Come imparano i nostri studenti

Il blog che ho attivato per dare voce agli studenti del mio corso di Economia e gestione della tecnologia ha contato circa 130 post in circa un mese e mezzo di attività didattica. Faccio due conti: in aula ho avuto poco più di una ventina di studenti: nell’arco di un mese e mezzo ogni studente, in media, ha scritto sei post, in pratica un intervento alla settimana. E’ una notizia. Chiunque abbia fatto lezione in un’aula universitaria conosce il silenzio imbarazzante che segue l’infelice richiesta “ci sono domande?”. Gli studenti, vuole il luogo comune, paglieggiano in attesa della fine della lezione in attesa di uno sprizzetto con gli amici, ciondolano in attesa di qualche notizia su qualche pre-appello. Soprattutto nessuna partecipazione in aula. Quei post sul blog del corso sembrerebbero una prova contraria.
Ho provato a verificare se i miei studenti costituiscono una clamorosa eccezione alla regola o se dietro all’exploit dei 130 post ci sia un movimento più consistente. Per questo mi sono messo alla ricerca di siti, blog e comunità gestiti e alimentati da studenti universitari con fini in qualche modo riconducibili al percorso universitario.
La mia navigazione è stata piuttosto fruttuosa: i blog studenteschi sono tantissimi, alcuni davvero interessanti.
Ne descrivo due avviati da studenti della mia università – Ca’ Foscari – che mi sembrano esemplificativi di due filosofie diverse (potenzialmente complementari). Il primo è www.unieconomia.it, la comunità degli studenti dell’ateneo. Nasce dall’iniziativa di un paio di studenti che decidono di costruire uno spazio per condividere una serie di informazioni cruciali per districarsi nella vita universitaria. Il sito – vero esempio di editoria 2.0 – aggrega contenuti di vario tipo (appunti, soluzioni di esami, avvisi) che sono aggiornati e inseriti dai diretti interessati. I forum ospitano discussioni su come prendere i libri di testo e affrontare gli esami. Le valutazioni su corsi e docenti sono condivise in tempo reale (l’indice di gradimento dei docenti si può verificare dopo la prima settimana di corso..). Il numero dei post sorprende; sorprende anche la vivacità delle discussioni.
Il secondo sito è marketingarena (http://www.ilmarkettaro.blogspot.com/), un blog avviato da una piccola redazione di studenti di marketing e di e-business. Ogni giorno viene pubblicato un post che approfondisce temi di marketing, di innovazione e, qualche volta, di costume. La redazione non si limita a riprendere articoli di giornale e lanci di agenzia: contatta aziende, società di consulenza, esperti del settore avviando con loro un dibattito che qualche volta diventa polemica, altre volte produce spunti su cui vale la pena proseguire. Gli accessi giornalieri sono circa duecento, con punte di mille se i post trovano collocazione su aggregatori di notizie come oknotizie.alice.it. Marketingarena non è unico nel suo genere. Gli esempi di blog in cui gli studenti provano a confrontarsi con una comunità professionale più ampia sono numerosi, soprattutto nell’ambito del marketing e della comunicazione (fra i tanti consiglio assolutamente disruption http://disruption.splinder.com/ sulle nuove forme della pubblicità, anche se ho ancora qualche dubbio che chi lo gestisce sia davvero uno studente).
Chi avvia e promuove iniziative di questo tipo non si limita a un servizio ad altri studenti: prova a costruire una propria reputazione e una propria visibilità nell’affollatissimo mondo del web attraverso il collegamento fra l’esperienza dei corsi universitari e le richieste (intuite) del mercato. Non so bene quanti fra questi avranno successo; di certo queste esperienze serviranno a segnalare al mercato gli studenti più brillanti e, forse, alcune diventeranno punti di riferimento per le rispettive comunità di interesse.
Una considerazione su questa prima (rapidissima) ricerca on line riguarda quella che chiamerei la rivolta dello studente munito di comprendonio. Licealizziamo la formazione universitaria, standardizziamo i corsi, vincoliamo il numero di pagine per singolo esame inseguendo un’idea di università ossequiosa delle regole di quella produzione di massa che in aula dichiariamo moribonda. Lo studente più brillante, per parte sua, si chiama fuori, scommettendo su un’esperienza dell’apprendimento diversa, più autonoma, più personalizzata, più legata all’interazione con riferimenti esterni all’accademia.
Propongo di prestare attenzione a questa avanguardia di studenti innovatori. Una rapida lettura dei blog studenteschi potrebbe risultare utile sopratutto a chi, con responsabilità di governo, si propone rimediare ai danni dell’ultima riforma. Sebbene in terra ostile, questi nostri studenti anticipano la riforma della didattica proposta negli Stati Uniti dalla National Science Foundation con l’obiettivo di convincere le migliori research university americane a coinvolgere gli studenti in attività di ricerca già a livello undergraduate. Finora blog e comunità nostrani sono stati il risultato di processi autogestiti, di imprenditorialità studentesca allo stato puro. Il successo del blog di Economia e gestione della tecnologia mi spinge a credere che sia ora di passare alla fase 2.
Stefano

