Design come imprenditorialità culturale

La presentazione di Ron Pompei sul tema della progettazione e nella gestione degli spazi distributivi ci ha molto colpito (complimenti a Attila &CO per l’organizzazione dell’evento). Pompei sviluppa il concetto di imprenditorialità culturale (cultural entrepreneurship) per andare oltre il concetto tradizionale di design e per proporre un nuovo modo di interndere la relazione fra imprese e consumatori. Parte dei concetti che sono stati presentati a Milano sono noti, molti altri sono originali (ci torneremo sicuramente in questo blog). Quello che colpisce di Pompei è la capacità di dare consistenza tridimensionale a intuizioni sofisticate. I casi presentati (American Apparel, Apple store, Antrophologie, Urban Oufitter, ecc.) hanno impressionato per qualità e robustezza.
Dopo la presentazione abbiamo deciso di riprendere una riflessione sul tema del design e dell’innovazione che avevamo cominciato circa un anno fa. I temi sono simili, anche se le premesse sono leggermente diverse (noi parliamo di made in italy, ovviamente). Vi lasciamo l’articolo (che sarà pubblicato sul prossimo numero della rivista Argomenti). Dopo la presentazione di Milano siamo convinti che su questi fronti sia necessario accelerare.

Marco e Stefano

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2 Responses to Design come imprenditorialità culturale

  1. Lorenzo dicono:

    La prima riflessione a caldo che mi viene in mente è che l’Italia sia talmente permeata da cultura che essa venga data per scontata. Non è un caso che Ron Pompei e Apple sappiano camminare sui binari paralleli dell’innovazione, della cultura e del marketing e sappiano fonderli e reinventarli, guardando ad esssi con occhi nuovi. Non è un caso che fashion designers come Vivienne Westwood e John Galliano approccino la moda rinascimentale e settecentesca con spirito quasi punk, saccheggiandola senza timore e reinventandola from scratch.
    Forse quello che manca all’Italia è la capacità di ripensare il proprio sconfinato background culturale, ricreandolo da capo e approcciandolo senza timore reverenziale.
    Non è, per finire, casuale che degli artisti europei abbiano saputo scoprire nuovi aspetti di Venezia, città in cui abitiamo da sempre (http://www2.univiu.org/projects/pastprojects/radar/) e che due artisti bulgari abbiano saputo restituirci una nuova narrazione per celebrare i dieci anni di Venice International University (http://www2.univiu.org/artatviu/viulifebillboards/).

  2. Eleonora dicono:

    Riaggangiandomi al tema dell’innovazione nello spazio della distribuzione- sempre più ormai considerato non solo luogo di acquisto, ma di consumo in chiave interattiva ed esperienziale – lascio un link ad alcuni esempi affascinanti recensiti di recente da Business Week
    http://images.businessweek.com/ss/06/06/wonders_retail/index_01.htm?campaign_id=innovation_sprb_wonders

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