Distretti ecologici

I sistemi produttivi locali stanno entrando con decisione nel settore delle tecnologie ambientali, e per il Nord Est il processo forse più interessante è la saldatura tra la produzione di energia da fonti rinnovabili e l’efficienza energetica negli impieghi, in primo luogo nel settore dell’edilizia, nel complesso (costruzione, uso e dismissione di edifici) il più energivoro nei paesi occidentali, (oltre il 40% di tutta l’energia primaria consumata). Da diversi anni ormai è attivo CasaClima, il primo sistema di certificazione energetica degli edifici promosso dalla provincia dell’Alto Adige, e che ha originato filiere di costruzione di edifici ad altissime prestazioni, con oltre mille imprese artigiane certificate e una rete di fornitori di componenti ed impianti nazionali ed europei. A Trento è stato costituito il primo Distretto Tecnologico per l’edilizia a basso consumo energetico e le fonti rinnovabili, e il neonato consorzio annovera più di 160 soci, che rappresentano oltre 300 imprese e più di 8.000 dipendenti, a vario titolo impegnati nelle costruzioni, nella produzione di energia e nelle tecnologie per la gestione del territorio. La sfida posta è quella di realizzare edifici, borghi, valli in grado di ridurre al minimo l’impatto ambientale (uso delle risorse rinnovabili e locali, mobilità sostenibile, gestione dell’intero ciclo di vita) e il consumo di energia (fino a non doverne utilizzare) e produrla da fonti rinnovabili in loco, in maniera distribuita e con la possibilità di immettere in rete l’eventuale surplus, con positivi ed evidenti impatti anche sulla sicurezza e stabilità delle reti distributive. La riduzione dei consumi di energia riguarda anche la fase di costruzione del nuovo e ristrutturazione dell’esistente, con l’impiego di intelligenza terziaria (energy services), materiali naturali e risorse locali, che permette anche di avere costruzioni più sane e confortevoli. Ed è proprio attorno a quest’ultimo aspetto che si è costituito a Treviso il distretto della Bioedilizia (ora metadistretto), un raggruppamento di più di 220 aziende (che rappresentano il 20% del settore provinciale) in grado di progettare e realizzare costruzioni a basso impatto ambientale e prive di sostanze artificiali dannose per la salute degli inquilini. La nascita di questi distretti risponde ad una domanda crescente che finora è stata soddisfatta da imprese straniere (specialmente tedesche ed austriache) presenti da tempo sul territorio nazionale con proprie filiali, specialmente in Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. L’efficienza e il risparmio energetico sta interessando sempre più i distretti del termomeccanico, e il tema è al centro delle linee di sviluppo dell’ultimo patto del distretto veronese Venetoclima, dove imprese del calibro di Riello, o di minori dimensioni ma non per questo meno dinamiche come ICI Caldaie, lavorano su nuovi materiali e sistemi costruttivi ad alta resa energetica, abbinamento ad altre fonti energetiche rinnovabili fino alle tecnologie per l’uso dell’idrogeno come vettore energetico. Altri fenomeni localizzativi, specialmente in ambiente montano e pedemontano, riguardano lo sviluppo di progetti di filiere agroforestali integrate, dalla coltivazione alla realizzazione di prodotti finiti (e in misura crescente anche la realizzazione di macchinari e tecnologie) per la produzione di componenti per edifici in legno (serramenti, pannellature, tetti, case preassemblate) ed energia da biomasse su piccola scala o con reti di teleriscaldamento (diverse esperienze in Alto Adige e Trentino con una cinquantina di impianti già attivi). In pianura si sta iniziando solo ora a pensare a distretti agroenergetici a valenza locale, in grado di aumentare l’autonomia energetica delle comunità locali e offrire opportunità di diversificazione per il comparto agricolo. Quest’ultimo è interessato anche dal metodo dell’agricoltura biologica (dove l’Italia è leader europeo con oltre 50.000 imprese attive), trainata dalla crescita della domanda soprattutto nei mercati esteri. Le imprese venete sono numerose, l’intera produzione latto-casearia dell’Altipiano del Consiglio, 4 imprese su 650 ettari, è realizzata con l’uso di queste tecniche, e veneti sono anche i primi due distributori nazionali, Ecor e Naturasì. Il metodo biologico si applica anche alla produzione tessile, e distretti quali Carpi, Prato e Biella hanno iniziato ad offrire tessuti e capi di abbigliamento certificati secondo questi standard. Sul fronte della produzione di energia, lungo l’asse pedemontano, per ovvie ragioni di carattere orografico ed ambientale, sono nate anche una serie di aziende specializzate nella produzione di impianti per l’energia da biomasse (a partire da impianti domestici, come Palazzetti) e, più indietro nel tempo, nel settore idroelettrico (in particolare nella provincia di Vicenza e Trento). Nell’alto Veneto si è costituito un distretto per le energie rinnovabili, e dietro alle più importanti fiere di settore nazionali (come Solarexpo, passata quest’anno da Vicenza a Verona, o Ecomondo a Rimini) si nascondono reti più o meno complessi di piccole e medie aziende, con una certa rilevanza di quelle nordestine. Il caso più eclatante a livello mondiale è l’esplosione degli investimenti su fotovoltaico e tecnologie ambientali a cui si sta assistendo in Silicon Valley. Ci sono infine diversi casi embrionali di innovazione ambientale spinta nati all’interno di distretti industriali. Si possono citare Valcucine del distretto del mobile pordenonese (zero emission factory e riduzione materie prime impiegate del 90%) o Chenna nel distretto di Manzano (produzione di sedute con un nuovo materiale ottenuto da scarti di lavorazione del legno e plastiche). Un microdistretto del riciclaggio di prodotti elettronici sta crescendo in provincia di Venezia e lo stesso distretto Nanotech può essere considerato a tutti gli effetti come operante, almeno in parte, nelle tecnologie ambientali. Molti distretti tradizionali hanno e continuano ad affrontare problematiche ambientali rilevanti attraverso lo sviluppo di soluzioni tecnologiche e gestionali innovative, come nel caso del trattamento dei reflui di produzione nel distretto della concia di Arzignano o in quello della riduzione dei consumi energetici nel distretto ceramico di Sassuolo. Anche la diffusione di certificazioni ambientali ISO ed EMAS in comparti produttivi omogenei fa intuire una crescita dei sistemi produttivi locali nel settore delle tecnologie ambientali. L’ambiente non è più oggetto esclusivo delle discussioni sui sistemi di regolamentazione, ma genera sempre più sistemi di mercato, nei quali i distretti produttivi possono giocare un ruolo importante. La questione è quindi troppo interessante per lasciarla solamente agli economisti dell’ambiente.

Matteo

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