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28 Responses to Come imparano i nostri studenti

  1. Non posso che ringraziare per aver segnalato il nostro marketingarena. Da quando mi sono convinto che un blog non collaborativo non sfrutta le potenzialità del web ho deciso di lanciare ai più audaci e competenti tra i miei compagni la sfida di un’avventura sul marketing che all’inizio offriva, teoricamente, solo del tempo da impiegare e nessun ritorno per i meno lungimiranti. Col tempo da 3 siamo diventati 5, poi 8, ora riceviamo richieste di entrata nel team, commenti lusinghieri, offerte di collaborazioni e segnalazioni in altri blog. A novembre sono state 7000 le pagine viste e stimiamo in non meno di 80 al giorno le persone che vengono a trovarci spontaneamente senza veicolo alcuno.
    Marketingarena è una palestra, è bello discutere dei temi più scottanti con la sfrontatezza di chi non ha padroni e la voglia di confrontarsi tipica della nostra età, guidati però da quella competenza che la curiosità e il corso di laurea che frequentiamo ci hanno permesso di accumulare. Sarebbe riduttivo attaccare a testa bassa il sistema scolastico e l’università. Noi siamo felici di vivere un ambiente che offre possibilità di relazione e si pone come guida per la crescita professionale, semplicemente riteniamo che questo non basta. Basse pretese sulle lingue straniere, pochissima considerazione della capacità critica e delle skill personali non direttamente correlate all’apprendimento mnemonico e termini come innovazione e creatività (anche nell’esposizione e nella didattica) visti come opportunità ma al tempo stesso come pericoli da veicolare dentro i sicuri paletti del “management della..”. Preso atto di ciò che ci piace e ciò che amiamo meno abbiamo dato vita ad un’operazione collaborativa sapendo che sarebbe stato “tutto di guadagnato”, consci che all’università si impara un glossario, uno schema per comprendere, un ragionamento da applicare, ma intanto la fuori qualcuno sperimenta modelli che solo fra 4 anni (se va bene) saranno ingabbiati sui libri, qualcun altro guadagna un milione di dollari vendendo altrettanti pixel su una singola pagina web, il tutto mentre due ragazzi poco più grandi di noi rivoluzionano il mondo dando vita a google. E noi vogliamo capire perchè. Vogliamo capire cosa c’è dietro, interessandoci un pò meno dei modelli e un pò più del caso specifico, discutendo con chi ha creato e gestisce attività floride o progetti per noi interessanti.
    Questa articolo rappresenta per noi una spinta, una conferma che la direzione presa è quella giusta, anche quando ci chiediamo se ha senso perdere un’ora al giorno per arrivare a conclusioni che poi all’esame nessuno rileverà. Da qualche anno però abbiamo capito che qualcuno c’è, che qualcosa sta cambiando, che esistono anche i corsi universitari (e i docenti) che hanno percepito l’importanza della realtà,la potenziale superiorità del caso sul modello, del dialogo sui punti elenco. Per questo noi ce ne stiamo lontani dalla politica sperando che qualcuno si accorga che l’integrazione di strumenti come i blog nell’apprendimento è possibile, che Harvard ha aperto un corso su second life, e non serve un ministro per capire che se lo fa Harvard ha almeno senso capire cos’è second life. I lucidi in rete sono una comodità, ma il podcast delle lezioni permetterebbe di fare passi da gigante, l’interattività si può massimizzare e noi vogliamo farlo capire.
    Marketingarena risponde presente alla sfida per un apprendimento dinamico e diverso, la speranza è che qualcuno comprenda che quello che noi facciamo ha la dignità per essere chiamato apprendimento, e forse le potenzialità per essere replicato (come modello) per altri studenti, altri ambienti, altre situazioni per cercare, tutti assieme, di passare davvero alla fase 2.
    Giorgio Soffiato

