W€b 2.0

Qualcosa di importante sta accadendo sul fronte del Web 2.0 e, per una volta, le imprese italiane sono all’avanguardia nella sperimentazione. Dada (gruppo RCS) e H Farm hanno avviato due progetti che intendono coinvolgere gli utenti nella generazione dei contenuti (fin qui nulla di nuovo) e nella condivisione dei ricavi generati dalla pubblicità (questa è una vera novità). Dada ha appena annunciato Friend$, un’iniziativa che consentirà ai blogger più interessanti e più cliccati di ottenere ricavi in denaro attraverso il coinvolgimento diretto di Google. H Farm ha lanciato, invece, il progetto Zooppa per il social advertising. Aziende più o meno note possono definire un tema, mettere in palio un certo ammontare di euro e coinvolgere appassionati e creativi nella creazione di spot innovativi e, soprattutto, divertenti. L’idea è quella di innescare un meccanismo virale di diffusione fra amici e conoscenti della rete che generi traffico e notorietà per le aziende e per i creativi.
Non si tratta, a dire il vero, di novità assolute. A gennaio ha fatto scalpore la dichiarazione di Chad Hurley secondo cui Youtube sta verificando l’ipotesi di ricompensare coloro che “postano” video di un qualche successo. Trattasi di ipotesi tutta da verificare perché molti dei materiali resi disponibili su Youtube sono coperti da copyright e appare difficile immaginare che qualcuno possa guadagnarci solo per averli caricati su Internet. Altri casi di un certo successo (Metcafe e Revver, ad esempio) hanno in comune una redazione in grado di selezionare i materiali proposti dagli utenti. La vivacità di queste iniziative è lì a dimostrare che un nuovo mestiere di editore è possibile.
Fino a qualche hanno fa abbiamo riflettuto sul fenomeno delle comunità in termini di economia del dono e autosegnalazioni, entrambe categorie concettuali ostiche per gli economisti ortodossi così come per i manager impegnati in trimestriali di bilancio. Oggi qualcosa sta cambiando: partecipazione e interazione diventano oggetto di transazioni. Grazie alla straordinaria capacità di Google di rendere “accountable” le interazioni nella rete, l’economia della creatività rischia di popolarsi di una nuova generazione di talenti e di professionisti. Profili lontani dalle tradizionali filiere editoriali, ma comunque capaci di smentire coloro che temono (Nicholas Carr) i rischi di una produzione culturale animata da un esercito di dilettanti allo sbaraglio.
Seguiremo con grande attenzione questi progetti. Il loro successo potrebbe avere le conseguenze dirompenti, soprattutto in un paese come il nostro (non propriamente aperto ai giovani e al talento).
Stefano

ps. mentre scrivo questo post, ripenso alla triste vicenda di italia.it. penso a quanto si sarebbe potuto fare con progetti di questo tipo nel campo della promozione turistica. penso a quanti talenti avremmo potuto scoprire nelle nostre scuole d’arte e nei nostri corsi universitari. davvero abbiamo perso un’occasione.

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