Italia.it: la rivolta della rete

Tutta la rete si è ribellata al portale Italia.it. La presentazione del portale è stata un disastro: errori ortografici, tecnici, progettuali, di marketing. Un lavoro che ha tutta l’aria di essere una toppa creata ad hoc per un lancio in tempo con la fiera milanese del turismo, si è rivelato un boomerang per chi ha messo la faccia nel compimento di un’iniziativa che di lodevole ha, purtroppo, solo gli intenti.
Non mi sembra utile tornare sulle disgrazie del portale (segnalerò qualche link a fine articolo); è interessante valutare i fenomeni emersi da questo esperimento involontario di democrazia della blogosfera. Una delle cose che ha fatto più rumore è stato il silenzio della carta stampata, non bastano un governo in crisi e un festival della canzone a giustificare omissioni di tale portata, perché questa notizia non merita l’inchiostro dei nostri giornali? Restiamo col dubbio.
Un secondo fenomeno da sottolineare è legato alla capacità e alla voglie dei navigatori più attivi (soprattutto i blogger) di organizzarsi, passando dal dire al fare. Un segno concreto è la petizione del blog dell’associazione grafica italiana contro il logo del portale, un ulteriore iniziativa è RItaliaCamp. Queste sono prove tangibili della volontà dei navigatori non di sparare a zero ma di lavorare sul portale dando consigli e spunti propositivi in pieno stile partecipativo.
La rete ha emesso la propria sentenza, ha bocciato un progetto insostenibile ribellandosi all’assurdità di scelte che non tradiscono inclinazioni più o meno di parte, ma che semplicemente dimostrano un meccanismo non funzionante al servizio di un output, spiace dirlo, scadente.
Quanti sono 45 milioni di euro? Tanti per tutti, forse non troppi per un settore che vale il 10% del PIL ma assurdi per un progetto che ha mancato in pieno i costi (e i tempi) di internet.
Abbiamo fatto impresa per anni in maniera atipica riscrivendo le regole, parliamo di creatività e arte vantando i patrimoni che la natura ci ha riservato e ringraziando per il privilegio di esser nati con della storia alle spalle e con dei libri che ce la fanno studiare. Costruire un progetto comune sarebbe stato bello, economico e divertente ma purtroppo dovremo attendere ancora un po’.

Giorgio Soffiato

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14 Responses to Italia.it: la rivolta della rete

  1. Eleonora dicono:

    Giorgio punta il dito su un caso interessante perché apparentemente promettente, ma in realtà non in grado di raggiungere i diversi (troppi) obiettivi che si era dato. L’idea RitaliaCamp è stimolante proprio perché svela uno dei primi problemi di Italia.it – ma i cittadini italiani dove sono?
    questo caso ci riporta indientro di almeno dieci anni, quanto la spinta “garibaldina” dei cittadini di Milano e di altre città hanno costruito, dal basso, quelle che sarebbero diventate le reti civiche in Italia. Non solo un modello di costruzione della cittadinanza che sarebbe tanto piaciuta poi al mondo del web 2.0 (quando a Milano si parlava ancora di BBS e si usava first class), ma soprattutto un legame con il territorio che parte da chi lo vive ogni giorno (Mi ha fatto sorridere vedere tra le news di Italia.it la segnalazione della sfilata delle parlamentari (?!). Una dimensione, quella urbana, che ha sicuramente facilitato – rispetto ad una scala nazionale – le dinamiche di confronto, aggregazione, discussione sul futuro di un quartiere o sulla progettazione di servizi di vicinato, ma che ha anche da subito messo a fuoco il punto della questione: il web non semplicemente come vetrina, ma come spazio di partecipazione.
    Non si tratta come dicono giustamente i fautori di RitaliaCamp di ripensare “solo” il portale, ma di ribaltare il progetto dalle sue fondamenta. Non si tratta solo di efficienza (come rientriamo da un investimento di 45 Ml di Euro?), ma di avere idee nuove (apparentemente la vera risorsa scarsa….fino al web?).

