Centomila per la politica

Una manifestazione di centomila persone ha fatto cadere il governo. La grande adunata vicentina contro l’allargamento della base Dal Molin di Vicenza ha innescato una reazione a catena che si è conclusa con la clamorosa bocciatura al senato delle proposte del ministro D’Alema. E’ la democrazia. Poteva andare diversamente, ma nessuno può dirsi stupito.
Ogni giorno centomila persone cliccano diligentemente il sito di Beppe Grillo. A volte il suo blog offre qualche spunto comico; più spesso mette sul piatto proposte ruvide. Di recente ha chiesto (anche a mezzo stampa) che gli azionisti di Telecom lascino il campo e si dedichino a altro. Nessuna ripresa ufficiale da parte della politica che conta. Nessun rilancio. Anche questa è democrazia (non c’è nessun motivo che la richiesta di un comico diventi agenda di governo); è che il silenzio lascia perplessi.
Fra una manifestazione e il post di un blog ci sono un sacco di differenze, questo è certo. Le manifestazioni sono una dichiarazione esplicita di consenso (lo dice la parola stessa), mentre leggere un blog non significa necessariamente aderire alle richieste di chi scrive. E’ anche vero, però, che l’antiamericanismo di Vicenza è minoranza nel paese e, probabilmente, non meritava la fine di un governo; per contro, esiste un consenso piuttosto diffuso sull’inadeguatezza (eufemismo) di un gestore delle comunicazioni che spiava potenti più o meno famosi.
Ma il punto è un altro; ha a che fare con il modo in cui una classe politica comunica con il suo elettorato e con la società civile. Ho l’impressione che la politica nostrana sia asfittica non solo perché perpetua schemi ideologici da guerra fredda, ma soprattutto perché non riesce minimamente a rinnovare le forme della comunicazione. Vuoi fare passare una linea politica? Fai una manifestazione, preferibilmente “contro”, conquistati il tuo spazio sul tg (magari anche una diretta) e scatena un bel dibattito a porta a porta o su matrix. Se la pentola bolle (ovvero almeno un paio di polemiche toste con bruno vespa), vai in parlamento e fai un sacco di casino. Non ho niente contro le manifestazioni, sia chiaro. E’ che il rischio di coazione a ripetere è altissimo.
Se guardo la vita politica dal punto di vista dell’economista, il quadro appare stupefacente. Le imprese hanno imparato da tempo che giornali e tv catturano solo parte dell’attenzione dell’opinione pubblica. In rete c’è un mondo che parla, che si esprime, che reclama attenzione. In parte perché i tanti appassionati di motociclette, di fiori, di cucina (e di un sacco di altre cose) si sono organizzati; in parte perché le imprese hanno capito che in rete c’è un sacco di gente con buone idee e con molta voglia di partecipare. Lo hanno capito in fretta le aziende del software che fanno risolvere ai loro utenti i bugs dei loro ultimi prodotti; lo hanno capito anche le aziende più tradizionali che comunicano oggi attraverso siti interattivi e blog aziendali (guardate il caso Ducati).
Nella politica italiana non accade nulla di tutto questo. La convergenza fra i due mondi è lontana. E i rischi sono enormi, soprattutto – mi pare – dal lato generazionale. Gli adolescenti di oggi parlano in chat con i loro compagni di classe, si mandano le traduzioni di latino in email, raccontano nei blog le loro avventure. Per molti di loro partecipare a un evento politico standard (andare in una sezione di partito, volantinare, etc.) è un’operazione stravagante. Guardano i pensionati che organizzano i pullman per le manifestazioni romane un po’ come i giovani Inuit con le loro playstation guardano i loro padri andare a caccia di balena: roba da pazzi. Mondi paralleli.
Qualche segno di svolta forse si intravede. La scorsa settimana Libero.it ha organizzato una chat per far parlare Casini con il popolo della rete. Argomento: i famosi Dico. Il direttore della testata, Alessandro Gennari, ha parlato di un clamoroso successo. Pare che lo stesso Casini si sia divertito come un matto. Magari è un inizio.

Stefano

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