Pensieri sulla letteratura

La scorsa settimana si è fatto un gran parlare di copyright e musica in seguito alla lettera aperta di Steve Jobs. Ma che cosa succede, per esempio, nella letteratura?
Il caso del collettivo italiano di scrittori Wu Ming rappresenta un punto di partenza interessante per capire quali spazi ci siano per ripensare il diritto d’autore e le prospettive della letteratura. Ciascun libro scritto dal collettivo bolognese è liberamente scaricabile dal loro sito, gli stessi autori concedono possibilità di adattamento e produzione di lavori derivati dalle loro opere e sostengono, dati alla mano, che le vendite dei loro libri paiono non essere minacciate dalle libertà concesse ai lettori. Anzi pare che aumentino. Il perché è presto detto: scaricando dal sito un libro posso “assaggiarlo” prima di comprarlo. Se mi piace, lo leggerò gratis ma ne regalerò copie ad amici e parenti. Non bastasse, l’intensa attività di relazione e comunicazione che i Wu Ming intrattengono con i loro lettori ha dato vita ad una “fidelizzazione” molto forte e ad un discorso culturale innovativo che porta i “fan” del collettivo a comprare le loro nuove uscite e ad alimentare il passaparola. Se ad utilizzare e distribuire i libri di Wu Ming sono editori – come Einaudi – o produttori di film interessati a portare sullo schermo delle loro storie, quindi soggetti che hanno fini di lucro, il collettivo si fa pagare: percentuali sulle copie vendute ed accordi sullo sfruttamento delle loro opere.
L’esperienza dei Wu Ming suggerisce che il mestiere dello scrittore sta cambiando: non basta più saper scrivere bene, ma è necessario dialogare con i lettori tra l’uscita di un romanzo e l’altra e farsi imprenditori. La rete offre allo scrittore diverse opportunità: è un canale fondamentale di promozione e di distribuzione di idee che crea nuovi mercati e permette di arrivare a nuovi lettori ma è anche un immenso laboratorio di ricerca e sviluppo, in cui insieme ai lettori è possibile creare idee e storie.

Share
Questa voce è stata pubblicata in Innovazione. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

11 Responses to Pensieri sulla letteratura

  1. marco dicono:

    Un modello simile, anche se meno sofisticato, inizia a diffondersi anche per la realizzazione di saggi. The long tail, l’ultimo libro di Chris Anderson, direttore di wired, è stato costruito in rete. Anderson ha proposto il tema sul suo blog http://longtail.typepad.com/the_long_tail/ per condividerla con i propri potenziali lettori. Dopo un anno e mezzo, capita la solidità della proposta, anche grazie ai suggerimenti e indicazioni proprio dei lettori, Anderson ha pubblicato il libro, che ha riscontrato un grande successo. Il blog non è stato abbandonato, anzi è diventato ancora più frequentato e importante come completamento del testo scritto.
    Mi sembra un esempio interessante per capire come si stanno rinnovando i cicli editoriali. Prima viene la condivisione dell’idea e poi viene il libro. Non il contrario come accade di solito nei saggi. I lettori sembrano premiare questa modalità, partecipando online ma anche comprando il libro. Non è più vero che il virtuale uccide il cartaceo, anzi sembra che oggi questi due mondi sia sempre più intrecciati tra loro.

  2. renzo dicono:

    Per favore….
    In principio era Luther Blisset! E non c’era ancora La Rete…ma reti di singole persone che interagivano in ambiti metropolitani. E’ non è stato per un desiderio di scrivere libri, ma per tante altre cose…. informazione, burla, provocazione… fino all’arte della disinformazione….virale!!!! Vedere (o leggere) per credere.

  3. Fabrizio dicono:

    Luther *Blissett*, con due t finali. E poi che c’entra? Il Luther Blissett Project è terminato ben otto anni fa. Qui si parla di Wu Ming, stessa gente, ma progetto diverso.