  2. Renzo Marin dicono:

    Rutelli quando ha presentato il nuovo portalone italia.it ci ha spiegato ( http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1903410 ) che l’obiettivo era quello di realizzare “una grandissima finestra dal Mondo sull’Italia. Il nostro paese si sta aprendo con un’operazione di straordinario interesse. Tutti i potenziali turisti che sognano l’Italia e che sono decine di milioni, avranno l’opportunità di sapere facilmente come arrivare nel nostro Paese e di scoprire le sue straordinarie qualità”.
    Vago tentativo di captatio benevolentiarum: “Possiamo migliorare molto, abbiamo tanto da fare, ma il sito assieme al nuovo simbolo del turismo italiano è una grande conquista, un buon risultato per tutto il Sistema Paese.” Insomma il sito che non c’era, di cui si lamentava la latitanza e già si covavano sospetti in rete – il profeta Grillo nel suo blog già ci aveva messo sull’avviso circa un anno fa ( http://www.beppegrillo.it/2006/03/il_portale_scomparso.html ) – alla fine è arrivato. Dopodiché, il diluvio ( http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1905861 ). Cosa non piace ? Praticamente tutto.
    Elenco delle critiche principali.

    Il costo ritenuto eccessivo: 45 milioni di euro. In verità, già qualcuno si era rimesso a fare i conti in maniera più o meno provocatoria ( http://www.massimo-caselli.com/2006/04/ ) suscitando valanghe di commenti più o meno ilari.

    Il codice. Molti i commenti salaci di esperti programmatori che sono andati a rovistare tra le linee di codice. Trovando scandalose e immonde cose del tipo “e come si può inserire dei link che hanno ancora la porta :80 http://www.italia.it:80/wps/portal/…/Mappa+del+sito ??? E ho dato solo un’occhiata.” Un altro gli risponde “ahhh su su non hai capito, col numero della porta accanto l’URL sembra più tecnologico :-)”. E poi un picchiare duro sull’eleganza, sulla manipolabilità, sulla sicurezza del codice.

    Il logo. Un blog su tutti si eleva per cattiveria ( http://www.sw4n.net/2007/02/24/fa-cahare ) con commenti che non me la sento di riportare. Per conoscere il concept basta andare su http://www.pandemia.info/ è anche lì le critiche non si sprecano. Inoltre commenti salaci anche qui sul costo: si parla di 80k euro buttati..

    Lentezza e compatibilità. Primi giorni drammatici (30 secondi per mostrare qualcosa), adesso va meglio. Comunque il mio Firefox ha problemi nel caricamento delle immagini problemi che non ho se uso MSE. Luca, che ieri era a Barcellona, mi ha detto che non è riuscito neanche a caricare la prima pagina sul suo Safari…e questo mi sembra proprio un problema molto, molto serio :-/

    Le funzioni che non funzionano. Si va dal meteo che fornisce dati sospetti ( http://blog.neminis.org/il-portale-italiait-meteo-fasullo.html ) a diversi problemi nelle funzioni di navigazione/ricerca. Io stesso ho verificato la possibilità di ottenere risultati bizzarri. Se entro in Italiano e chiedo “cose da fare”, “religione e spiritualità”, “monasteri, abazzie e conventi” ed interrogo “Esplora” sull’argomento chiedendo Regione=Veneto, la risposta è: “la ricerca non ha prodotto risultati” . Se faccio la stessa cosa entrando in “English” ho invece le risposte che mi aspettavo.

    Non mi piace sparare sulla croce rossa.

    Tra tutti i blog finalmente uno che invece di criticare, decide di proporre qualcosa http://senzavolto.blogspot.com/2007/02/riprendiamoci-litalia-it.html . “Se lo facessimo noi, un portale come si deve?”. E poi “Pensa quanto sarebbe appassionante mettere insieme blog locali e promozione del turismo. Pensa a quante trattorie, piccoli alberghi, b&b, locali: possiamo tranquillamente ipotizzare che in ogni località turistica ci sia almeno UN proprietario capace di raccontare su un blog la sua vita, che ne so, sui bastioni di Otranto o in spiaggia a Rimini o di fronte al Colosseo…”. E ancora “…creiamo una wiki come nuovo portale e lo gestiamo a-la-wikipedia… ovviamente completamente opensource ed affidato alla community… che ne dite? Partecipereste?”.