  2. Filippo Minelli dicono:

    Mi associo ai ringraziamenti di Giorgio per la segnalazione del nostro marketingarena.
    Devo ammettere che non avrei mai pensato, qualche tempo fa, di iniziare a scrivere le mie idee e le mie opinioni pubblicamente, andando oltre alla mera partecipazione alle lezioni universitarie (tra uno sbadiglio e la consueta attività di ammanuense nella copiatura dei lucidi..); ma qualcosa è cambiato. Forse il bisogno di cambiamento era latente, necessitava solamente di una spinta di gruppo, di qualcuno che come me era (ed è tuttora) scontento della situazione. Il tempo passa e le lezioni universitarie finiranno, e poi?
    Non so, sinceramente, quale sarà il futuro di questo progetto che ho deciso di intraprendere. So solo, e al momento mi basta, che l’entusiasmo che ho visto in me stesso e negli altri componenti del gruppo marketingarena, unito alla mia ambizione (e alle nuove tecnologie, non nego infatti che scrivere da casa “parzialmente nascosto” da un sito ha facilitato le cose!) mi spinge alla collaborazione e mi fa venir voglia di imparare ogni giorno di più.

    Filippo Minelli
    http://www.marketingarena.it

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  5. Mattia Tognana dicono:

    Sinceramente non ritengo corretto dare tutta questa importanza al blog anche se certamente permette agli studenti di sbloccarsi nell’intraprendere conversazioni e discussione. Il blog attraverso la sua impersonalità, senza quella “pressione” tipica dell’aula, senza il vincolo temporale e permettendo quindi l’interioriorizzazione degli spunti proposti a lezione, offre certamente l’opportunità di avviare dibattiti interessanti. Ritengo però indispensabile “gridare” che il merito non è certamente solo dello strumento blog, nonostante sia un ottimo strumento di ausilio, ma sicuramente di certi docenti illuminati che non si limitano a delle noiose lezioni teoriche, ma stimolano noi studenti introducendo anche la sfera pratica attraverso il mondo che ci circonda, che indubbiamente conosciamo meglio e tutti in modo differente, con diverse sfumature e diverse emozioni. Non trovo giusto nascondersi dietro l’impersonalità, la freddezza e la non immediatezza del blog, nella vita ci attendono prevalentemente scontri diretti, ma dovrebbe essere “solo” uno strumento di partenza o al massimo un mezzo di comunicazione aggiuntivo in caso di scarsità di tempo.

  6. Non concordo con Mattia. Credo innanzitutto che sia innegabile che la sfrontatezza e percentuale di rischio che puoi usare e osare tra conoscenti in un “blog palestra” non sia paragonabile alla presentazione parzialmente impettita cui sei costretto a lezione. La creatività è comunque apprezzata ma, anche nelle presentazioni più audaci, non puoi permetterti paragoni forti o arditissimi a causa della valutazione che qualcuno, in quel momento, ti sta dando. Chi sbaglia sul nostro blog si “becca” al massimo un “non sono d’accordo” e tutti assieme si discute la cosa. Inoltre credo che parlare tra pochi possa essere un modo per prendere coraggio ora e affrontare magari una platea domani.

