasiosi sono messi a catalogo, ed ogni volta che vengono venduti, l’ideatore si vede riconosciute delle royalty. Tocca alle nostre imprese del made in Italy, adesso, mettere al lavoro tutti questi consumatori creativi.
Vladi

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