  3. Thomas Longo dicono:

    Mi viene da affermare che l’Italia degli sprechi e delle cose fatte male che richiedono quindi successive modifiche e quindi altri investimenti, non si smentisce mai, e anche questa volta si presenta in tutto il suo splendore.
    Il disastro, se così lo vogliamo definire, di Italia.it è dovuto principalmente, secondo il mio punto di vista e come già ribadito da Giorgio, dall’aver forzato un po’ troppo i tempi di realizzazione del portale per poter far coincidere il proprio lancio con l’apertura della BIT di Milano.

    Analizzando poi il sito e confrontandolo con quello spagnolo ho notato come Italia.it sia una brutta coppia del sito Spain.info; tuttavia le potenzialità offerte dai due portali sono molto lontane tra di loro.
    Il sito spagnolo, oltre ad offrire una vasta quantità di informazioni e servizi attraverso un’ampia gamma di formati, presenta una Extranet per l’e-commerce che offre interconnessione e relazioni B2B all’interno del settore turistico. Cosa poi estremamente importante è che tutti coloro che sono coinvolti nel settore turistico, inclusi i più piccoli paesi e le aziende agrituristiche, potranno creare i propri cataloghi di prodotti e servizi e prendere parte al mercato on line.

    Le mie riflessioni poi iniziano ad aumentare se considero che il portale del turismo spagnolo è un progetto di 3 anni con un costo di 9 milioni di euro.

    Altra cosa importante, cui Giorgio ha dato il giusto peso che merita nel suo articolo, è la rivolta da parte del mondo virtuale (e non solo) nei confronti di Italia.it. La critica più importante che a mio avviso viene mossa è la scarsa richiesta di partecipazione da parte del governo a tutti coloro che operano nell’affollata e complessa filiera del turismo in Italia: come posso promuovere un paese ricco di capitali culturali come il nostro senza coinvolgere chi attorno a tali capitali vi opera?

    Thomas

  4. Marta Meo dicono:

    Anche noi abbiamo pubblicato un pezzo sull’argomento, rifacendoci al titolo della campagna “Not in my name”.
    Vi segnalo anche il videoappello di Rutelli, imperdibile…
    http://campodellunione.org/?p=197
    e sulla “gnesi” del logo il blog di Sergio Polano
    http://www.polano.eu/sp/page/2/
    😉
    M

  5. Stefano dicono:

    Volevo scrivere un commento sulla vicenda del portale italia.it. Volevo ragionare sulla distanza fra rete e media tradizionali. Poi ho visto il video di Rutelli (vi prego, cliccate qui sopra se non l’avete già fatto). Sono rimasto paralizzato, vittima di un caso di “ridarola” che non mi capitava – a memoria – dalla mia infanzia. Non ci posso credere. Un caso Borat alla vaccinara. Poi un flash. Un’associazione mentale automatica mi fa pensare alla scena dei maccheroni dell’Albertone nazionale. Immagino Rutelli che dopo aver tentato di magnare yoghurt, marmeleid e mostard, si avventa sul piatto di maccaroni. “ahò, m’hai provocato.. e ora ti distruggo..”.
    Indomabile spirito italico.
    http://www.youtube.com/watch?v=1swG0lfgCJo&mode=related&search=

    s.

  6. sb dicono:

    io non ci potevo credere, l’ho visto 3 volte ridendo con le lacrime……. e non riesco a trattenermi nemmeno adesso.
    quel qualcosa di inspiegabile che ci rende unici, so please visit…….

  7. Antonio Picerni dicono:

    Ho appena visto il video segnalato da Stefano sul nostro Rutelli nazionale ed in principio anch’io sono stato preso dallo stesso effetto “ridarola”, come non mi succedeva dai tempi delle scuole medie. Poi ho pensato che quell’uomo nel video (sempre più simile alla caricatura di Guzzanti http://www.youtube.com/watch?v=2XqORzlg3nw) è il nostro ministro alla Cultura, colui che dovrebbe gestire e rappresentare il nostro patrimonio culturale nel mondo, e mi sono depresso.
    Avrei voluto commentare italia.it, ma qui sembra chiaro che ogni commento è sprecato: l’approssimazione con cui vengono realizzati i progetti, la scarsa cura nei dettagli, la mancanza di professionalità, non sono solo caratteristiche del progetto italia.it, ma sono elementi presenti diffusamente in una vasta parte della classe dirigenziale e professionale del nostro paese. Un progetto come italia.it doveva essere “perfetto” sin dal suo lancio (visto il budget e l’importanza strategica del portale). Il commento di Renzo mi sembra che riassuma molto bene e puntualmente tutti i punti emersi in questi giorni in Rete.