    Anche sul ruolo del blog fatico a concordare, tu lo definisci “strumento di partenza o mezzo di comunicazione aggiuntivo”, a mio avviso invece esso rappresenta un continuo delle importantissime lezioni frontali, un modo per allargare la conversazione e rilanciarla dopo che magari ci hai pensato sul treno o hai letto sul giornale una cosa inerente. Fermarsi all’idea di blog come articolo-commento è ad oggi un’offesa alle piattaforme blog, creazione pagine, categorizzazione, contenuti, sharing multimediale, sono tutte applicazioni che fanno di un blog uno strumento che non ha nulla da invidiare ad un sito internet e soprattutto può implementare soluzioni alternative atte a massimizzare la relazione. A mio avviso in ambito aziendale l’implementazione del blog può essere un punto di partenza ma anche e soprattutto un punto di arrivo in una CRM oriented firm. I blog dei corsi universitari invece rappresentano ottime opportunità per fare della lezione frontale un momento pieno, eliminando le risposte alle faq e i momenti di comunicazione amministrativa e questionari vari che, a ben pensarci, portano via il 10-15% del tempo. Ma non solo. Arrivare a lezione con un argomento già sviluppato, sostendo un’ora e mezza di dibattito guidato sarebbe probabilmente un punto di arrivo anche per i docenti (come si evince dal post originale), i blog permettono di lanciare la discussione da portare poi avanti in aula. Quanto agli scontri diretti della vita, il saperli affrontare è una skill base, oggi se non sai farlo sei fuori, sono le skill secondarie che fanno la differenza e forse il dibattito sviluppato su un blog può aiutare a migliorare le proprie capacità critiche e relazionali. Concludendo concordo con te che il blog non è il cuore della discussione ma a mio aviso può essere tutto il resto ed estendersi temporalmente (prima e dopo) e spazialmente (in ogni ambito).

    Giorgio Soffiato

  7. Gianluca Marconato dicono:

    Nessuno ha la pretesa di equiparare il blog a una lezione tenuta da un docente in aula. Il blog, e nello specifico marketingarena, è uno strumento che permette una crescita parallela a quella accademica, sfruttando le competenze e i modelli che la stessa università ci ha fornito. Ma in aula di corporate blog non si parla, del marketing connesso alle PMI si accenna soltanto, e in corsi a scelta. E così, chi ha voglia di “crescere” e di soddisfare la propria “curiosità intellettuale” si arrangia: un confronto onesto e costruttivo (si spera!) su temi d’attualità o nuove frontiere del marketing, disciplina in forte
    evoluzione, permette nel suo piccolo di imparare e di mettersi in gioco. Se poi, esperti del settore, come sta avvenendo, partecipano attivamente,tanto di guadagnato. Sia chiaro: non ci vogliamo sostituire a nessuno, nè essere una alternativa alle classiche forme di apprendimento.
    Le discussioni che si protraggono mettono in luce come lo strumento non sia asettico,tutt’altro: noi, autori dei post e degli articoli, ci esponiamo in prima persona [e i nostri dati sono disponibili a tutti direttamente dal sito], e la maggioranza degli interventi esterni (la gente che commenta) porta nome e cognome.
    ultimo aspetto, e forse, quello più importante: trovo insensato focalizzare l’attenzione sullo strumento in sè, quando dovrebbe essere degno di nota il fenomeno sottostante: il fatto che degli studenti (in questo caso) si attivino per imparare sfruttando quello che già la tecnologia mette a disposizione. Criticare lo strumento mi sembra possa innescare solamente una polemica sterile.

  8. Segnalo via marketingusabile (nello specifico questo post http://marketingusabile.blogspot.com/2006/01/dove-si-impara-il-marketing.html#links) un lavoro di Henrik Schneider sull’obsolescenza delle proprie competenze nell’era del cambiamento. Qui il pdf http://cyber.law.harvard.edu/home/uploads/509/2005_Schneider_RapidICTChange.pdf

