Piccoli venture capitalist crescono

Sellaband.com è il servizio lanciato da alcuni ex manager dell’industria discografica per permettere a chi ascolta musica di finanziare gli esordi di band musicali di belle speranze. Sellaband.com funziona così: sul portale vengono proposte registrazioni e canzoni di un gruppo che aspira a produrre un disco. Il gruppo emette 5000 azioni (parts) che possono essere acquistate via internet. Se le azioni vengono vendute, il gruppo ha accesso alle migliori sale di registrazione, all’esperienza dei guru del mixer ed al mercato discografico. Il disco sarà distribuito attraverso canali online e tramite i concerti del gruppo stesso. Il finanziatore riceve la prima tiratura del CD e – soprattutto – ha titolo ad una percentuale sugli incassi che Sellaband.com otterrà dalla pubblicità generata dal gruppo sul portale e sulla vendita dei dischi online (sempre tramite il portale). Le azioni depositate su un gruppo possono essere spostate su un altro. È un mercato sulle prestazioni future di talenti musicali: scommetto dieci euro, e se trovo i nuovi U2, qualcosa dovrei prendere.
Credo che questa forma di venture capital in miniatura potrebbe essere un modo efficace per incoraggiare (e finanziare) nuovi talenti in diversi settori della cultura: immagino un portale simile dedicato alla letteratura, al cinema, alla pubblicità. Giovani talenti con idee brillanti su romanzi, storie, sceneggiature e film che aspettano solo che qualcuno si accorga di loro e li supporti; giovani che spesso si trovano strade sbarrate da illustri registi, scrittori, editori, imbullonati saldamente al timone delle rispettive industrie e che con qualche aiuto potrebbero trovare la loro strada. Nella sua semplicità, il gioco di Sellaband potrebbe diventare davvero un modello per finanziare la creatività: vendere dei future su un mio romanzo, film o video mi potrebbe permettere di entrare nel giro di quelli che contano grazie al supporto di quelli che hanno creduto e scommesso sulla mia creatività. Se non vendo le mie quote, mi arriva un segnale chiaro: è il caso che ci ripensi, o nel peggiore dei casi, che la smetta. C’è il rischio che oltre a sostenere un giovante talento ci si diverta pure. Altro che riunioni in grisaglia.

Vladi

P.s. Provocazione finale. Nelle scorse settimane Gianantonio Stella sul Corriere parla della vita dura dei giovani ricercatori nell’Università e nella ricerca in Italia: porte chiuse, finanziamenti insufficienti, clima da reparto geriatrico. Perché non provare a cambiare la carte in tavola applicando l’idea di Sellaband alla ricerca? Mettiamo al posto dei musicisti un ricercatore o uno studente di dottorato. Diciamogli di scrivere su che cosa fa ricerca, le prospettive future delle sue scoperte. Definiamo – al limite – una percentuale sui futuri ricavi generati dalla sua idea e suoniamo la campana. Ricerca 2.0?

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