Letture domenicali: “Mondializzazione: come fanno per competere?”

Con quest post inauguriamo una nuova area di firstdraft che abbiamo chiamato “letture” e che dedichiamo a brevi recensioni di libri. Letture diventerà un appuntamento fisso del sabato mattina.

Berger come fanno per competere, globalizzazione, internazionalizzazioneThere’s no silver bullet, non c’è una strategia vincente per affrontare le sfide della competizione globale. Questo il messaggio fondamentale del libro “on the road” di Suzanne Berger dell’Industrial Performance Center del MIT, maturato in cinquecento tra interviste e casi aziendali internazionali. Ci eravamo abituati a pensare che in tempi di assenza di ostacoli ai flussi di merci, idee e persone, la strategia vincente fosse una sola: disfarsi della manifattura, (localizzandola dove costa meno) e mantenere l’intelligenza nelle economie avanzate. Non è così semplice.
Il libro racconta storie di successo, alcune più prevedibili, altre in “controtendenza”. C’è Liz Clairborne che compra prodotti finiti da subfornitori tessili in Vietnam e presidia il mercato finale con una sofisticata rete distributiva, ma c’è anche Zara che produce “in casa” e nella vicina Galizia. Le due aziende hanno in comune la capacità di produrre moda in velocità: è una manifattura “smart”, di qualità, in continua evoluzione e carica di intelligenza e conoscenza. Certo, non è fare il terzista come lo si faceva una volta: il salto di qualità è imprescindibile.
Ora, se è vero che questa ricca squadra di campioni non segue una ricetta competitiva unica, ma mescola ingredienti di volta in volta diversi, che cosa imparare dal giro del mondo di Berger e colleghi? Ci dice che non ci sono settori al tramonto e che conta mai quanto oggi il coraggio e la capacità imprenditoriale. Il tessile, l’arredamento, la calzatura non sono condannati ad una guerra al ribasso dei prezzi. Ciò che è rilevante è la capacità di creare innovazione di natura imprenditoriale, interpretando in modo creativo le sfide che ogni settore giorno dopo giorno pone. Non è questione di strategie vincenti a tavolino, ma di scelte, coraggiose, lungimiranti e creative.
Contro gli scenari dei beccamorti della crisi del made in Italy ripartirei da qui, da questa capacità imprenditoriale che alle nostre aziende e agli uomini e donne del made in Italy non difetta e che va proiettata su scenari internazionali per valorizzare storie, esperienze, culture di prodotto ed i territori su cui sono germogliate.

Vladi

Il libro: Suzanne Berger (e l’Industrial Performance Center), (2006), Mondializzazione: Come fanno per competere?, Zanichelli: Torino

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