  9. Stranamente non è comparso un mio commento, replico:
    due contenuti utili alla conversazione:

    Dove si impara il marketing? (via marketingusabile)

    http://marketingusabile.blogspot.com/2006/01/dove-si-impara-il-marketing.html#links

    studio di Henrik Schneider, sull’obsolescenza delle proprie competenze causate dal rapido sviluppo dei cambiamenti dell’ICT (via marketingusabile)

    http://cyber.law.harvard.edu/home/uploads/509/2005_Schneider_RapidICTChange.pdf

  10. Mattia Tognana dicono:

    Purtroppo temo di non essere riuscito a trasmettere il concetto. Sono completamente d’accordo con voi quando elogiate i vantaggi dello strumento blog e dell’enorme potenziale che può innescare, in particolare mi associa completamente alle valutazione sul ruolo del blog del mio collega Giorgio Soffiato, forse siamo solo divisi dalla carica emotiva: Tu creatore, io utilizzatore, ma il concetto di “strumento spalla” mi sembra sia abbastanza condiviso. Il mio intervento era mirato prevalentemente ad evidenziare anche l’importanza dei docenti che in qualche modo innescano questo meccanismo già durante le lezioni frontali che comunque funzionerebbero lo stesso anche senza blog, che invece riesce ad offrire quel qualcosa in più.

  11. E’ innegabile: certe persone, professori o meno, hanno passione per il proprio lavoro, intelligenza vivace, interesse per la vita in generale.
    E quel che è più importante, sanno comunicarla.
    Credo di aver avuto la fortuna di incontrarne alcune, sia nella mia esperienza di studentessa che di persona e questo ha fatto sì da farmi auspicare di poter trasmettere, nel mio piccolo, questa passione per la conoscenza e quell’atteggiamento di curiosità verso la vita che sono tanto utili nella carriera quanto nella sfera privata.
    Lo strumento, il blog in questo caso, è stato cruciale per generare tutto ciò, ma non nego che forse, assumendo punti di vista diversi, altre forme avrebbero potuto sostituirlo. Quel che conta davvero è l’aver trovato l’input per intraprendere un percorso che spero ci porti lontano.

  12. Luca Dalla Villa dicono:

    Parlo da studente frequentante del corso di Tecnologia con il Prof.Micelli, mi sento quindi indubbiamente chiamato in causa.
    L’esperienza del corso è stata una di quelle più stimolanti a livello accademico della mia carriera universitaria. Un corso attivo,vivo e in evoluzione che può tranquillamente confrontarsi con i corsi di prestigiose università europee.
    Avendo potuto frequentare e sostenere esami anche all’estero,parlo con cognizione di causa. Il corso è stato strutturato in modo che lo studente si sentisse parte attiva e non mero pubblico. Mi ricordo soprattutto, il mio primo post che parlava di nuovi trend di sviluppo nelle Università Americane, che misi a tarda notte ma alla mattina il professore, lo prese come spunto per la lezione..è questo che intendo per interattività: non solo slides da far vedere e leggere, ma interazione continua e flessibilità!

  13. Luca Dalla Villa dicono:

    Parlando ora come attivista e frequentatore di blog, è indubbio che sia un mezzo che ci aiuta a veicolare meglio i nostri pensieri idee ecc..puoi fare supposizione, abbozzare qualcosa ma la cosa più stimolante è l’apertura al dibattito. Dove lì ti ritrovi a fare i conti con le tue idee, magari a modificarle o a difenderle a spada tratta!L’importante è esserci e comunicare!Sono d’accordo che non possa essere considerata questa dei blog l’unica via,ma diciamo che ci danno man forte! soprattutto chi è magari più introverso nel parlare apertamente può sicuramente aiutare!

  14. Maurizio Goetz dicono:

    Grazie per avermi citato. Vi invito a vedere questa presentazione che va nella direzione di quanto espresso in questo post.

    http://marketingusabile.blogspot.com/2006/11/forse-pi-di-un-gioco.html#links

  15. Magari il blog passerà e sarà sostituito, e cosi second life, magari no. Ciò che va evidenziato a mio avviso è la voglia di tutti di sperimentare qualcosa di nuovo, quell’esperienza di apprendimento di cui si parla nel post. E’ pur vero che la piattaforma che ospita il momento di relazione/collaborazione/coinvolgimento è solo un mezzo, credo però che ad oggi siamo in presenza delle piattaforme giuste, nel momento giusto perchè da pochissimi si passi a pochi, forse anche per tentare un esperimento di apprendimento 2.0 con il patrocinio dell’università. E’ possibile ragionare su un corso che massimizzi l’interattività e la multimedialità, quali tecnologie andrebbero implementate per migliorare? Butto un’idea: tema corporate blog e studenti frequentanti. Ogni gruppo sceglie un’azienda e crea un corporate blog fittizio, il blog che porta più visite al sito reale dell’azienda vince. Ecco un mini business game fatto in casa che probabilmente potrebbe rendere addirittura avvincente l’apprendimento.
    In termini evolutivi ritengo che i blog slegati dai singoli corsi ma legati all’università (come marketingarena) debbano necessariamente trovare nel medio termine una propria collocazione, credo che gli obiettivi di ulteriore specializzazione in ottica di futuro modello di business (consulenza) oppure l’obiettivo traffico a scopo editoriale-divulgativo siano due delle possibilità che si schiudono.

