Come imparano i nostri studenti

Il blog che ho attivato per dare voce agli studenti del mio corso di Economia e gestione della tecnologia ha contato circa 130 post in circa un mese e mezzo di attività didattica. Faccio due conti: in aula ho avuto poco più di una ventina di studenti: nell’arco di un mese e mezzo ogni studente, in media, ha scritto sei post, in pratica un intervento alla settimana. E’ una notizia. Chiunque abbia fatto lezione in un’aula universitaria conosce il silenzio imbarazzante che segue l’infelice richiesta “ci sono domande?”. Gli studenti, vuole il luogo comune, paglieggiano in attesa della fine della lezione in attesa di uno sprizzetto con gli amici, ciondolano in attesa di qualche notizia su qualche pre-appello. Soprattutto nessuna partecipazione in aula. Quei post sul blog del corso sembrerebbero una prova contraria.
Ho provato a verificare se i miei studenti costituiscono una clamorosa eccezione alla regola o se dietro all’exploit dei 130 post ci sia un movimento più consistente. Per questo mi sono messo alla ricerca di siti, blog e comunità gestiti e alimentati da studenti universitari con fini in qualche modo riconducibili al percorso universitario.
La mia navigazione è stata piuttosto fruttuosa: i blog studenteschi sono tantissimi, alcuni davvero interessanti.
Ne descrivo due avviati da studenti della mia università – Ca’ Foscari – che mi sembrano esemplificativi di due filosofie diverse (potenzialmente complementari). Il primo è www.unieconomia.it, la comunità degli studenti dell’ateneo. Nasce dall’iniziativa di un paio di studenti che decidono di costruire uno spazio per condividere una serie di informazioni cruciali per districarsi nella vita universitaria. Il sito – vero esempio di editoria 2.0 – aggrega contenuti di vario tipo (appunti, soluzioni di esami, avvisi) che sono aggiornati e inseriti dai diretti interessati. I forum ospitano discussioni su come prendere i libri di testo e affrontare gli esami. Le valutazioni su corsi e docenti sono condivise in tempo reale (l’indice di gradimento dei docenti si può verificare dopo la prima settimana di corso..). Il numero dei post sorprende; sorprende anche la vivacità delle discussioni.
Il secondo sito è marketingarena (http://www.ilmarkettaro.blogspot.com/), un blog avviato da una piccola redazione di studenti di marketing e di e-business. Ogni giorno viene pubblicato un post che approfondisce temi di marketing, di innovazione e, qualche volta, di costume. La redazione non si limita a riprendere articoli di giornale e lanci di agenzia: contatta aziende, società di consulenza, esperti del settore avviando con loro un dibattito che qualche volta diventa polemica, altre volte produce spunti su cui vale la pena proseguire. Gli accessi giornalieri sono circa duecento, con punte di mille se i post trovano collocazione su aggregatori di notizie come oknotizie.alice.it. Marketingarena non è unico nel suo genere. Gli esempi di blog in cui gli studenti provano a confrontarsi con una comunità professionale più ampia sono numerosi, soprattutto nell’ambito del marketing e della comunicazione (fra i tanti consiglio assolutamente disruption http://disruption.splinder.com/ sulle nuove forme della pubblicità, anche se ho ancora qualche dubbio che chi lo gestisce sia davvero uno studente).
Chi avvia e promuove iniziative di questo tipo non si limita a un servizio ad altri studenti: prova a costruire una propria reputazione e una propria visibilità nell’affollatissimo mondo del web attraverso il collegamento fra l’esperienza dei corsi universitari e le richieste (intuite) del mercato. Non so bene quanti fra questi avranno successo; di certo queste esperienze serviranno a segnalare al mercato gli studenti più brillanti e, forse, alcune diventeranno punti di riferimento per le rispettive comunità di interesse.
Una considerazione su questa prima (rapidissima) ricerca on line riguarda quella che chiamerei la rivolta dello studente munito di comprendonio. Licealizziamo la formazione universitaria, standardizziamo i corsi, vincoliamo il numero di pagine per singolo esame inseguendo un’idea di università ossequiosa delle regole di quella produzione di massa che in aula dichiariamo moribonda. Lo studente più brillante, per parte sua, si chiama fuori, scommettendo su un’esperienza dell’apprendimento diversa, più autonoma, più personalizzata, più legata all’interazione con riferimenti esterni all’accademia.
Propongo di prestare attenzione a questa avanguardia di studenti innovatori. Una rapida lettura dei blog studenteschi potrebbe risultare utile sopratutto a chi, con responsabilità di governo, si propone rimediare ai danni dell’ultima riforma. Sebbene in terra ostile, questi nostri studenti anticipano la riforma della didattica proposta negli Stati Uniti dalla National Science Foundation con l’obiettivo di convincere le migliori research university americane a coinvolgere gli studenti in attività di ricerca già a livello undergraduate. Finora blog e comunità nostrani sono stati il risultato di processi autogestiti, di imprenditorialità studentesca allo stato puro. Il successo del blog di Economia e gestione della tecnologia mi spinge a credere che sia ora di passare alla fase 2.
Stefano

Questa voce è stata pubblicata in Digital Worlds, web 2.0. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

28 Responses to Come imparano i nostri studenti

  1. Pingback: Come imparano i nostri studenti? « Economia e gestione della tecnologia

  2. Pingback: Come imparano i nostri studenti? « Economia della conoscenza 2

  3. Pingback: design conversations » Blog Archive » Bloggers from LagoStudio

  4. Pingback: First Draft » Nat-camp: il barcamp di Natale

  5. Pingback: First Draft » La scuola italiana all’esame di maturità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *