Turismo High Tech

Pensiamo alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie e ci vengono in mente aerei supersonici, farmaci rivoluzionari e nuove fonti di energie. Di solito non proseguiamo molto oltre nella lista di ciò che consideriamo high tech. E sbagliamo. Perché la ricerca e le nuove tecnologie servono a un sacco di altre cose. Servono al turismo, ad esempio, perché possono completare e amplificare l’esperienza della scoperta delle nostre città e dei nostri musei. A Venezia ieri si è parlato di questo, di come le tecnologie possono permettere di superare i limiti tradizionali della visita culturale. Non tanto dei portali che ci aiutano a scegliere fra diverse compagnie aeree e alberghi (i vari expedia, venere, opodo), quanto piuttosto di quelle tecnologie che puntano a favorire l’accessibilità semantica del nostro patrimonio culturale.
Le sperimentazioni ci sono e, per quanto possa apparire incredibile, funzionano. Cito due iniziative che sono state presentate durante il seminario. La prima è Untravel Media, un’azienda specializzata nella costruzione di guide multimediali basate su storie e aneddoti raccontati dagli stessi abitanti di una città. Untravel Media è stata fondata da un ricercatore del MIT (fin qui niente di nuovo) che deve gran parte delle sue fortune a una guida interattiva di Venezia (e questo è già più sorprendente). I contenuti delle guide sono prodotti direttamente dagli abitanti della città che raccontano luoghi pubblici e privati. Fra i protagonisti dell’operazione ci sono alcuni personaggi del sestiere di Castello fra cui il celebre Furio (cantante dei Pitura Freska). La guida funziona sul telefonino: guardi un’immagine e Furio (o una delle quattro guide virtuali del quartiere) ti dice cosa fare e dove guardare. Il senso di immersione è sorprendente.
Il secondo progetto è stato presentato da Rafael Ballegas e Steffen Walz, due ricercatori universitari che hanno creato Rexplorer, un videogioco per scoprire la città di Regensburg (1,6 milioni di turisti all’anno). Ci si aggira per la città medievale con in mano una palmare che sente l’”aura” dei luoghi e inizia a pulsare quando si è in prossimità di qualche prova da superare: ai giocatori spetta l’onere di rispondere a domande e scoprire i percorsi con tanto di punti e penalità. Alla fine del percorso è possibile ricostruire un album fotografico con le fasi principali del gioco con tanto di link alle solite goggle maps. Le due sperimentazioni hanno in comune un uso delle nuove tecnologie che si confronta in modo esplicito con nuovi linguaggi narrativi. I contenuti messi a punto non solo “entrano” nel telefonino e nei palmari, ma riflettono un modo nuovo di pensare l’interazione con il lettore/ascoltatore/turista.
Sentendo parlare Epstein e Ballegas si percepisce la ricchezza del confronto fra tecnologia e saperi “umanistici”; il che mette di buon umore. Dopo tanti dibattiti nostrani su nuove tasse di soggiorno per i turisti che ancora si ostinano a venire in Italia, queste presentazioni sono state una boccata di ossigeno.

Stefano

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