Le reti della creatività

La scorsa settimana in occasione dell’inaugurazione della mostra della Triennale di Milano sul design italiano, Aldo Bonomi ha presentato un’interessante ricerca sullo stato della professione del designer in Italia. Si tratta di un contributo importante che va a colmare una grave lacuna per un paese come il nostro che ha storicamente puntato sul design come fattore di vantaggio competitivo. I principali risultati della ricerca meritano di essere ripresi. Analizzando i dati censuari (gli unici disponibili e affidabili ad oggi), Bonomi evidenzia un’importante crescita del numero dei designer. Le cifre sono indicative: in dieci anni (1991-2001) il loro numero è cresciuto del 42%, raggiungendo quasi la quota di 10.000 professionisti nel settore. Il sistema Lombardo conferma la propria leadership con la più elevata concentrazione di designer in Italia: il 39%. La crescita, tuttavia, non lascia indifferenti anche aree del paese caratterizzate da numeri di partenza più contenuti: Lazio + 298% , Piemonte + 96,4%, Marche + 83,8%, Veneto + 42,6%. Nel complesso si tratta di dati incoraggianti sulla salute e vitalità di questo settore. La ricerca prosegue incrociando l’incidenza dei designer rispetto alla localizzazione delle imprese dei settori tipici del made in Italy (Alimentare, Arredo-casa, Meccanica, Moda) con l’indice sintetico della creatività italiana, elaborato da Irene Tinagli e Richard Florida. Su questa base, la ricerca mette in evidenza tre spazi principali dove si sviluppa la creatività italiana, le “tre nuvole” come le chiama Bonomi. Sono: la creatività  del terziario metropolitano legato ai principali centri urbani italiani (Roma, Torino, Bologna, Firenze, Genova, Trieste), la creatività del territorio del made in Italy che si origina nei distretti industriali (la terza Italia più il nord-ovest) e la città-infinita, quell’intreccio particolarmente riuscito tra l’area metropolitana Milanese e il territorio circostante (Como e la Brianza).
Emerge un ritratto tutt’altro che piatto del sistema-design italiano: un’ecologia complessa, un insieme di reti delle creatività che rispondono in modo flessibile alle esigenze e alle caratteristiche del nostro sistema industriale.
Un commento rispetto alla ricerca riguarda la crescente tensione tra la creatività degli spazi urbani e quella del territorio. L’ecologia della creatività che si è costruita, come dice Bonomi, nel biennio 1991-2001 appare oggi sempre più sotto pressione in relazione all’evoluzione delle medie imprese dei distretti industriali. Le reti della creatività del territorio hanno difficoltà a rispondere alle esigenze di imprese che evidenziano una nuova concezione del design e che ricercano designer con competenze più vicine al mondo della comunicazione. Entrambi questi aspetti si sviluppano con maggior facilità all’interno di spazi urbani complessi, dove il terziario creativo è maggiormente concentrato. Bisazza che produce mosaici e ha sede a Vicenza, trova solo a Milano le professionalità di cui ha bisogno. Damiani, da Valenza Po fa armi e bagagli e si trasferisce a Milano. La sensazione è che si sta assistendo ad una graduale ristrutturazione delle reti della creatività in favore di spazi metropolitani capaci di attirare creativi e servizi innovativi. Il nord-est, policentrico e senza veri spazi urbani di riferimento, rischia di perdere la capacità di essere incisivo, se non vengono intraprese degli interventi in merito.

Marco

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