Servizi senza creatività?

Recentemente si è riacceso un forte dibattito, a lungo sopito, sull’economia dei servizi. IBM è un esempio emblematico dell’evoluzione in corso: si è liberata dalla vecchia produzione di PC (affidata ai Cinesi della Lenovo), si è concentrata sui servizi alle imprese, ha attivato la creazione di nuovi corsi universitari dedicati al tema quali i Services Sciences,  Management, and Engineering (SSME). Quello che mi ha colpito in questo dibattito è che si parli poco di creatività e design applicati ai servizi (ho trovato solo una presentazione di Lucy  Kimbell della Oxford Said Business School). In effetti, quando si  parla di creatività di solito si fa riferimento ai prodotti fisici,  raramente ai servizi — perfino in quei casi dove prodotto e  servizio sono “blurred” (cosa sarebbe l’iPod senza iTunes  Store ?). Due riflessioni/stimoli: 1. L’Italia esporta nel mondo alcuni prodotti (moda, casa, sport,  ecc.), ma faccio fatica a pensare a servizi italiani conosciuti nel  mondo… in altre parole, ci preoccupiamo tanto del rischio Cina per i nostri prodotti, ma paradossalmente sembra passare inosservato  il fatto che l’India sia già miglia e miglia davanti all’Italia nei servizi… 2. Molti propongono la creatività come “ricetta” per risolvere  l’attuale difficoltà del made in italy… ma a volte sembra  accanimento terapeutico. Perché non cercare di applicare la  creatività italiana ai servizi? Forse è un terreno meno battuto (come appare anche dall’iniziativa IBM), in cui c’è più spazio e naturalmente non sto pensando alle straricche aziende italiane di servizi che prosperano sul mercato interno grazie a monopoli di  fatto e (a volte) vanno all’estero solo con operazioni finanziarie,  senza esportare uno straccio di idea riconoscibile come “created in  italy” (telecom italia, enel, mediaset, ecc.). Ci sono aziende  italiane che esportano servizi “created in italy”? E’ possibile  applicare la creatività a nuove aziende medio-piccole in grado di  esportare servizi ? Per esempio, la Spagna esporta catene  alberghiere (nh, melia, ecc.), possibile che non si possa esportare  lo stile di vita italiano nell’ospitalità? E’ questo un terreno in  cui l’università può seminare? (magari con il supporto di IBM…)

Daniele

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