  4. Lorenzo dicono:

    Andando leggermente OT, modelli creative commons si stanno diffondendo anche nella musica: dal mitico My Life in the Bush of Ghosts di Brian Eno e David Byrne, disponibile online con le varie tracce dei pezzi pronte per essere remixate da altri, e con i remix poi caricati online http://bushofghosts.wmg.com/home.php a innumerevoli epigoni internazionali come i Nine Inch Nails http://www.ninremixes.com/shell/news.php e gruppi italiani indipendenti: http://musetta.co.uk/ita_home.html (link “remix”, il sito è in flash e non posso fornire il link diretto). I Musetta, come tutti gli altri, postano sul proprio sito le versioni remixate da altri musicisti o dj. La novità è che dal vivo potrebbero suonare proprio la tua versione anzichè quella originale. Consiglio di scaricarvi anche la stupenda “Ophelia’s song” (link “remix” e poi “scarica l’originale”).
    Su Myspace i musicisti collaborano senza essersi mai realmente incontrati nel mondo fisico, messaggiando online e poi scambiandosi le tracce tramite siti ftp come yousendit http://www.yousendit.com/ o Skype.
    Io stesso attendo un remix da Vilhelm Sundin, musicista e dj svedese, che conosco solo tramite il social networking.
    Immagino sbocchi notevoli in questo senso per creativi, aziende e per il marketing in generale.

  5. blissett dicono:

    Grazie a Dio qualcuno mi ha evocato! (E grazie a dio qualcun altro ha scritto bene il mio nome!).
    Luther Blissett è (non “era” perché non posso morire, dal momento che sono io Luther Blisset) una “persona”. (Caro Fabrizio…. Io non sono morto, ne tanto meno “terminato” con il progetto di chichessia….). Chiunque vuol parlare per conto e a nome di Luther Blissett è Luther Blissett. Tra le varie cose che ho combinato – a parte apparizioni, interventi, performance e quant’altro su cui non mi soffermo – c’è stata la scrittura di testi veri – qualcuno direbbe “letteratura” -, nati per girare di mano in mano, o di casella in casella…senza particolari scopi di lucro: i miei testi era nati per essere disponibili GRATIS per chiunque avesse voglia di leggerli. Nessuno può rivendicare i diritti d’autore di quei testi, perché io ne sono l’autore. Successe poi che una casa editrice decise – clamoroso fu poi il caso di “Q” – di farne dei libri di carta da “vendere”. E qualcuno fece i soldi…., alla mia faccia! Sono stato tradito!!!! Insomma è stato il contrario: non è che dalla “carta edita” si è passati ad internet e ritorno, ma dai miei lavori disponibili gratis sulla rete, si è passati alla carta stampata attraverso la creazione di un – oddio devo proprio dirlo?!?!?! – “progetto marketing editoriale”.
    E’ vero: quelli di Wu ming non c’entrano niente con me. Nel senso che IO NON VOGLIO AVERE NIENTE A CHE FARE CON LORO. Loro non sono un punto di partenza. SONO UN PUNTO DI CADUTA. Si sono fatti belli di me, e poi si sono dati a fare della “scrittura collettiva”: circolo intellettuale post-serale, post-prandiano, post-ideologico… Furbata markettara. Comunque sia hanno capito che diverso è il libro di bit dal libro di carta. La gente vuole libri di carta dal momento che è più facile leggerli, regalarli agli amici… E poi,….metti il caso che non ci hai capito niente, un libro puoi sempre metterlo sulla libreria pensando che altri guardandolo dicano “Caspita, che libro interessante hai letto! Sei un vero intellettuale!”. Voi siete ammirati da tutto ciò. Io, no! Ne sono sconcertato, anche perché i miei testi erano ben altra cosa…. “Il virtuale non uccide il cartaceo.” E’ vero il contrario: l’autentico virtuale viene ucciso dal falso-virtuale-cartaceo.

  6. Fabrizio dicono:

    Sì, sì, certo, come no. I WM non hanno nulla a che vedere con Blissett. Si sono fatti belli col tuo nome. Bravo, vai avanti così, non fa una grinza. A fare le beffe mediatiche degli anni Novanta eri tu, a spacciare Kipper a “Chi l’ha visto” eri tu, a fare la campagna per i Bambini di Satana eri tu, loro chiaramente sono arrivati dopo, a usurpare i tuoi testi che andavano di mano in mano. Sì sì sì :-))) Sei un grande esperto, che però non sa neanche la differenza tra Luther Blissett e Luther Blissett Project. Vai a questo link:
    http://snipurl.com/1aiwa

  7. vladi dicono:

    Per la cronaca, e ad uso di chi si chiede di che diavolo si stia parlando, lascio il link ad un sito/raccolta di informazioni sul Luther Blissett Project, in cui potrete leggere di un giocatore del Milan, di un nome multiplo e di reputazioni aperte, di beffe mediatiche, piani quinquennali e suicidi rituali (seppuku, la fine del progetto LBP di cui parla Fabrizio). Qui trovate una pagina dei Wu Ming sul loro progetto e il LBP.