    Basta. Vado a letto, forse domani mi sveglierò e scoprirò che è stato solo un sogno, un brutto sogno.

  8. Marco dicono:

    ah ci sono arrivato finalmente … il portale italy.it, il video di rutelli, le veline sui soldi spesi … si tratta tutto di una megaoperazione di guerilla marketing in salsa ironica. Che geni! Poveri noi che non abbiamo capito subito.

  9. renzo dicono:

    Abbandono ridarola e critiche feroci. Ci ho un po’ pensato. Se penso ad “una grandissima finestra dal mondo” mi viene da pensare a un’altra cosa. Penso a http://www.visitbritain.com che si sforza di comunicare in 39 idiomi, tra cui il cinese e il coreano…Oppure anche a http://www.spain.info (sono andato a vederlo e concordo con Thomas. Ninte male!).
    Ma poi rimangono i 45 milioni di euro e continuo a pensare a cosa avrei fatto io. Bene. Questo lo so perché in epoca non sospetta (un era fa; più o meno 3 anni fa; allora non si parlava ancora di web 2.0 ) me lo avevano chiesto e risposi: “1) Non capisco. Se c’è il sito governativo ENIT, potenziate quello! (http://www.italiantourism.com/ – tra l’altro, se non altro, è già più divertente: in home page ciccolata e modo italiano; tra l’altro è quello che risponde in pole position l’Oracolo google.com se digiti visit+Italy). 2) Con quei soldi, più che ad un nuovo portale, penserei ad una cosa nuova. Non so…, ad esempio ad un motore semantico specializzato di nuova concezione, che permetta, a chi fosse interessato a venire in Italia, di descrivere la sua idea di viaggio (luoghi, interessi, esigenze, ecc.) e di avere come risposta una serie di link utili per andare incontro ai suoi desiderata. 3) Comunque sia: una cosa con possibilità di feedback o di replica, che raccolga le emozioni ed i consigli dei viaggiatori, magari con commenti, immagini, filmati. Tracce di cosa hanno capito, di ciò che gli è piaciuto o meno dell’Italia. 4) Comunque sia: vi siete prima chiesti cosa ci fa uno con internet, se decide che vuole andare da qualche parte nel mondo?”. Peccato. Bisognerebbe avere più coraggio.

  10. Stefano dicono:

    Vi segnalo che il Corriere del Veneto di oggi (7/3) dà ampio spazio alla vicenda del portale Italia.it. A mettere in moto la redazione locale del Corriere è la scarsissima considerazione che il portale assegna al Cavallino (pare che gli indirizzi di bar e ristoranti siano stati dirottati in qualche comune della Provincia di Lecce) e agli altri comuni del litorale (fra questi Bibione e Jesolo).
    Un passaggio dell’articolo pecca di ingenuità. “Il sito nazionale del turismo è pieno di errori e omissioni come scoperto ieri dal Corriere del Veneto”. E’ da giorni che la rete continua a ribollire mettendo in bella mostra gli errori del portale. Siamo contenti che ci sia arrivato anche il Corriere del Veneto. Non si tratta propriamente di una “scoperta”.

    s.