    Giorgio Soffiato

  16. markettara dicono:

    Ringrazio innanzitutto Stefano per la segnalazione.
    Ho letto tutta la discussione, e fra i tanti commenti mi trovo d’accordo soprattutto con il pensiero di Ilaria, in particolare quando parla di “passione per la conoscenza e quell’atteggiamento di curiosità verso la vita che sono tanto utili nella carriera quanto nella sfera privata.”

    Ho sempre avuto un atteggiamento di curiosità verso la vita. Poco più di quattro anni fa lo strumento blog è venuto “a supporto” di tale predisposizione… Tutto grazie ad una docente di nuovi media.

    Fatto nuovissimo per l’epoca, credo primo caso in Italia, l’illuminata docente ha aperto un blog a supporto ed integrazione del corso universitario. E’ stato un successo. La novità ha fatto parlare molto. E’ stata anche studiata. Ma ci sono state anche molte critiche – soprattutto nei confronti della docente – dovute al fatto che il blog dava anche libero spazio ai pensieri degli studenti.

    La giovane e “coraggiosa” professoressa è tuttavia andata avanti per la sua strada. Per un anno il blog è stato un punto di riferimento per un largo gruppo di studenti. Causa numerose critiche, da blog pubblico, si è poi dovuto trasformare in blog aperto “ai soli invitati”. Ma ha continuato a funzionare…

    Oggi, a distanza di quattro anni, il blog è poco aggiornato (forse perché è venuta meno la sua funzione primaria). Ma è nel cuore di tutti gli studenti che vi hanno preso parte. Ha costruito tanto. E da quel blog ne sono nati tanti altri, tutti gestiti dagli studenti che avevano preso parte al coraggioso progetto. E’ stato ancora una volta un successo.

    Personalmente devo ringraziare l’innovazione introdotta nell’università da quella docente. Ma anche la sua (a-normale) passione, voglia di fare, il suo coraggio e la sua capacità di “trasmettere” tali valori.

    Oggi sono una giovane pubblicitaria appassionata al mondo blog. Questa passione si è unita alla mia curiosità intellettuale, all’amore per il mondo della pubblicità ed alla voglia di ricercare e di diffondere la conoscenza. Con l’aspirazione di essere io, a questo punto, ad “fare innovazione”.

    Nel 2005 ho iniziato anche a “lavorare” con i blog e ci lavoro tuttora… Nel privato, da qualche mese esiste poi disruption.splinder.com, che rispecchia ed è il frutto della storia che vi ho raccontato. E’ passione, curiosità, competenza e (perché no!) anche coraggio.

    PS.
    Sono ancora studente. Mi sto specializzando. Perché (come ho detto in privato già a Giorgio) penso che nella vita non bisogna mai smettere di apprendere. Soprattutto quando hai una passione ed hai la fortuna di poterla studiare.

  17. marco dicono:

