Il manifesto

Dieci anni fa, un gruppo di lavoro come il nostro avrebbe sognato di lanciare una rivista. Sui temi della competitività e dell’innovazione continuiamo a raccogliere dati, a studiare casi aziendali, a discutere di politica industriale: con il crescere delle ricerche cresce anche il desiderio di un confronto più serrato sui risultati del nostro lavoro, anche su spunti e intuizioni che non potremo sviluppare in forma compiuta. Abbiamo pensato a un blog. Non tanto perché abbiamo bisogno di particolare visibilità: le riviste e gli articoli continuano a essere strumenti chiave per la diffusione del sapere scientifico e altri spazi in rete hanno sicuramente più visibilità del nostro sito.
Ci interessa creare un spazio in grado di sostenere idee che – speriamo – avranno modo di affinarsi e diventare proposte compiute. I luoghi della ricerca in Italia soffrono per diversi motivi: uno di questi è certamente quello di non sapere sostenere la gestazione di buone intuizioni che potrebbero diventare proposte scientifiche e indicazioni per politiche innovative. In parte manca la scala, troppo piccola per competere con i grandi centri internazionali di produzione del sapere; è anche un problema di cultura organizzativa, soprattutto nelle nostre amministrazioni pubbliche. Vogliamo fare qualcosa in più, per costruire un dialogo più continuo, e anche più vivace, fra noi e chi segue il nostro lavoro. Il progetto è aperto: offre a chi non fa ricerca di mestiere la possibilità di testare ipotesi di lavoro di cui è convinto. E vuole coinvolgere non addetti ai lavori in un percorso di verifica delle idee altrimenti complicato. Abbiamo lavorato così negli ultimi dieci anni. Ci piacerebbe allargare il nostro raggio d’azione.
Quanto ai contenuti, non abbiamo una agenda definitiva. Per ora possiamo dichiarare i pochi criteri cui vogliamo attenerci per far crescere questo spazio di discussione.

1. L’innovazione è dappertutto.
Nel nostro paese si ha sempre la sensazione che l’innovazione riguardi strani signori con camice bianco impegnati in oscuri laboratori. Questa caricatura non viene minimamente scalfita dai continui appelli del mondo accademico per un rilancio della ricerca nel nostro paese (tanto c’è sempre qualcun altro che se ne dovrà occupare). E’ arrivato il momento di porre il problema in modo diverso. L’innovazione riguarda tutti, e tutti ne sono protagonisti.

2. Combattiamo la noia.
Il tema dell’innovazione vive di figure narrative che nel nostro paese sono fisse più o meno quanto i personaggi della commedia dell’arte. Si oscilla paurosamente tra l’agiografia (per chi ha successo) e la reprimenda morale (per chi fallisce). Non solo questi resoconti sono ad anni luce dalla verità, ma sono soprattutto noiosissimi. Guardare da vicino le cose rischia di renderle molto più interessanti.

3. Documentare quello che sentiamo.
Questo blog non è uno spazio di presentazione per ricerche scientifiche (per questo ci sono siti istituzionali più adatti di questo). Anche il commento, però, merita un riferimento bibliografico, una statistica istituzionale, un link a un’intervista. Vogliamo disciplinare le nostre intuizioni per offrire a chi legge la sicurezza di una riflessione pesata.

4. La nostra vita è interessante.
L’introspezione non è un buon metodo di campionamento statistico. Eppure Steve Jobs ha riorganizzato l’Inbox del programma di posta Mail a partire dalle proprie manie e dai propri trucchetti (e secondo me ha fatto benissimo). In un blog è legittimo proporre la propria esperienza di vita per riflettere su quanto accade attorno a noi. (NB. Confidiamo che l’impegno a scrivere sul blog ci convinca a rendere le nostre routine un po’ più vivaci..).

5. Lo stile conta.
Wired deve il suo successo all’intelligenza dei suoi giornalisti, a una grafica geniale e a uno stile ancora imbattibile. Non si può raccontare e discutere l’innovazione senza essere innovativi. Alrimenti facevamo un house organ.. (Lo so, il paragone con Wired è presuntuosissimo, ma ognuno ha i suoi poster appesi nella cameretta).

6. Vicino e lontano
Il Veneto e l’Italia sono il mondo in cui viviamo. Lo vogliamo raccontare perché questo mondo è la nostra vita (vedi punto 4; la nostra vita è interessante). Ci interessa raccontarlo immaginando che quello che impariamo qui potrebbe essere interessante anche a chi vive altrove. Ipotesi più “riflessive” tendono quasi sempre a confliggere con il punto 2 (Combattere la noia).

7. Fast forward
Questo blog non vuole presentare lavori strutturati. Guarda avanti. Anzi: qui vengono proposte quelle idee che potrebbero diventare più avanti una linea di ricerca di tipo strutturato. E’ un laboratorio di sperimentazione dove chi scrive conta sull’aiuto di chi legge. Proviamo ad accelerare.

8. I barbari siamo noi
Baricco ha proposto un’immagine dei nuovi barbari: pensiero orizzontale, gusto che si standardizza, velocità/superficialità (in senso stretto). C’è del vero a immaginare una generazione che cresce nel culto della Google-verità come barbarie. In questo mondo molti di noi hanno creduto tenacemente in anni non sospetti. Ora ne vediamo le tante complicazioni. Non per questo ci tiriamo indietro.

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