ICT per le PMI: la fine delle killer apps e la ricerca degli utenti assassini

Un recente post di Nicholas Carr ritorna sul tema dello utility computing per le PMI: secondo Carr, le PMI dovrebbero comprare servizi invece di beni IT, diventando pioniere rispetto alle aziende grandi nell’abbracciare hardware hosting, SaaS e altre forme di utility computing, così come all’inizio dello scorso secolo furono proprio le PMI ad allacciarsi per prime alle emergenti electric utility grids chiudendo gli impianti di generazione aziendali.

Questo post mi ha stimolato alcune riflessioni. In primo luogo, quanto sia pericoloso tradurre l’analisi di un trend, peraltro condivisibile, in una raccomandazione per scelte aziendali di insourcing vs. outsourcing. Chi come noi ha seguito negli ultimi anni l’evoluzione delle ICT nelle aziende, sia grandi sia medie-piccole, sa benissimo che il percorso verso lo utility computing non sarà lineare, bensì sarà il risultato di innumerevoli esperimenti, successi e fallimenti che si sedimenteranno l’uno sull’altro, fossilizzando scheletri di molte vittime sia sul lato della domanda, sia sul lato dell’offerta ICT. Chi vuole sopravvivere deve acquisire la consapevolezza che le ICT di ogni azienda, anche la più piccola, vanno gestite come un portafoglio di tanti componenti — i singoli componenti possono essere progressivamente standardizzati ed eventualmente esternalizzati (uno per volta, con investimenti mirati ed esplorativi della coppia cliente-fornitore), ma il portafoglio deve rimanere una leva gestionale strettamente legata alla capacità di trasformazione e innovazione dell’azienda stessa.

E qui entra in gioco una novità fondamentale, messa a fuoco dalla ricerca Tedis per Telecom Italia e apparentemente trascurata da Carr: il motore di questa trasformazione/innovazione non è nè l’offerta ICT nè il dipartimento ICT, ma un terzo soggetto: l’utente finale. Le ICT possono essere diventate irrilevanti come fonte di vantaggio competitivo, come dice il famoso libro di Carr, ma non è affatto irrilevante il potenziale di trasformazione ed innovazione degli utenti empowered dalle ICT. E questo vale soprattutto per gli utenti nelle PMI. Le killer apps comprabili dallo scaffale sono morte, ma gli utenti assassini si moltiplicano sulla banda larga: tessono reti, scambiano idee, scoprono opportunità, creano valore viaggiando nello spazio e nel tempo come prima era concesso solo ai potenti. Il mondo è piatto e le tecnologie che lo hanno appiattito sono una commodity, adesso cerchiamo di studiare cosa combinano gli utenti assassini che navigano questo piatto mondo…

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One Response to ICT per le PMI: la fine delle killer apps e la ricerca degli utenti assassini

  1. Eleonora dicono:

    Concordo pienamente con la lettura che ci propone Daniele: anche nelle grandi imprese, ma soprattutto nelle nostre PMI l’utente finale, l’utilizzatore che sperimenta e che si lancia in ibridi tra casa e lavoro può essere il vero motore del rinnovamento nell’approccio alle ICT in impresa.
    Come abbiamo visto attraverso le nostre ricerche, gli uomini IT dell’impresa sembrano avere sempre più un ruolo di baluardo rispetto alle continue offensive degli “utenti assassini”. Se da un lato questo può essere giustificato da motivi di sicurezza e di stabilità, dall’altro lato però rischiano di far perdere quel potenziale di innovazione che ha reso note le PMI italiane su altri fronti (come l’area produzione).
    Tanto più le imprese danno risalto a professioni creative o puntano sui knowledge worker di drukeriana memoria per ripensare la propria competitività rispetto al “pericolo cinese”, tanto più devono riconoscere e aprire le porte all’intelligenza e alla spinta che questi utenti possono innescare dentro il fortino IT….

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