Democrazia e cambiamenti climatici

Un mese fa Venice International University ha ospitato un seminario per addetti ai lavori sui cambiamenti climatici. Sui giornali nessun riscontro ufficiale; Beppe Caravita, veneziano in quei giorni, ha scritto un post sul suo blog dal titolo eloquente, “Apocalisse a Venezia”, rilanciando alcuni passaggi dell’intervento di Corrado Clini catturati a una delle cene del gruppo di lavoro. In molti hanno ripreso quel post, criticando a più riprese la mancata diffusione dei risultati dell’incontro.
Giovedì 7 dicembre a Venezia operazione porte aperte: Bernt Ostendorf e Corrado Clini hanno discusso di New Orleans e di Venezia, tra ecologia e difesa del patrimonio culturale. I dati proposti da Clini sono gli stessi discussi un mese fa: nel 2050 Venezia sarà sotto acqua. L’analisi di Clini non si limita ai danni alla città storica; comprende anche l’impatto ambientale su terreni industriali di Marghera (molto simile a quanto accaduto con Katrina nelle aree industriali di New Orleans) e al litorale turistico veneto. Le slide proiettate (finalmente public) sono impressionanti.
Ho fatto una domanda a Clini. Se questo scenario è vero (Tony Blair ne ha fatto una priorità al vertice G8, organismi internazionali divulgano documenti analoghi) perché il mercato immobiliare non risente minimamente di queste previsioni? In altre parole, perché non riusciamo a scontare al presente l’eventualità di scenari che Katrina ha reso assolutamente plausibili? Clini ha risposto che il problema è legato principalmente all’incapacità della società di guardare così lontano nel futuro. Forse siamo convinti che qualche inventore troverà il modo di catturare l’anidride carbonica liberata nell’atmosfera per portarla in forma liquida in fondo al mare. Forse, più semplicemente, gli uomini non sono programmati per vivere immaginando la catastrofe imminente. In fin dei conti la mamma-guerrigliera di Terminator/Shwarznegger aveva previsto la guerra dei mondi, ma tutti la prendevano per matta.
Un’osservazione pungente Clini l’ha fatta a proposito delle implicazioni politiche del global warming. L’unico paese che prende sul serio i rischi per il pianeta è, secondo Clini, la Cina: pianifica a lungo termine e, soprattutto, non è una democrazia. Sfide di questo tipo non sono roba da cicli elettorali. Riuscirà il film del quasi-presidente Gore (e tante conferenze come quella veneziana) a cambiare l’opinione pubblica e a smentire tanto realismo?

Stefano

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