    Scrivo questo commento da docente 1.2 sulla strada – spero giusta – per abbracciare la fase 2 di cui qui si parla. Da un paio d’anni utilizzo i blog nei corsi di marketing che tengo a Padova. Avevo iniziato così un po’ per sfida un po’ per provare qualcosa di nuovo. I risultati mi hanno colpito. La qualità dell’interazione e gli stimoli che maturano nel blog rendono il mestiere decisamente più divertente, un toccasana per il docente 1.2, ormai cronicamente disadattato dal punto di vista tecnologico. Al di là delle giustissime considerazioni di Stefano sul ruolo dei blog per l’apprendimento nell’università, credo che essi diventeranno sempre più importanti per il post-laurea. Soprattutto per quelle professionalità emergenti di cui soltanto oggi si iniziano ad intravedere i contorni. Il marketing nell’era del digitale è precisamente uno di questi ambiti. L’evoluzione delle nuove tecnologie sta aprendo nuove opportunità in ambito marketing di cui si inizia a sperimentarne le potenzialità quasi in presa diretta. E’ un terreno nuovo per tutti, non ci sono esperienze precostituite e molto è lasciato all’intraprendenza e alla voglia di sperimentare dei singoli. In questo senso, il professionista e lo studente si trovano quasi sullo stesso piano. Anzi, forse è un settore nel quale gli studenti hanno qualche vantaggio in più: hanno maggiore familiarità con il mondo digitale, ci sono nati, fa parte del loro panorama. I professional dal canto loro hanno non solo l’esperienza, ma una maggiore capacità di declinare questi nuovi strumenti sulle caratteristiche dell’impresa. Hanno insomma uno sguardo più oggettivo e pragmatico, meno influenzabile dalle mode del momento. Si tratta di complementarietà che oggi meritano di essere ricomposte e di trovare nuovi spazi di confronto e di dialogo. I blog studenteschi costituiscono l’embrione di quelle che saranno le nuove comunità professionali del futuro, dove i professional potranno condividere in modo dinamico informazioni e conoscenze, e, soprattutto, costruirsi una propria identità. Queste nuove reti vanno incentivate perché costituiscono dei percorsi di apprendimento complementari a quelli universitari, con un maggiore carattere professionalzzante. Dobbiamo abituarci che nella nuova formazione non c’è un prima e un poi, l’università e il lavoro, ma che queste due aspetti iniziano fin da subito ad avere importanti sovrapposizioni.
    Per l’università è un’occasione per ripensare i percorsi formativi in chiave maggiormente interattività e con una più ampia apertura verso l’esterno. Per i professional è un modo per ottenere una più stretto collegamento con il mondo della ricerca e diventare protagonisti dei processi di diffusione dell’innovazione. Non è possibile infatti garantire l’innovazione nel nostro sistema economico senza profili professionali adeguati che avranno il compito di declinare queste innovazioni in azienda.

    Marco

  18. sm dicono:

    Ho letto i commenti. Sono felice di aver trovato tanta energia.
    Due osservazioni rispetto al dibattito. Mi pare chiaro che la generazione di chi si affaccia oggi all’università ha un rapporto con la tecnologia diverso diverso da chi, come me, ha usato il computer come semplice “spalla” (e non ho 65 anni..). Un cambiamento di rotta mi pare difficile. Parte della nostra vita è in rete: oggi parliamo ancora di Second Life; tra qualche anno magari toglieremo il second.. Non mi stupisce che l’esperienza dell’apprendimento (e sottolineo la parola esperienza) passi attraverso forme nuove di comunicazione, in particolare quelle che più lasciano libere le persone di esprimere chi sono. All’università dovremo fare i conti coi blog, questo mi pare una certezza.
    Sul tema dei nuovi saperi concordo con Marco: quando un tema non è ancora stabilizzato, quando un sapere non ha ancora i suoi manuali, quando la pratica anticipa la teoria (come nell’internet marketing) la rete diventa laboratorio. E, giustamente, chi è sulla frontiera dice la sua. L’esempio di markettara è lì a dimostrarcelo (a proposito, ancora complimenti per il blog).
    Faccio una proposta: vorremmo aggiungere alla nostra playlist una serie di link di siti/blog di studenti divertenti/interessanti/curiosi/appassionati. Vi chiediamo aiuto per rendere la lista più interessante.
    Aggiungo un invito: il 14 dicembre VIU organizza a San Servolo la festa di fine semestre. Grandi quantità di spriz e prosecco. Venite?