  11. rm dicono:

    Una segnalazione.
    Mentre il resto del mondo italico sta arrabattandosi sul portalone italia.it con taskforce e comitati interregionali vari, ecco qualcuno che fa qualcosa di diverso.
    E’ la Fondazione Sistema Toscana – una fondazione nata per la volontà della Regione Toscana e del Monte dei Paschi di Siena con lo scopo di far crescere la diffusione della multimedialità e di sfruttare le nuove tecnologie per promuovere la terra del sommo poeta – che ha avviato la clonazione di un pezzo di Toscana su Second Life ( http://www.intoscana.it ).
    Obiettivo: ricreare, nel paese delle meraviglie digitali, un’ “Isola Toscana” che conterrà un concentrato artistico architettonico regionale (il Duomo e il Ponte Vecchio di Firenze, la Torre di Pisa, Campo di Siena, un angolo della Versilia e Maremma). Ma non solo.
    Si parla anche di spazi messi a disposizione per la vendita di prodotti tipici e dell’artigianato, e di un negozio per la vendita di guide e gadgets regionali (pubblicazioni, libri,…, David di plastica, magliette) ovviamente in linden dollar.
    Insomma l’unico limite è la fantasia.
    Costo dell’investimento: attualmente 9 mila euro. 1650 dollari sono serviti per l’acquisto dell’isola, 290 sono il costo del mantenimento ed il resto in risorse umane, molte delle quali direttamente reclutate in Second Life e pagate in moneta locale (sembra che sia l’avatar di una canadese che sta costruendo il territorio – Arno, colline etc. :-).
    Quale sarà l’effetto?
    Kitch (Campanile di San Marco e gondola a Las Vegas), ludico nazional-minimalista (effetto Minitalia http://www.fantasyworld.it/ ), oppure intellettual-snob (“Sai il mio avatar si è trasferito in un bilocale davanti a Palazzo Pitti…”) ?
    Riuscirà l’internauta nel viaggio reale/virtuale andata/ritorno a coltivare un serio interesse per la Toscana e a trasformare il proprio avatar da curioso esploratore, in un sé medesimo concreto turista? Staremo a vedere. Un obiettivo intanto è stato colto.
    “Volevamo intanto tutelare il nome, occuparlo anche nel mondo virtuale, prima che lo facciano altri” (ha spiegato uno dei dirigenti di intoscana al giornalista di Repubblica).
    Segno di quanto la toponomastica anche “virtuale” sia importante.

  12. Stefano dicono:

    Date un’occhiata a questa conversazione su RItalia Bar camp sul sito dotcoma (ottimo blog che consiglio caldamente).
    http://www.dotcoma.it/2007/04/05/idee_tante_e_confuse.html#comments
    Se abbiamo una corporate italy cialtronissima (quella che spende 45 mln per il portalone), l’italy web 2.0 mi pare tutta da inventare.
    Auspico per il mio paese lo sbarco di venture capital affamati di successo.
    s.

  13. Lorenzo dicono:

    Mi collego al commento di Stefano. Anch’io ho seguito la vicenda di RItalia Bar Camp. E’ incredibile come un evento autoorganizzato riesca ad avere la meglio su un progetto istituzionale pianificato da tempo e con budget faraonico. Che il governo abbia colto il segnale che è ora di finirla con il peracottismo ai danni della comunità? Che è ora di finirla di affidare progetti agli amichetti, puntando invece su giovani professionisti con idee valide e radicati nel mondo reale e non nella pseudo Second Life dei politici?
    Pare di no, nel frattempo, ci mette una pezza: http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1948757

  14. rm dicono:

    Altra segnalazione (c’era da aspettarselo…era solo questione di tempo).
    Ieri sul Corriere del Veneto è apparso un articolo che parla di “Second life a Venezia”. Ma è un errore: in realtà doveva essere titolato “Venezia su second life”.
    Ebbene sì, tal Wolyte Moody (vedi http://www.anorest,it) sta costruendo con altre 400 persone sparse per il mondo – il gruppo si chiama Italian Project – la Venezia virtuale, con tanto di possibile acqua alta.
    Di questo passo ci sarà Roma, Napoli… Posillipo.
    Dell’articolo mi ha colpito il fatto che il PM parla soprattutto di affitti (da 40 euro a 800 al mese per aprire un negozio). Ci saranno anche le gondole, ma non è dato di sapere quanto costerà fare un giro.
    Amore per Venezia, o speculazione (immobiliare) virtuale basata su luoghi comuni? Temo tanto la seconda ipotesi, che con la promozione del Bel Paese ha ben poco a che fare. Peccato. Di questo passo non avremo solo da vergognarci di italia.it…:|).

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