Letture domenicali: “La forma del futuro – manifesto per il design del XXI secolo”

8850324782.gifCosa contribuirà di più a plasmare il nostro futuro? Che forma avranno gli oggetti di domani? Sono queste le domande cui cerca di rispondere Bruce Sterling, icona cyberpunk e collaboratore di Wired. L’autore si muove tra neologismi e fantadesign, portando per mano il lettore lungo percorsi non convenzionali: da SPIME (un incrocio di “space” e “time” non traducibile in italiano) alle METASTORIE, dalla TECNOCULTURA ai GINGILLI. La prima parte del libro si sostanzia essenzialmente in una presa di coscienza della tecnocultura del mondo attuale, mondo in cui Sterling cala abilmente la sua figura di fantadesigner per cui non nasconde la sua sfrenata ammirazione (lui li chiama designer di designer perché spesso sono talmente “alti” da avere il gusto per giudicare i designer ma non la mano per disegnare essi stessi). La seconda parte del libro si apre con il concetto di SOCIETA’ SINCRONICA, un insieme di miliardi di traiettorie tracciabili la cui sensibilità è centrata sul tempo invece che sulla materia e le cose sono sempre in divenire, mai statiche. In una società sincronica, consumare risorse non rinnovabili è attività triste e pericolosa perché riduce la gamma delle possibili esperienze future. Una digressione sulle tecnologie del futuro guida poi il lettore alla conoscenza dell’RFID, una tecnologia per l’identificazione automatica di oggetti che porterà alla grande rivoluzione di una rete internet fatta di cose. L’Internet di cose è il futuro, con il cielo come metrica (grazie al GPS) ed un google di cose che ci permetterà di ricordare dove sono le chiavi di casa senza memorizzarlo e ci consentirà di interagire con gli oggetti quotidiani, dando loro vita. Ciò che mi ha colpito di questo libro sono essenzialmente due cose: la prima è la grande attenzione alla semplicità delle cose di oggi (e soprattutto di un tempo, bellissima la digressione storica su suo padre e suo nonno e sulle loro relazioni con gli oggetti). Un libro che parla di futuro potrebbe risultare visionario, il testo di Sterling è eccentrico e divertente, ma se ne percepisce la realtà intrinseca e l’attualità delle tematiche trattate. La seconda è la capacità di Sterling di rendere tangibile quell’economia delle esperienze e dell’immateriale di cui tanto si parla; la particolarità dell’autore è il fatto di legare agli oggetti le esperienze, quasi fossero un continuo necessario e imprescindibile, non tanto un’aggiunta di componenti di marketing o ambientali che vanno a completare un prodotto. Sterling propone un’idea di esperienza proiettata nella tecnologia e nel futuro. Gli oggetti di Sterling sono vivi e, aspetto importantissimo, vivono di relazioni.

Giorgio Soffiato

Il libro: Bruce Sterling, La forma del futuro, Apogeo 2006

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2 Responses to Letture domenicali: “La forma del futuro – manifesto per il design del XXI secolo”

  1. Lorenzo dicono:

    Non ho ancora letto questo libro di Sterling, ma tutti gli altri sì.
    Da questo post mi pare si riconfermi la sensibilità di uno scrittore, che insieme a William Gibson, Paul DiFilippo, Pat Cadigan e Neal Stephenson (anche se gli utlimi tre in maniera meno efficace) hanno ridisegnato il futuro a partire da estrapolazioni e proiezioni di dati disponibili quindici e poi dieci anni fa.
    Oggi sappiamo che molte delle previsioni di Sterling si sono rivleate esatte, quando al tempo nessuno ci avrebbe scommesso un fico secco.

  2. Lorenzo Pezzato dicono:

    Di oggetti virtuali è pieno il mondo. Virtuale, s’intende.
    Chiunque abbia mai “giocato” con Second Life può testimoniare di aver varcato la soglia di boutiques virtuali strapiene di abiti da acquistare, di bar ed altri ambienti simili in tutto e per tutto a quelli che si trovano nella reale vita quotidiana.
    L’analisi grammaticale ci insegna che l’oggetto è complemento -per i più fashion accessorio- del soggetto, vero cardine di tutta la questione. L’oggetto è virtuale nel momento dell’ideazione, in quello della realizzazione è già oggettivato, sia in contesto materico che digitale.
    Lo spazio virtuale non è commensurabile con quello reale, perciò ogni relazione tra oggetti nei due ambiti è interrotta sul nascere, più semplicemente non è possibile.
    La virtualizzazione dell’oggetto è un percorso a ritroso, a risalire, come quello del salmone prima di deporre le uova, non è atto originante o primigenio. Dietro la mano digitalizzata che afferra una tazzina digitalizzata c’è sempre una mano in carne ed ossa, e questo a-priori imprescindibile è il marchio dell’originalità, dell’oggettività dell’oggetto.
    Oggetto: tutto ciò che il soggetto conoscente intende diverso da sé (Etimologico Zanichelli -2000). La definizione filosofica precisa proprio la pre-esistenza del soggetto, e non ci sono oggetti che possano esistere al di fuori di quella pre-esistenza. Il soggetto, infatti, lancia contro l’altro da sé (obiectum, participio passato del verbo obicere; ob (contro) iacere (lanciare)) la propria conoscenza, tramutandolo in oggetto, sebbene l’esistenza fisica di tale altro da sé sussista indipendentemente dalla conoscenza del soggetto stesso.
    La spinta generatrice della materia è la Natura, quella generatrice di oggetti è la creatività (conoscenza) umana.
    La materia digitale, invece, non esiste fisicamente di per sé, e si trova in una condizione di assoluta sudditanza nei confronti del soggetto che la genera, collocandosi perciò ad un gradino “evolutivo” inferiore. Rimane comunque innegabile che in linea teorica la produzione naturale di materia sia un fattore limitante, una variabile che consente al soggetto di agire esclusivamente con quel che c’è, inibendo la totale –astratta- libertà creatrice. Persino le macchine pensanti di Matrix per sopravvivere avevano bisogno dell’energia creativa umana, dimostrando di fatto che la fantasia creativa dell’uomo diventa limite di sé stessa. E lo si intuisce profondamente quando nemmeno la fantascienza riesce a oltrepassare quel confine.

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