  8. renzo dicono:

    Io non volevo evocare nessuno (mea culpa).
    Comunque ho trovato utili le precisazioni di Vladi. Molto meno pertinenti quelle di Fabrizio.
    Quanto a blissett in persona, preferisco non commentare.

  9. Stefano dicono:

    Segnalo un’intervista cattivella a Corinne Maier autrice di Intellettualoidi di tutto il mondo unitevi! sullo stato comatoso dei maitres a penser parigini (una versione transalpina – mi pare – dei Venerati maestri di Berselli).
    Intervistatrice: Lei crede che Internet possa essere un mezzo per esprimere una nuova generazione di intellettuali o anche il mondo della rete è una marmellata di intellettualoidi?
    Maier: Internet aiuta l’espressione ma non muove le acque del libro scritto. Del resto se gli intellettuali non cedono al marketing (talk show, reality, etc ndr) vendono poche copie dei loro saggi. Così si adattano e diventano generalisti. Confiture.
    Sul Sole domenicale di oggi c’è poi un lungo articolo sul progetto A Million Penguins (www.amillionpenguins.com). Melazzini, autore del pezzo, non sembra nemmeno lui molto convinto: “Dopo aver dato sfogo a milioni di lettori, il rischio è che ci si ritrovi con una storia che nessuno vuole leggere. A che serve un romanzo che scoppia di salute quando è il lettore che manca?”.
    Mi pare che a oggi non ci sia molta fiducia sulle potenzialità economiche degli scrittori in rete. Mi chiedo se a smentire tanto scetticismo debba essere l’entusiasmo di scrittori che decidono di organizzarsi o l’intraprendenza di qualche editore più avveduto di altri.

    Stefano

  10. Jacopo dicono:

    Io l’unica realtà che conosco bene e direttamente è quella italiana, e quello che posso dire è che qui da noi per ora la Rete non si può dire che aiuti a vendere libri in modo consistente (i pochi casi in cui ciò è – forse – avvenuto, restano eccezioni). Il che non significa che non valga la pena di esplorare e sfruttare tutte le potenzialità di comunicazione e promozione che la Rete offre, perché se non dà (ancora) risultati quantitativi apprezzabili, ne dà di qualitativi, e quello che non accade oggi, non è detto che non accadrà domani.

  11. Vladi dicono:

    Lo scetticismo verso l’esperimento A Million Penguins mi pare fondato. Che oggi chiunque tra noi possa partecipare alla creazione di libri, film e musica non è, in sè, un bene. Anzi: Myspace, Amillionpenguins.com, Wikipedia rischiano di elevare il dilettantismo a cifra distintiva dell’industria dei contenuti. L’ultima cosa che voglio, da ascoltatore, è dovermi districare in una melassa indistinta e poco gradevole di canzoni mal registrate di strimpellatori frustrati. Come lettore l’ultima cosa che voglio è aggirarmi per la rete a scaricare il sedicente nuovo S. King (magari) o la prossima Melissa P, Samantha S. e via dicendo.

    E’ vero che la rete aiuta ancora poco a vendere libri. Ma se penso alla mia esperienza personale mi aiuta a scappare fuori dal blob “democratico” della cultura 2.0: i blog di letteratura e degli scrittori, i blog di gente che lavora nell’editoria, i siti di lettori “evoluti” come iquindici per me sono selettori del buono e del cattivo: parlano di libri, di nuovi scrittori e fanno girare nomi e titoli che la gente apprezza e compra perchè sa che si puo’ fidare.

    Se c’è una lezione da imparare da questi fenomeni è che la retorica dell’editore morto e sepolto a forza di bit e disintermediazione è aria fritta. Certo, è morto se si incancrenisce nel pubblicare e ripubblicare l’autore famoso e non rischia sul nuovo. Io però credo (spero) nell’editore 2.0, che fa rete con i “circoli letterari” del web, che si fa segnalare i nuovi talenti, che li cura e li fa crescere. Dave Eggers mi pare si sia ritagliato un bel posto al sole facendo più o meno questo fuori e dentro la rete.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *