Sentimenti 2.0

Ho accettato l’invito di Marco Franzoso a partecipare alla presentazione del libro “I nuovi sentimenti”. Il libro (che consiglio) non parla della nuova classe dirigente dei quarantenni, né di identità post-fordiste; non parla nemmeno del Nord Est, argomento su cui Marco, io e alcuni altri ci siamo cimentati proprio su questo blog qualche settimana fa. Propone un rapido upgrade del nostro armamentario linguistico rispetto alle nuove emozioni del terzo millennio. Una versione 2.0 di amore, dolore, coraggio, solitudine, e altre cose ancora.
L’evento è riuscito, soprattutto per come gli autori hanno saputo proporre il senso di un progetto collettivo. Mi pare interessante commentare alcune domande del pubblico: una signora alla mia destra ha chiesto lumi su come gestire l’abbandono (il suo, era evidente); un’altra, decisamente arrabbiata, ha preso di punta Stella rimproverandogli di pensare poco al lavoro, quello delle fabbriche. Un signore dall’altra parte della sala ha chiesto spiegazioni sull’assenza del sentimento religioso. Passione per il lavoro e religione: fino a pochi anni fa i due ingredienti che riempivano la settimana del veneto medio secondo un rapporto 6/1. Una ragazza di poco più di vent’anni ha chiesto gentilmente se ne libro c’era qualcosa sui precari. Il precariato è uno stato, non un sentimento. Ma la parola precarietà evoca paura, ansia, spaesamento. Da vera precaria ha espresso la sua richiesta con gentilezza, senza particolare enfasi rivendicativa. I nostri autori hanno risposto con ironia e un certo gusto goliardico, come si addice a chi frequenta il Bo. Ho avuto la sensazione che i tanti venuti ad ascoltare cercassero risposte più immediate, più aderenti alla loro esperienza della vita quotidiana. Descrizioni del mondo dove ritrovarsi e trovare un senso per la nuova quotidianità in cui viviamo; insomma, anche loro (come me) alla ricerca di un’identità 2.0. Credo davvero che potrebbe essere l’oggetto di un seconda release del libro appena uscito.
Mi permetto una sola osservazione. Tiziano Scarpa ha letto un passo del suo capitolo, “Coraggio”. Parla del papà che si presentava ogni mattina sulle banchine del porto e che ha “creduto nel suo amore, senza farne una questione di soldi”. “Si apprezzava un carattere anche per le qualità potenziali che lasciava intravedere. Ci si innamorava di gemme e germogli, non solo di frutti.” E continua: “Chi ama a fondo perduto, oggi? Chi ama perdutamente?” Mi piace Scarpa, ma non capisco perché dovrei guardare alla generazione dei miei nonni e dei miei genitori per capire amore e passione. Tiziano è stato fortunato. Una buona metà dei genitori dei miei coetanei si è gridata dietro per anni; in molti casi si è limitata a separarsi, in altri è riuscita a rovinarsi la vita trascinando in tribunale le proprie vicende personali. In molti casi, perché quei “germogli” erano un bidone clamoroso. Oggi viviamo altre sfide e altre opportunità. Personalmente credo che viviamo un tempo terribilmente interessante, pieno di opportunità, di sfide. Guardarsi indietro, magari con una certa nostalgia, non mi pare oggi un esercizio particolarmente utile. A proposito guardo con invidia la sicurezza di Regina Lynn (una donna, per una volta) che racconta del sesso, sempre in versione 2.0, sulle pagine di Wired e in un blog assolutamente imperdibile. Mi piace di Regina Lynn la baldanza con cui si muove in territori che altri trovano incerti, con ironia, ma anche con determinazione. Forse vivere nella Silicon Valley fa sentire più sicuri nell’esplorare questi nuovi territori dell’anima. O forse dovremmo consigliare all’editore di mettere una qualche autrice in più nella lunga lista dei contributori.

Stefano

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