Creative Revolution

Giovedì sera l’appuntamento era per le 20.00 a san Giorgio in Bosco, campagna padovana. La Lago, azienda mobiliera, organizza una festa presso il lago studio, un cascinale ristrutturato e dedicato a reparto creativo. L’occasione è presentare i progetti che sono stati preparati dagli studenti di scuole di design che di mese in mese sono ospitati nello studio.
Parto un po’ perplesso: è giovedì sera, piove, devo prendere la macchina e trovare il lago studio senza l’aiuto di uno straccio di navigatore satellitare, strumento indispensabile per orientarsi nel reticolo confuso che è il sistema viario veneto. Mi faccio coraggio e mi infilo nella fidata opel corsa del car sharing. Sono in autostrada, chiamo Diego responsabile della comunicazione di Lago e organizzatore della festa. “Come ci arrivo?” faccio io. “E’ facile”, mi dice, “esci dall’autostrada, vai sempre dritto, passi dei semafori e poi appena vedi la chiesa giri destra, dopo di che ci sono una serie di bivi, ma ti devi tenere sulla strada principale e ci trovi”. Mah, ho già capito che mi perderò e che dovrò chiedere a qualche vecchietto con il cappello che si ostina ad usare la bicicletta nonostante i TIR passino incessantemente sulla provinciale. “Ok, Diego, ho capito. Ci vediamo tra poco”, faccio per tagliare corto e già inizio a perdere anche quella piccola convinzione che mi ha spinto ad affrontare il viaggio. Continua a piovere, i vecchietti sono tutti dentro il bar del paese con il bicchiere di rosso in mano, imbocco un paio di bivi sbagliati, mi perdo, torno indietro e ricomincio. Alla fine “sento” il lago studio: dalla macchina mi arrivano i suoni della musica ad alto volume e vedo dei bagliori di luci nel mezzo della quasi addormentata bassa padovana. Ci sono. Macchine parcheggiate ovunque, dentro i fossi, davanti ai cancelli dei vicini, per la strada su entrambi i lati. Bene, c’è gente e già sento un po’ di energia circolare nelle vene. Entro, c’è Eleonora ad aspettarmi, per fortuna, con due bicchieri di prosecco, uno per lei ed uno per me. Mi rilasso e cerco di farmi contagiare dal clima della festa. Mi guardo intorno. Non è il solito party. La musica c’è ma non è altissima, crea una bella atmosfera e ti consente di parlare e farti capire senza sgolarti. I volti sono allegri e divertiti, ma non sono stravolti. Ok, mi butto. Incontro Diego e Daniele (Lago) due strette di mano al volo, sono ovviamente impegnatissimi ad intrattenere gli ospiti. Capisco, avremo modo di palare più tardi. Vado avanti, vedo molte facce conosciute: grafici, designer, fotografi, giornalisti. Incrocio i Joevelluto, un gruppo di giovani designer italiani emergenti e mi fermo. Entriamo in argomento: ovviamente design. Mi raccontano gli ultimi loro progetti (gustosi). Sono bravi e si vede. Una cosa mi colpisce tra le altre. “Marco” – mi dicono – “ti ricordi quando ci sei venuto a trovare nel nostro studio con i trevisodesigners? Ci siamo divertiti, abbiamo discusso molto. Lo sai che adesso ci hanno invitato a partecipare ad un seminario sul tema della creatività e del design? Noi presenteremo le nostre idee nello studio di Aldo Cibic a Vicenza assieme ad altri designer e creativi tra cui i Turners , la community torinese del design”. La cosa mi interessa e domando ulteriori dettagli. “E’ un ciclo di seminari”, mi spiegano i joevelluto, “che si tiene per il tutto il veneto, ognuno in una location diversa: un teatro, una fabbrica, un negozio, uno studio di designer. Si chiama Creative Revolution e di volta in volta sono invitati a parlare creativi del veneto ma anche milanesi e torinesi. L’idea è quella di dare visibilità alle competenze creative presenti in regione”. Il discorso mi è molto famigliare e mi piace. Azzardo:” Ma chi ha organizzato l’iniziativa?”. I joevelluto: “Cristiano, è un curatore che viene dall’arte contemporanea. Ha la nostra età (30 anni) e ha molte idee ….dai che te lo presento, è anche lui alla festa”. Detto fatto. Ci presentiamo e andiamo subito al punto. Mi racconta la filosofia alla base del progetto. ” In Veneto ci sono molte energie creative, che però stentano ad essere visibili a fare rete. La mia idea è stata quella di cercare di gettare le basi per la costruzione di un distretto creativo veneto. Dobbiamo uscire dall’ottica comunale e provinciale, riusciremo a competere con milano e torino solo come regione non come territorio frazionato”. Troviamo un’intesa quasi naturale. Gli racconto delle ricerche che abbiamo fatto sulla creatività ed il design e del libro che abbiamo pubblicato. “Quello rosso con la sedia in copertina”, mi anticipa lui. “Sì”, rispondo io tra l’incredulo e lo stupito. “Sono contento di incontrarti, ho preso molti spunti dal vostro testo …” continua lui. Sarà una captatio benevelontiae penso tra me. Cristiano prosegue e mi spiega come il ciclo di seminari Creative Revolutions si inserisca all’interno di un progetto più ampio: Verso il Terzo Veneto sviluppato in collaborazione con la Regione Veneto. L’obiettivo è costruire un futuro post-industriale, post-capannone, post-areaindustrialesenzafine. Non intervenendo nella struttura hardware del territorio (terze corsie, varianti, passanti, metropolitane), ma nel software, nel mondo in cui pensiamo e guardiamo il veneto. Costruire un nuovo veneto immaginandolo attraverso una percezione rinnovata. “Per la biennale archietettura di quest’anno” prosegue Cristiano “ho chiesto a 10 studenti di scattare 1000 fotografie del veneto moderno. Non mi interessava lo sguardo artistico, ma il modo in cui gli studenti hanno deciso di intepretare il paesaggio veneto, quali porzioni e aspetti gli hanno colpiti maggiormente. Le fotografie sono state selezionate e quelle scelte sono state impresse in una carta da parati che arreda il padiglione veneto alla biennale”. Continuiamo a parlare. Ad un certo punto gli dico: “Cristiano, credo che dobbiamo lavorare assieme su questa idea della creatività e del design come la ricerca e sviluppo per le nostre piccole e medie imprese”. “Sono d’accordo”, mi risponde e continua:”Ho capito che questa era la strada giusta quando ho organizzato fuoribiennale. Un‘artista ha progettato un’istallazione che prevedeva l’applicazione di specchi alle porte e alle finestre della palazzina del CNR in riva degli schiavoni. Ho cercato un produttore di vetri industriali e gli ho chiesto se poteva realizzare l’opera. Il produttore mi dice: è difficile, cristiano, realizzare specchi tagliati a filo che siano resistenti come chiedi … non so …Torna da me dopo una settimana e mi dice che ha risolto il problema, ha inventato un angolo in gomma trasparente in grado di reggere centinaia di chili. Il risultato è che ha brevettato la soluzione e da allora la vende in tutto il mondo”. Andiamo ancora avanti per un po’ a chiacchierare. Ormai si è fatto tardi sono quasi le due. Ci salutiamo e ci scambiamo i biglietti da visita. Prendo l’opel corsa, sono stanco ma contento. La festa ha dato risultati superiori alle aspettative. Ho visto segnali incoraggianti. E soprattutto ho capito che forse siamo all’inizio della costruzione di un nuovo distretto. Quello della creatività.

Marco

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