    Stefano

  19. Giampaolo Toso dicono:

    Come al solito in medio stat virtus…
    Parlando dei blog ritengo che il termine palestra sia un termine corretto. Per molti studenti il blog può essere uno strumento di partecipazione e di espressione utile per sbloccarsi. Parlare davanti a molti nostri colleghi spesso ci frena.
    Portando l’esempio di economia della tecnologia però ritengo sia doveroso precisare che il corso è stato partecipato anche in classe. Questo perchè era una classe di 20 persone e perchè dal prof. arrivavano input di interesse veri rivolti a noi “ragazzi”.
    Mi ricordo le lezioni della triennale non riuscivano a trasmettere la stessa sensazione.
    Aule stracolme, clima asfittico, professori (e molti) che si credono dei GURU e, aggiungo io, senza la percezione del ruolo che la loro figura potrebbe ricoprire.
    Il vero male delle università in questo periodo è la gestione dei numeri, allora sì i blog e tutti i nuovi strumenti di comunicazione possono aiutare a ridurre la distanza tra due mondi (prof. allievi)che dovrebbero interagire ma che spesso vivono in maniera a se stante.

  20. Filippo Bianchi dicono:

    Senza riprendere la già ampia disquisizione sulla grande capacità dello strumento-blog di dar voce ad interlocutori tradizionalmente muti (o perlomeno timidamente silenti…), mi limito ad enfatizzare la felice dimensione personalistica che tale medium è stato in grado di introdurre in un contesto (l’ambiente universitario e nella fattispecie l’interazione studente-docente) impersonale come pochi. Il che sicuramente può fornire (ha fornito, nella mia esperienza personale), la reale possibilità -travalicando il latente desiderio- di mettersi in discussione criticamente, aprendo la mente a nuovi stimoli e, perchè no, di contribuire proattivamente allo sviluppo di tematiche interessanti.

  21. Metius dicono:

    Ringrazio sm per la citazione (www.unieconomia.it).
    La nostra community funge da veicolo e mezzo per tutti gli studenti. La numerosa quantità di studenti iscritti (1su4 tra gli iscritti a economia) conferma la volontà delle persone di “accedere” a questi luoghi/piattaforme virtuali.
    I nostri moderatori dispensano in continuazione consigli agli studenti più giovani come dei veri TUTOR UNIVERSITARI. E gli studenti che non vanno a lezione chiedono informazioni agli altri come succede normalmente nella realtà!

    Noi siamo degli aggregatori e chiunque voglia presentare qualcosa di interessante alla community degli studenti può farlo tramite il forum.

    Visto l’humus creatosi attorno alla community con il prossimo anno presenteremo il nostro blog multimediale che si svilupperà anche in forma cartacea.

    Matteo Gubitta

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  23. Segnalo un ulteriore approfondimento sul tema: uno studente napoletano ha creato un progetto di “tesi 2.0” assolutamente apprezzabile, marketingarena l’ha intervistato qui

    http://ilmarkettaro.blogspot.com/2006/12/quando-web-20-diventa-tesi-di-laurea.html#links

  24. Giampaolo Toso dicono:

    Mi spiace vedere che il blog si è rallentato, se non fermato.
    Scommetto che con il Prossimo corso del Prof. Micelli, lo stesso avrà un’impennata di adesioni.
    Posso però dirvi che come Confartigianato Venezia, nello specifico con il Gruppo Giovani, stiamo organizzando un blog. L’obiettivo è di condividere i progetti del gruppo in modo tale da fruirli in qualsiasi momento.
    Questo è solo un primo passo però perchè io vorrei che si aprissero discussioni, così che anche noi funzionari delle Associazioni possiamo avere un feedback anche da quelle persone che non frequentano le strutture associative assiduamente. Ovviamente in un gruppo come il nostro è molto più facile che il blog venga frequentato.
    Non è una banalità in quanto anche se lavorano per le calli veneziane non si parlano molto tra loro.
    Vi saprò dire come andrà.

  25. Stefano dicono:

    Giampaolo, immagino tu ti riferisca ai corsi che ho citato nel post. Non disperare. I blog ripartono con i prossimi corsi e abbiamo qualche importante sorpresa. Non appena il progetto sarà ultimato, faremo un lancio in grande stile!

    Stefano

  26. Giampaolo Toso dicono:

    Infatti immaginavo, covaste qualche cosa.
    Spero però che anche noi studenti dei vecchi corsi verremo messi al corrente di codeste novità così da fornire il nostro contributo

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